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Intanto arrivano i barconi carichi di rifugiati. Il mare è disseminato dei corpi di quelli che non ce l’hanno fatta ad arrivare fino a noi. La Somalia muore. E noi siamo indifferenti. Guardiamo le immagini mentre mangiamo, ci scandalizziamo per due minuti e ricominciamo a mangiare. Ci dimentichiamo quello che abbiamo visto in un secondo. Miracoli dei nuovi media.”

Leggendo questo paragrafo dell’ultimo post di Aristofane, subito ho pensato a questo breve monologo di Ascanio Celestini (tratto da Parole Sante, monologo del 2007), che parla, mediante la metafora dell’uomo che vede un rubinetto che perde, dell’indolenza italiana, dell’indifferenza a cui nessuno sembra potersi sottrarre. Mi ha colpito il modo chiaro in cui Celestini descrive come si “affrontano” i problemi nel nostro Paese: girandoci intorno, e decidendo mai nulla.

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Si rincorrono sui giornali e i telegiornali le notizie del disastro economico e finanziario dell’Europa e degli Stati Uniti. Si parla di spread, downgrading, agenzie di rating, titoli che perdono e mercato impazzito. Termini che per la maggior parte delle persone non vogliono dire nulla, perchè sconosciuti. E nessuno che spieghi, in tv per esempio, cosa accade. Viviamo nell’ignoranza. Sappiamo e comprendiamo (poco) solo quelle piccole gocce di notizie che ci arrivano dal rubinetto chiuso dell’informazione agostana italiana. Il resto è buio. Qualcuno mi spiega perchè l’informazione deve andare in vacanza a giugno e tornare a settembre, come la scuola? Miracoli di Raiset.

Londra brucia. E non è il titolo della canzone dei Negramaro, brucia davvero. Il Big Beng è illuminato da riverberi rossi, le fiamme divorano auto, negozi, strade. Guerra civile, affrontata da Cameron con il cosiddetto pugno di ferro, che dovrebbe essere rigore e legalità, ma in realtà vuol dire mano pesante e già alcuni morti. Tra i riots ci sono delinquenti comuni che approfittano del caos per fare razzia di qualunque cosa e depredare i negozi? Certo. Si può ridurre tutto a questi dementi criminali? No. La rivolta londinese è figlia della crisi che stritola i più poveri, delle misure del governo britannico che, per certi versi simili a quelle del governo nostrano, tagliano welfare, gli aiuti a chi ne ha bisogno. E i ricchi ingrassano, mentre chi ha poco avrà ancora di meno. E allora, la rivolta. Nel Maghreb è stato per il pane. E’ così anche qui. Quale sarà il prossimo Paese contagiato dal vento di rivolta?

Forse l’Italia (anche se le speranze sono scarse), dove si fanno tavoli e incontri e discussioni e riunioni straordinarie e non si arriva a nulla. Alla fine, cosa esce da queste chiacchierate tra “governo” e “parti sociali”? Nulla. Mai nulla. Un nulla che divora tutto. Discutono, parlano, cercano punti d’incontro, analizzano la situazione. E non fanno mai nulla. E le cose peggiorano.

Intanto arrivano i barconi carichi di rifugiati. Il mare è disseminato dei corpi di quelli che non ce l’hanno fatta ad arrivare fino a noi. La Somalia muore. E noi siamo indifferenti. Guardiamo le immagini mentre mangiamo, ci scandalizziamo per due minuti e ricominciamo a mangiare. Ci dimentichiamo quello che abbiamo visto in un secondo. Miracoli dei nuovi media.

Non so quale sarà il mio (il nostro) posto nel mondo. Ma di sicuro questo mondo sta impazzendo. Bisogna fermarsi un attimo, guardarsi intorno e ripartire. Con un cervello nuovo, con idee nuove. Prima che sia troppo tardi.