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Ecco un esempio di come il Presidente del Consiglio viene visto all’estero. E poi ci parlano dell’autorevolezza dell’Italia agli occhi del mondo. Riportiamo qui sotto l’articolo tratto da ilfattoquotidiano.it che riassume i contenuti del pezzo del Guardian. Appena sarà disponibile la versione integrale tradotta, verrà postata.

 

di Deborah Ameri

“Come può quest’uomo essere ancora al potere?”. A tutta pagina c’è una foto di Silvio Berlusconi, composto e serissimo. La cover story dell’inserto quotidiano del Guardian, G2, picchia duro sul presidente del consiglio italiano, i suoi scandali, le sue gaffe, la sua incapacità di mettere il bene del Paese al primo posto. Nello stesso giorno anche il settimanale americanoNewsweek dedica la copertina al nostro premier e titola: “Berlusconi e il problema ragazze”. All’interno un reportage che viene riassunto così: “La sua cultura dell’harem sta minando l’economia italiana e il suo governo”.

Due stoccate in pieno petto. Che vanno ad aggiungersi al coro unanime della stampa internazionale. Ma il Guardian stavolta ci va pesante. Seguendo le orme dell’ormai celebre copertina dell’Economist del 2001 dove B. era definito “unfit to lead”, inadatto a governare. Quasi dieci anni dopo il concetto è lo stesso. L’autore del reportage, Tobias Jones, è una vecchia conoscenza del premier. Quando si era permesso di criticare il berlusconismo nel libro Il cuore oscuro dell’Italia, uno dei magazine di casa Mondadori lo aveva screditato con un ampio pezzo definendolo il “Pinocchio inglese”. Ma il Pinocchio non ha mollato la presa.

Per i lettori del Guardian riassume tutti i recenti scandali che hanno visto B. protagonista: dal caso Mills al presunto coinvolgimento con la mafia, da Noemi Letizia al bunga bunga fino ai festini a base di droga. “Che altro potrà fare Berlusconi per essere cacciato? – si domanda Jones – Nella maggior parte dei Paesi solo uno di questi numerosi scandali sarebbe stato sufficiente a ucciderlo politicamente”. “Adesso il problema non è più politico o giudiziario, ma psichiatrico”, avrebbe commentato un membro dell’opposizione che vuole rimanere anonimo. Secondo il giornalista inglese il problema è che molti italiani invidiano e ammirano il premier per il suo successo con le donne, “sempre che si possa parlare di successo quando paghi 10.000 euro per un amplesso”, commenta.

Ma per lo scrittore l’atteggiamento sta finalmente cambiando: “Gli italiani sono molto meno puritani di noi quando si parla di sesso, ma sanno riconoscere l’ipocrisia – osserva – Per esempio recentemente il governo ha annunciato che la prostituzione sulle strade diventerà illegale. E’ come se un preside alcolizzato dicesse ai suoi alunni che non possono bere Coca Cola”. La descrizione poco lusinghiera del premier continua: “Gli italiani ammirano lo stile, ma il primo ministro viene ormai percepito come un pomicione, un malfermo e vecchio bigotto “, critica Jones. “Durante una visita all’Aquila, dopo il terremoto, ha chiesto a un assessore: ‘Posso palpare un po’ la signora?’ Questo spiega come lui davvero creda al droit de seigneur, un rito medievale secondo il quale il signore doveva avere il primo assaggio delle vergini del suo regno”. E mentre l’Italia è in rovine (vedi Pompei), continua il Guardian, l’unica cosa cui pensa B. sono le donne. “Ha trasformato il suo Paese in una barzelletta”, è il commento lapidario. Purtroppo condiviso un po’ da tutta la stampa britannica, sia di destra che di sinistra.

Ma Jones riserva qualche strale anche per l’opposizione “notoriamente divisa e debole”. Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli Fassino, Veltroni, Bersani: non sono riusciti a liberarsi di B. “Mi dispiace dirlo, ma la sinistra è abbastanza patetica”, è il verdetto finale. Povera Italia, dunque. Per ilGuardian ci sono solo due vie per strappare a B. la poltrona: “La sua morte o una programmatica deberlusconizzazione che faccia tornare il Paese alla realtà dopo 20 anni di lavaggio del cervello. La prima, credo, è più probabile della seconda”.


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Oggi pubblichiamo il contributo di Coventry Quinn, tifoso del Milan di vecchia data e amante del calcio, inteso come gioco e passione, non come macchina per fare soldi. Questo è l’elogio di un milanista alla vittoria dell’Inter di Mourinho.


CALCIO : FORMAZIONI E MUSICA

di Coventry Quinn

Grazie alla vittoria dell’Inter in Champions League, in questi giorni sono ritornati sui giornali i ricordi della grande Inter degli anni sessanta.

Ero bambino quando recitavamo a memoria quella formazione: 1964, 1965 (Sarti, Burgnich, Facchetti ….).

In quegli anni, e per tutti gli anni ottanta, esisteva nelle squadre di calcio la cosiddetta formazione tipo: 11 giocatori, con relativi numeri, da 1 a 11, dal portiere all’ala sinistra.

Noi ragazzini (credo anche gli adulti), recitavamo le formazioni quasi senza pensare, come fosse una musica.

Per me, la passione era nata un paio di anni prima, con il Milan di Rivera e Altafini. Ricordi? Wembley 1963, prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra italiana, dopo il dominio di Real Madrid (Di Stefano, Puskas, Gento) e Benfica.

Il Milan era chiamato a confrontarsi con i vincitori delle due ultime edizioni: contro il Benfica di Eusebio, si vinse con due gol di Altafini.

Prima di Sarti, Burgnich, Facchetti, per me ci furono Ghezzi, David, Trebbi (pausa nell’incedere della voce); Benitez, Maldini, Trapattoni (altra pausa); Mora, Sani, Altafini (mezza pausa); Rivera, Pivatelli. Ricordo la mossa di Rocco, che sostituì l’ala sinistra titolare, Barison, con Pivatelli.

Altri tempi: le squadre entravano in campo con i numeri da 1 a 11, e questi entravano nella memoria, nei cuori, nei ricordi dei tifosi. Le formazioni erano lette con una particolare inflessione della voce, dei toni, con le giuste pause, per rimarcare i ruoli: portiere, terzino destro e terzino sinistro (pausa); mediano destro, centromediano e mediano sinistro (pausa); ala destra, mezzala destra e centravanti (pausa). Gran finale con il classico numero dieci e con l’ala sinistra.

Dunque: Sarti, Burgnich, Facchetti (pausa); Bedin, Guarneri, Picchi (pausa); Jair, Mazzola, Peirò (pausa); Suarez, Corso.

Quell’Inter aveva in quell’anno perduto uno scudetto a favore del Bologna (1964), ultimo di quella città, vinto da una grande squadra. Musica anche in questo caso: lo spartito terminava con: Perani, Bulgarelli, Nielsen (pausa); Haller, Pascutti.

V’era qualcosa in più, che si faceva ricordare, che oggi manca. Oggi si vede il portiere con il numero 30 e il centravanti con il numero 16; la mezzala con il numero 88 e i difensori centrali con i numeri 45 e 19….. Una volta no: ruoli chiari, formazione chiara, da 1 a 11 (e se un giocatore si infortunava, finiva la partita all’ala sinistra, quasi fermo, chissà perchè). In quegli anni, tutti gli appassionati di calcio conoscevano la formazione del Brasile due volte campione del mondo: Gilmar, Dialma Santos, Nilton Santos (pausa); Zito, Bellini, Orlando (Zito, Mauro, Zozimo, nel mondiale precedente, in Svezia 1958, ancora oggi lo ricordo, quasi automaticamente); e poi il gran finale: Garrincha, Didì, Vavà (pausa); Pelè, Zagalo. Non sembra una canzone?

E quando nel 1966 l’Inghilterra vinse in casa il suo mondiale, chi non ricorda il reparto avanzato che battè la Germania? Ball, Hunt, Bobby Charlton (proprio così, con nome e cognome), Hurst, Peters. Ti ricordi, vecchio tifoso? Non la recitavi così anche tu? Ripeti: Banks, Cohen, Wilson (pausa); Stiles, Jackie Charlton, Moore (pausa); Ball, Hunt, Bobby Charlton (pausa), Hurst, Peters.

E tu, che hai visto qualche anno dopo il Cagliari vincere il suo scudetto, non hai mai sentito il telecronista finire la formazione, semplicemente, ovviamente, come fosse naturale: Domenghini, Nenè, Gori (pausa); Greatti, Riva?

Per non dire dell’Italia 1982. Bandiere sventolanti e bagni nelle fontane per: Zoff, Gentile, Cabrini (pausa); Oriali, Collovati, Scirea (pausa); Conti, Tardelli, Rossi (pausa); Antognoni, Graziani.

E la Juventus dominatrice degli anni settanta? Non occorre essere suoi tifosi per ricordare: Causio, Tardelli, Boninsegna (pausa), Benetti, Bettega O qualche anno dopo: … Tardelli, Rossi, Platini, Boniek.

Per me, milanista, è stata musica sentire e vedere, nel 1968/69, dall’1 all’11: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger (pausa); Rosato, Malatrasi, Trapattoni (pausa); Hamrin, Lodetti, Sormani (pausa); Rivera, Prati. E qualche anno dopo, gioire per Galli, Tassotti, Maldini (pausa); Ancelotti, Costacurta, Baresi (pausa); Donadoni, Rijkard, Van Basten (pausa), Gullit, Evani.

L’augurio – data la grande vittoria dell’Inter di Mourinho – è che si ricordi, recitandola a memoria, anche tra qualche anno, questa ottima formazione: dopo Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso recitare Julio Cesar, Maicon, Chivu (pausa); Zanetti, Samuel, Lucio (pausa); Pandev, Cambiasso, Milito (pausa); Sneijder (numero 10!), Eto’o (ripeti, tifoso: Pandev, Cambiasso, Milito (pausa); Sneijder, Eto’o).