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Oggi pubblichiamo il primo (speriamo di una lunga serie) di interventi del nostro nuovo collaboratore StrongAle, per la verità non proprio un novizio, su questo blog (vedi Travagli di fine aprile). Buona lettura!


Io non andavo molto bene a scuola.

Quando frequentavo le superiori paragonato ai miei compagni di classe ero decisamente “scarso”. Frequentavo un liceo classico che rispecchiava e rispecchia tutt’ora gli ideali di scuola severa ed elitaria della riforma fascista Gentile.

Le ingiustizie del corpo insegnanti e l’assurdo metodo d’insegnamento basato sul terrorismo mi pesavano ed avevo voglia di gridare, di protestare: “non è così che si insegna!”. Ma a nessuno importava.

Io ero per l’autogestione, per la riscossa, loro pensavano solo ad imparare a memoria nozioni come ebeti. Per paura. Come biasimarli? La promozione era decisione della “Casta”.

Sembrano passati secoli, ma non è così. Ho fatto la maturità lo scorso anno.

Attualmente il ministro Gelmini toglie soldi all’istruzione, settore che necessita di un alto grado di innovazione materiale e culturale e non di un imbarbarimento e di una regressione sempre più evidenti.

La mia scuola ne è stata un esempio, ho provato sulla mia pelle che c’è bisogno di rinnovamento, di professori giovani e dinamici che non siano esasperati precari, e soprattutto ho capito che chi ci rimette infine sono gli studenti, i giovani, la vostra futura Italia.

Queste righe sono ispirate alla canzone “Kappler” degli Offlaga Disco Pax.

Io ogni mattina arrivavo prestissimo.

In cielo ancora si vedevano le stelle ed il freddo del mattino mi faceva tremare.

Non mangiavo quasi mai, l’agitazione per le interrogazioni mi rendeva taciturno e sempre di cattivo umore; mi veniva da vomitare.

Stavo lì, impalato davanti alla scuola, due parole con i compagni in attesa dell’allarme.

Con il fucile imbracciato salivo le scale ed entravo in classe.

Non c’era tempo nemmeno per guardarsi in giro: correvo subito al mio posto nelle retrovie, mi riparavo nella terza trincea più indietro. Pronto indossavo l’elmetto, posizionavo la baionetta, impilavo bene i libri per alzare la barriera; ma ecco subito il tremendo suono, era iniziata.

Bisognava rigare dritto, “la Casta” non faceva sconti. Mitragliatrici, granate, razzi arrivavano sotto forma di domande affilate e letali per i nostri voti.

Le nostre uniche armi erano un elmetto, la baionetta ed una pila di libri, come avremmo potuto sopravvivere? Allora si creavano alleanze, suggerimenti, bigliettini.

Malattie come arrivismo, opportunismo e competizione dilagavano fra i banchi, molti cadevano in preda al terrore, altri urlavano impazziti.

Io guardavo distaccato e tacevo.

Ho visto amici andarsene prima del tempo o ritirarsi stremati dalla lotta quotidiana nella guerra dell’insegnamento, lì nella mia vecchia scuola.

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Diciamocelo: in Italia della scuola non frega niente a nessuno. Sono decenni che si fanno riforme, ed ognuna di esse (fatta da governi di centro, sinistra, destra) ha peggiorato di un pochino la situazione. Questo perchè non si è mai pensato a fare gli interessi di chi della scuola ha davvero bisogno, di chi deve essere formato, di chi deve crescerci, passandoci gli anni più importanti della sua vita: gli studenti. Si dice sempre che i giovani sono il futuro, che bisogna puntare su di loro. Ma il tutto resta confinato alle parole e ai proclami, senza che a questi seguano provvedimenti concreti.

Sta per iniziare il nuovo anno scolastico e, personalmente, non posso che essere contento di non dover più avere a che fare con il mondo della scuola. Leggo le notizie sui nuovi indirizzi, su tutti i cambiamenti riguardo le ore, sulle migliaia di insegnanti licenziati e non capisco. Cosa ha a che fare tutto questo con la qualità dell’insegnamento e la formazione degli studenti? Niente, penso.

L’ultima riforma, quella Gelmini, ha prodotto solo tagli. Tagli orizzontali, indiscriminati. Intendiamoci, nella scuola come nell’università gli sprechi sono ingenti, le risorse, in un momento di crisi, vanno razionalizzate e distribuite in modo ragionato, non c’è dubbio. Il problema è che questi tagli non vanno in questa direzione. Semplicemente, il governo ha bisogno di recuperare da qualche parte dei soldi e li toglie alla scuola. Mentre in molti paesi, per superare la crisi, si investe in scuola, università e ricerca, qui si taglia alla grande proprio in questi settori. Siamo diciottesimi in Europa per investimenti nel settore scolastico, dietro a tutte le grandi democrazie del Vecchio Continente.

I precari licenziati protestano, fanno sciopero della fame e piantano tende davanti a Montecitorio. La Gelmini parla lì vicino, ma non si degna di incontrarli, perchè “sono politicizzati, sono iscritti ad IdV”. Eccola qui la cara, vecchia scusa. Chi non osanna ciò che fa il governo, chi critica o semplicemente fa il suo dovere è politicizzato. Magistrati, insegnanti, operai, studenti. Tutti, indistintamente. Non è nemmeno pensabile, nella logica del ministro Gelmini e in generale del suo partito, che ci siano persone che semplicemente desiderano una scuola pubblica sana e funzionante, di qualità. E siccome questa riforma non porta ad una scuola di questo tipo, protestano.

I precari che manifestano non capiscono come il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni per gli organici possa rendere migliore l’istruzione. E siamo sicuri che i 42 mila docenti tagliati nel 2009 e i 132 mila che perderanno il posto in tre anni miglioreranno la qualità dell’insegnamento? Sono numeri che preoccupano. Anche perché i posti in realtà ci sono, quindi i precari potrebbero essere assorbiti. Ma costa meno affidare a loro questi posti liberi, anziché a personale stabilizzato. Chi ne paga le conseguenze, come sempre, sono gli studenti, che non avranno quindi un minimo di stabilità su cui contare.

Ma ci sono anche buone notizie. Prima di tutto, tutte le materie hanno subito tagli al monte ore: latino, greco, perfino italiano. Ma l’Insegnamento Religione Cattolica no. E non solo le sue ore sono rimaste le stesse, ma i suoi insegnanti sono addirittura aumentati (ora sono 26 mila). Docenti che vengono nominati dalla Chiesa e pagati dallo Stato, con le nostre tasse. Cosa vogliamo di più?

In secondo luogo, Gelmini ha affermato che “nella Fininziaria 2011 i soldi per le scuole paritarie non si toccano”. Le scuole private quindi continueranno a beneficiare dei fondi previsti, mentre la scuola pubblica boccheggia e fatica a rimanere a galla (se non è già affondata). Sono notizie che scaldano il cuore e rasserenano gli animi.

Il Ministro dell’Istruzione è orgoglioso di quella che ha definito una “riforma epocale”. Secondo lei, quindi, la scuola pubblica è finalmente ordinata e funzionante. Sarei curioso di sapere dove manderà a scuola i suoi figli. Così, a intuito, direi in una scuola privata.