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Ho trovato per caso questo articoletto (La Gelmini e le facoltà “inutili”: una studentessa fa causa al ministero) su inviatospeciale a firma di Davide Falcioni, e trovo che abbia un interessante contenuto da leggere.

Simona Melani, venticinquenne laureata in Scienze della Comunicazione, scrive una lettera al Ministero dell’Istruzione per chiedere un risarcimento. Come mai? La causa sta nelle esternazioni della titolare del Ministero, Mariastella Gelmini, una serie di pensieri esposti a Ballarò, con i quali ha sminuito il valore di molti corsi di laurea, definiti “inutili”, in quanto “il ministero ritiene che piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle Comunicazioni o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro“.

Lascio a voi leggere questa lettera, ma prima di questa trovate anche il video della ministra al sopracitato programma. Inoltre vi ricordo un CollageUniversità: Gelmini taglia cose utili, che abbiamo pubblicato il 9 dicembre 2010, a proposito delle prime notizie relative ai “corsi di laurea inutili”, o almeno definiti tali: si accostavano Scienze dell’allevamento e del benessere del cane e del gatto a Scienza e tecnologia del Packaging e a Scienze della mediazione linguistica per traduttori dialoghisti cinetelevisivi. Due di questi erano definiti invece dall’articolista (Rita Guma) come utili, e chissà quali dei tre…

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“Gent.ma Ministro Gelmini,
ho 25 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e mi sto specializzando in pubblicità.

Molte volte mi sono sentita dire, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, che il mio era un corso di laurea “facile” e che un mio trenta in Sociologia o non valeva neanche la metà di un 25 preso da uno studente di giurisprudenza in diritto penale o di un 18 in Anatomia.

Ho risposto sempre con il sorriso sulle labbra a chi dubitava dell’utilità dei miei studi: ho risposto lavorando di giorno e studiando di notte, ho risposto trovando sempre degli ottimi lavori, senza raccomandazione e nei quali ho messo a frutto i miei studi.

Dall’aria che tira, mi pare di capire che su un’eventuale Arca di Noè, non ci sarebbe spazio per noi poveri professionisti della comunicazione. Non per me, né per i creativi, né per gli stagisti che a centinaia lavorano nelle aziende dell’impero mediatico del Presidente del Consiglio. Noi non serviamo, le nostre lauree non servono.

Sono inutili anche tutti quei comunicatori, esperti di immagine creativi e chi più ne ha più ne metta che in questi anni non solo hanno permesso l’aumento esponenziale del fatturato delle aziende del Presidente del Consiglio, ma che lo hanno anche supportato nella sua discesa in campo e che studiano le sue mosse e quelle del suo partito.

Le sue parole a Ballarò, poche e passate forse in sordina ai più, “abolire le lauree inutili in Scienze della Comunicazione” sono state come un colpo di pistola. Se lo dice il ministro, mi sono detta, sarà vero. Io mi fido delle istituzioni, sa?

E allora come mai permettete il proliferare di università private che chiedono 30.000 euro per un master in comunicazione? O è truffa o è circonvenzione d’incapace. In entrambi i casi, un reato.

Ho frequentato l’università pubblica, il mio corso di laurea è stato autorizzato dal ministero da lei presieduto. Quindi io sono stata truffata dallo Stato. E pretendo un risarcimento.

Ho fatto un breve calcolo: 5 anni di tasse, di affitto – sono una fuorisede – di libri, di abbonamento ai trasporti, bollette e spese varie fanno circa 10.000 euro. Se a questo ci aggiungiamo il danno biologico – studiando la notte e lavorando di giorno, il mio fisico ne ha risentito – e i danni morali e materiali arriviamo a 20 mila euro. Che ho intenzione di chiedere all’Università di Palermo e al Ministero dell’Istruzione. Io in cambio chiedo l’annullamento della mia laurea e mi impegno a reinvestire i soldi del risarcimento in una bella laurea in giurisprudenza. E in un biglietto A/R per Reggio Calabria. Sa com’è… per l’abilitazione.

Sono certa che, nell’eventuale causa, Lei mi fornirà tutto il supporto e l’appoggio possibili.

Cordialmente,
Simona Melani”.

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Pubblico oggi un articolo-collage di Rita Guma a mio dire interessantissimo, perché tocca la riforma della scuola, la questione rifiuti in Italia, la mentalità che ci dovrebbe essere dietro ad una vera politica improntata al verde e all’ambiente. E inoltre perché la tipologia di uno dei corsi di laurea che si vogliono eliminare potrebbe essere il mio futuro per quanto riguarda il lato chimico…

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UNIVERSITÀ: GELMINI TAGLIA COSE UTILI

Il ministro Gelmini ha reso noti ieri gli “sprechi” dell’università e l’elenco dei corsi di laurea inutili.

Certo, non è difficile trovare sprechi in qualsiasi contesto in un Paese dove ci sono decine di migliaia di auto blu per i politici sedicenti “tagliasprechi”, o trovare approfittatori in un Paese dove sono centinaia i politici inquisiti e molti di essi sono stati condannati. Quindi anche l’università – come altre istituzioni – avrà i suoi sprechi e i furboni che approfittano delle pieghe della legge per costruirsi il proprio piccolo impero.

Tuttavia, quello che mi ha colpito è stato l’elenco dei corsi di laurea inutili. Il ministro ci dice che tra i corsi di laurea attivati negli ultimi anni “figurano: Scienze dell’allevamento e del benessere del cane e del gatto, Scienza e tecnologia del Packaging, Scienze della mediazione linguistica per traduttori dialoghisti cinetelevisivi”.

Non mi soffermo sull’utilità di quest’ultima specializzazione perché non sono un’esperta (ma chiunque conosca l’inglese si accorgerà di quante volte il dialogo al cinema sia tradotto letteralmente mentre il vero senso della frase era un altro, per via degli aspetti idiomatici, per cui non si comprende più nulla e forse ci sarebbe bisogno di una figura che medi linguisticamente, in un Paese come il nostro dove l’industria cinematografica è abbastanza forte e che è uno dei pochi al mondo a prevedere il doppiaggio sistematico dei film), ma noto che il Ministero sottolinea come addirittura esista un corso di laurea in Scienza e tecnologia del packaging!

Ora, essendo io un ingegnere specializzato in automazione industriale ed energy management, non trovo assurdo che in Italia esista un corso di laurea in Scienza e Tecnologia del packaging, ma che ce ne sia uno solo!

Per capire l’importanza di questa specializzazione basta pensare che – eccetto l’umido e la cencelleria – tutta la nostra immondizia è costituita da packaging, che altro non è se non l’imballaggio degli alimenti e di ogni altro prodotto, dal rossetto ai mobili, dai liquidi al tonno.

Oppure basterebbe vedere che alcuni atenei esteri, come l’Università di Stato dell’Indiana, hanno una facoltà con lo stesso nome, e che l’Università di Stato del Michigan ha addirittura una Scuola di Packaging. E questo solo per citare due università degli Stati Uniti, Paese mitizzato da questo governo, ad esempio, per quanto riguarda il sistema giudiziario.

Ma, per sapere quanto è importante lo studio del packaging, anche non volendo approfondire, il ministro avrebbe potuto inserire su Google il tris di termini inglesi (visto che l’inglese e l’informatica sono – a parole – due bandiere di questo governo) “science”, “technology” e “packaging”, ed avrebbe trovato ben 7.150.000 risultati (e stiamo parlando solo dell’inglese). Quindi tale specializzazione non è un’inutile invenzione dell’università italiana che l’ha avviata (Parma), ma un tema importante dibattuto da atenei ed industrie di tutto il mondo.

Come dicevo, uno degli aspetti chiave della questione sono i rifiuti, l’enorme quota di immondizia che si produce grazie al packaging e di cui si parla tanto in questi giorni nel nostro Paese come emergenza. Con questo corso di laurea si studiano – oltre alle tecniche di conservazione degli alimenti e altre discipline affini – la composizione chimica degli involucri e il loro design. Quindi, incrementando tale indirizzo di studi, si potrebbe pensare che tutte le grandi imprese assumano un esperto in packaging orientato al “verde”, ovvero ad un imballaggio il più piccolo ed organico possibile, o con il più alto rendimento energetico ed il minor impatto ambientale possibile, quando la soluzione finale sia  la trasformazione in ceneri. In tal modo si ridurrebbe la massa dei rifiuti e in essa la quota dei rifiuti non organici e non riciclabili o dannosi per la salute.

Invece, poiché esiste soltanto un corso di laurea di questo tipo in Italia, il ministro ritiene si tratti di una cosa da depennare. Se il criterio è questo, mi spaventano le conseguenze sull’intera riforma.

Ora mi chiederete perchè un blog che si propone di parlare di legalità e diritti nella scuola si soffermi su questo tema. La risposta è che anche la corretta informazione è un diritto, ed invece trovo su Internet commenti di inconsapevoli cittadini che etichettano come inutile il corso in questione perchè l’ha detto il Ministero (dell’Istruzione, poi), che si presume sappia il fatto suo.

Sapete quanto mi piace prendere una frase, una citazione, e poi imbastire un discorso su di essa.

“Lo Stato italiano dovrebbe vergognarsi perché questa scuola non gli è costata un centesimo”

È di Oscar Lancini, ormai noto sindaco leghista della cittadina di Adro, nel bresciano. Già qualche mese fa era apparso nella cronaca nazionale per l’assurda questione della mensa scolastica, fatto che abbiamo trattato in un post apposito: “Nessuna buona azione rimarrà impunita“.

Stiamo parlando ora della scuola elementare di Adro, appena inaugurata e subito travolta dallo scandalo, non appena ci si è accorti che l’edificio era pieno zeppo di simboli legisti: il Sole delle Alpi. Lo scandalo nasce non solo dalla violazione della legge in materia di imparzialità e apoliticità della scuola, ma soprattutto dalle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ha salutato pochi giorni fa la nuova scuola come un modello da seguire. Inoltre la scuola è stata intitolata a Gianfranco Miglio, ideologo leghista, e lo zerbino all’ingresso dell’istituto non lascia spazio alle congetture: il Sole delle Alpi è di un bel verde Lega.

Pochi giorni dopo naturalmente è giunta la smentita, o meglio, l’ordine di rimuovere tutti quei simboli dall’edificio (precedentemente pare che si fosse accontentata delle spiegazioni del sindaco, che indicava il Sole come un simbolo tradizionale di Adro). Ad oggi ancora nulla è stato fatto, anzi, Lancini non sembra affatto intenzionato ad agire in questo senso.

“Prima di essere sindaco di Adro sono un militante della Lega. Sto aspettando che il mio segretario federale mi dica che cosa devo fare. Dopodiché io obbedisco”

Permesso, scusate, sono la Ragione, quella cosa che sta nella testa degli uomini…ehm, sì, vorrei segnalare che c’è un’incongruenza nella frase sopra riportata: anzi due, magari tre. Prima di essere sindaco, Lancini è un militante della Lega. Quindi questo gli concederebbe la facoltà di riempire una scuola di simboli del suo partito. Naturalmente le minoranze devono accettare di essere zittite e umiliate. Chi è questo segretario federale? Devo ancora consultare un giurista, ma non credo che questa figura istituzionale esista, ma, qualora fuori dal sistema Stato questo figuro chiamato “segretario federale” ci sia davvero, per quale motivo un sindaco dovrebbe fargli riferimento? Dopodiché, obbedirgli?

Che cosa viene prima? Per un sindaco, chiamato a governare una città, credo, il bene della città stessa. Quali ovvietà scriviamo oggi. Qua però vien prima il partito a quanto pare. È in 1984 che vediamo il partito prima di tutto, la fedeltà al Grande Fratello, prima di tutto. Tutti sono compagni, tutti obbediscono al partito e sono formati nella cultura/ideologia del partito. I simboli verdi della scuola di Adro non hanno radici storiche, non più. A questo punto potremmo giustificare le svastiche o i fasci littori, in quanto fanno parte delle icone e dei simboli di culture molto antiche.

Cosa viene prima? I soldi o la dignità? I soldi o la legalità? Per legge non ci possono essere simboli politici nei luoghi di istruzione: il Sole delle Alpi in verde potrà avere le radici più profonde, ma negli ultimi vent’anni ha acquisito un importante valore politico. Scriviamo ovvietà? Lo stesso Lancini si è autosmentito, dichiarandosi prima di tutto leghista: aveva escluso la scelta per la valenza politica del simbolo!

Che dignità poi c’è per noi Italiani nell’accettare tutto questo solo perché questa scuola “non è costata un centesimo” allo Stato Italiano? Quindi vengono prima i soldi, prima di tutto! Se è stata edificata con un grande contributo della comunità, non parliamo forse della donazione di cittadini italiani? Bollare tutta questa operazione come folclore poi è ancora più svilente…

Il cittadino può “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (Articolo 21 della Costituzione), ma sappiamo che liberamente concerne l’ambito legale, cioè la libertà di esprimere la propria idea non si può avvalere dei modi che sono vietati dalla legge. Un leghista è libero di porre il suo simbolo in molti luoghi, ma non in una scuola.

Più si va avanti, più tutto rimane uguale. Da quando capisco quello che succede nella vita politica e sociale dell’Italia, sento parlare sempre delle stesse cose. E vedo anche accadere sempre le stesse cose.

Berlusconi non risolve i problemi dell’Italia ma cerca solo di bloccare i suoi processi.

Nelle trasmissioni televisive si invitano quintali di politici, che come sempre blaterano senza dire niente.

Berlusconi cerca di comprare alcuni parlamentari per avere la maggioranza (come aveva già fatto ai tempi in cui governava Prodi, promettendo parti nelle fiction della RAI alle varie mogli o amanti di chi voleva comprare).

I vertici della RAI tentano di non far andare in onda Santoro (che, ricordiamolo, fa le sue trasmissioni solo grazie ad una sentenza, non certo perchè la televisione pubblica l’abbia richiamato) o almeno di rendergli la vita molto difficile.

La Lega e i leghisti attuano politiche razziste (ultima novità: il bonus bebè solo per chi ha genitori italiani).

E si potrebbe continuare ancora per un bel po’. Ma ci sono anche delle interessanti (si fa per dire) novità.

La prima, e più importante, è che, finalmente la Lega sta muovendo i primi passi verso la secessione. Ad Adro, infatti, paese già tristemente noto per la vicenda dei bambini lasciati senza mangiare alla mensa (vedi il post “Nessuna buona azione resterà impunita“), il comune ha costruito una scuola piena di simboli leghisti (sui cestini, sullo zerbino, sui banchi, sul tetto..) ed intitolata a Gianfranco Miglio, considerato l’ideologo della Lega.

Questo episodio è di una gravità inaudita. Per vari motivi, primo dei quali il fatto che si stanno usando dei bambini. Li si usa per fare qualcosa che è una triste via di mezzo tra la campagna elettorale e un plagio ideologico nei confronti di piccoli innocenti, che dovrebbero essere lasciati fuori da giochi di potere. La scuola è un luogo nel quale i bambini e poi i ragazzi dovrebbero trovare stimoli e spunti per crearsi una loro idea, una loro mente, una loro visione del mondo, attraverso lo studio e il confronto con i compagni. E condizionarli mettendo dovunque il simbolo di un partito è vergognoso, irresponsabile e gravissimo. Sarebbe la stessa cosa per qualunque simbolo, svastica, falce e martello, tutto. La scuola dovrebbe essere e restare apolitica.

Ma questi non sembrano argomenti che interessano ai leghisti (che ribattono asserendo che la scuola è stata costruita esclusivamente con soldi del comune, senza aiuti dallo Stato, e in un solo anno, come se questo rendesse lecito imprimere il proprio marchio sull’istituto) e nemmeno alle istituzioni, come il Presidente della Repubblica o i presidenti di Camera e Senato, che, come l’opposizione, non fiatano. Davvero un grande esempio di amore per l’unità del Paese e per la Costituzione. Il Ministro dell’Istruzione (?) Gelmini ha espresso “vivo apprezzamento personale” e ha parlato di “modello di riferimento, un progetto encomiabile che crea benessere ed entusiasmo”. E poi ha aggiunto:“Chi polemizza con il sindaco di Adro dovrebbe farlo per coerenza anche quando sono simboli della sinistra a entrare in classe”. Si attendono chiarimenti su quali siano i simboli della sinistra nelle classi. Chi ha notizie ci faccia sapere.

Altra novità, che vede in primo piano sempre il nostro geniale Ministro dell’Istruzione (o forse sarebbe meglio dire della Distruzione). Il 14 settembre ha scritto su Famiglia Cristiana:«Leggiamo la Bibbia in classe. La scuola deve istruire i ragazzi ma deve anche formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, è rappresentato dalla tradizione cristiana». Per il ministro Gelmini, «è quindi importante che i nostri figli, nel bagaglio di conoscenze che la scuola deve garantire loro, possano incontrare fin da subito un testo che ha determinato la nascita della civiltà in cui viviamo e che parla ai cuori e alle coscienze di tutti». Del resto, ricorda, «l’Occidente è stato edificato sugli insegnamenti del cristianesimo ed è impossibile, senza comprendere questa presenza, studiare la sua storia, capire la filosofia, conoscerne l’arte e la cultura» nè si può «dialogare e confrontarsi in modo proficuo con le altre culture». «In una fase della storia che richiede il più ampio sforzo per sconfiggere l’odio, dobbiamo – conclude la Gelmini – fare in modo che i nostri giovani siano consapevoli della propria identità per potersi confrontare con le altre e crescere e vivere nel rispetto reciproco».

Chiariamo alcuni punti. Che il Cristianesimo abbia influenzato fortemente la storia dell’Italia e dell’Europa (e anche del resto del mondo) è assolutamente vero. Che sia importante conoscere alcuni aspetti della religione cristiana per comprendere meglio la storia, la filosofia e l’arte, è altrettanto vero. Ma qualcuno forse dovrebbe dire alla Gelmini (che qualche tempo fa si vantava di avere inserito l’ora di ginnastica alle elementari, quando è presente già da anni) che queste cose, a grandi linee, si studiano già! Ovviamente non si può approfondire molto, ma è questione di tempo, visto che gli argomenti presenti nel programma sono già tantissimi. Un cittadino consapevole dei suoi diritti e doveri, poi, non deve necessariamente conoscere la Bibbia o essere cristiano: si può essere lo stesso cittadini responsabili e rispettosi delle istituzioni e del prossimo.

Credo anche che chi ha nella propria coalizione una forza come la Lega, che dimostra ogni giorno cosa significa il rispetto delle altre culture ed identità, dovrebbe consigliare prima di tutto ad alcuni parlamentari e ministri di leggere la Bibbia. Che comincino Bossi, Calderoli, Maroni e gli altri. Noi andremo loro dietro.

Inoltre, dov’è finita la laicità dello Stato? Non solo paghiamo coi nostri soldi gli insegnanti di religione scelti dalla Chiesa; non solo le scuole private (molte cattoliche) vengono pagate con le nostre tasse e non si vedono tagliati  fondi; non solo gli immobili della Chiesa non pagano l’ICI. Ora dovremmo pure leggere la Bibbia in classe? Ma stiamo scherzando? Ministro, per favore, sia serio. E pensi, inoltre, che ci sono anche ragazzi di altre religioni nelle classi. Allora cosa facciamo, leggiamo anche il Corano e la Torah?

Dovremmo proporlo alla scuola di Adro. Sono sicuro che sarebbero tutti d’accordo.

Forse per “ascoltare la volontà popolare” si intende tra le righe “quando questa è d’accordo con il governo”. Che bello, allora sono capace anche io di governare, se è così. Posso far approvare una legge dai tratti assurdi per poi andare a cercare i pochi che o non l’hanno capita e per pigrizia la difendono, o sono dalla mia parte e la difendono per partito preso, o sono abbagliati dalle menzogne che ho portato per difendere questa legge, o non sono toccati da questa legge. Parliamo di riforma della scuola.

Possiamo leggere su Il Fatto Quotidiano le dieci domande rivolte dall’assemblea delle scuole del milanese al ministro dell’Istruzione Gelmini.

Tutelo l’istituzione da una protesta strumentalizzata politicamente”, ha dichiarato il ministro in una recente conferenza stampa.

Ella stessa ha chiesto quesiti precisi, “ai quali – ha detto – certamente risponderò”, e questi sembrano essere arrivati. Ora vedremo se emulerà il suo leader di partito, quando egli evitò per mesi le famose dieci domande di Repubblica.

L’assemblea delle scuole del milanese dunque ha stilato l’elenco delle domande, che spaziano dai tagli al tempo pieno alla riduzione del monte ore di quelle materie che nei proclami sembrano essere state potenziate, passando per i “contributi volontari”, gli alunni disabili poco seguiti, il numero massimo di alunni per classe, eccessivo:

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1. Lei sa che i tagli alle elementari hanno cancellato qualsiasi possibilità di realizzare il vero tempo pieno, fatto di tempi distesi e di compresenze, di lavoro in piccoli gruppi, di progetti, di uscite e laboratori per favorire l’apprendimento di tutti?

2. Cosa risponde ai genitori costretti a pagare un contributo “volontario” di 130/200 € in scuole che vantano, nei confronti del suo Ministero, crediti di 130/200.000 €?

3. I paesi Ocse spendono in media il 5,7% del prodotto interno lordo per il sistema scolastico e l’Italia il 4,5%, come lo spiega?

4. Sa che le 10.000 assunzioni a tempo indeterminato di questo anno coprono una percentuale insignificante dei posti che ogni anno servono alla scuola?

5. Come mai non c’è un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità come prevede la legge, tanto che spesso questi alunni sono seguiti solo 4/6 ore a settimana?

6. Lei è al corrente del fatto che nelle scuola medie la sua manovra ha avuto l’effetto di cancellare laboratori di Arte, Musica, Tecnologia, Educazione fisica…?

7. Ritiene sia giusto rispettare la legislazione sulla sicurezza? Sa che le classi con un minimo di 27 alunni e un massimo di 35 per classe, imposte dalla sua manovra, sono proibite da norme vigenti che impongono un massimo di 25 alunni?

8. Aver cancellato le sperimentazioni nei Licei, ispirandosi alla riforma del 1923, risponde ad una esigenza di rinnovamento? Aver tolto ai Licei Artistici l’11% del tempo scuola e ai Linguistici il 17% equivale ad un “potenziamento dell’offerta formativa”?

9. Come giustifica l’aver ridotto drasticamente l’orario degli Istituti Professionali e Tecnici, tagliando su quelle materie che ha affermato di voler potenziare? Sa che le attività di laboratorio diminuiscono del 20/40%? Vuole che le forniamo le tabelle di confronto?

10. Quali motivazioni didattiche l’hanno spinta a eliminare ore di lezione, negli Istituti Tecnici e Professionali, anche nelle classi successive alle prime? Ritiene giusto che chi si è iscritto ad un percorso prima della “riforma”, scopra che è stato cambiato a metà strada?

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Ora, fare opposizione vuol dire proporre, non solo contrapporre. Proporre tra l’altro non si dovrebbe limitare al Parlamento.

Se nell’opposizione ci si mettesse a elaborare un piano nuovo, che prenda le mosse dai contrasti che esistono tra la riforma attuale e le richieste degli insegnanti, non potrebbe uscire qualcosa di nuovo, di diverso? Ascoltare il popolo è proprio questo, far tesoro dell’opinione di tutti, e credo che in questo caso nessuno meglio degli insegnanti sappia cosa serve a far funzionare la scuola. È un problema che c’è da sempre, quello dell’istruzione in Italia, e finora nessuna riforma lo ha migliorato.

Credo che se davvero si provasse a elaborare un piano alternativo, i guadagni, sotto ogni aspetto, sarebbero enormi: l’opposizione ne guadagnerebbe (finalmente) in termini di prestigio e autorevolezza, e potrebbe dimostrarsi capace di proporre realmente soluzioni nuove e condivise, andando in prima persona dagli insegnanti ad ascoltare le questioni e a ragionarci assieme.

Non mi sembra una scorrettezza “sfruttare” un problema degli avversari in questo caso: il danno ricade e ricadrà su tutti, e conoscendo come spesso purtroppo vanno le questioni in Italia (leggi anche “Ci stanno prendendo per…la scuola“), si rischia che il problema passi in sordina, che gli insegnanti e tutti i soggetti colpiti assieme a loro si ritrovino di nuovo abbandonati, inascoltati e magari malvisti dall’opinione pubblica, disinformata dalla maggioranza che vuole nascondere le verità, disinformata dall’opposizione che non gliele fa conoscere le verità.

Poi tutto passerò nell’indifferenza, scorrerà via tra acque melmose.

Insomma, se vogliamo davvero liberarci da questi lunghi anni di berlusconismo, da questa mentalità malata che ci ha addormentato la voglia di pensare un futuro, non risparmiamo in fantasia: che le idee fresche e giovani si facciano avanti, che gli anziani della politica facciano un passo indietro (ma aiutino…), che la discussione abbia, di nuovo, inizio!

Vi propongo una divertente ma ironica striscia di Stefano Disegni, apparsa su “Il Fatto Quotidiano” di domenica 8 agosto.

Un ragazzo fa il lavavetri al semaforo, perché vuole raccogliere “fondi”: nel nostro Paese i soldi servono per tutto fuorché la cultura. Sembra quasi che la maggioranza delle persone sia allergica. Sarà per questo che studiare sembra essere l’unica arma efficace?