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“Cari traditori, qui sotto trovate le vostre foto e il vostro indirizzo email alla Camera. Immagino la sorpresa e l’arrabbiatura nel vederli pubblicati e dati in pasto ai lettori, i quali da qui al 14 dicembre, e anche dopo, potranno scrivervi ed esprimere personalmente ciò che pensano del vostro operato. Dite che così vi mettiamo nel mirino, ci accusate di intimidazione e di usare la carta stampata come un manganello? Dite quel che vi pare: a noi importa un fico secco. La sola cosa che ci preme è far conoscere nomi e volti di chi si appresta a tradire il mandato ricevuto dagli elettori quando fu spedito in Parlamento. Molti di voi all’epoca erano perfetti sconosciuti, per lo meno al grande pubblico. Chi sapeva dell’esistenza di Daniele Toto e di Alessandro Ruben? Oppure di Catia Polidori e di Chiara Moroni? Pochi, pochissimi. Eppure gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi. Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni. Fu a lui che affidarono il compito di realizzare il programma presentato in campagna elettorale. Eppure voi, perfetti sconosciuti  diventati deputati grazie al suo nome e al suo consenso, vi preparate a votargli la sfiducia. […]”

Questo, l’incipit dell’editoriale di Maurizio Belpietro su Libero di oggi (3 dicembre 2010): i traditori esposti alla gogna, con tanto di minacce.

A parte il tono da guerrigliero, e non, a mio avviso, da giornalista degno di questa definizione, il signor Belpietro gioca su una legge che ha inventato la maggioranza che egli strenuamente difende. La legge “porcellum”, la legge elettorale che elimina le preferenze ai candidati:

[…]gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi.” – abbastanza logico, è la legge porcata che funziona così.

Solo consenso, perché risulta facile aspettarsi soltanto complimenti: quando non arrivano, o peggio giungono critiche allora in certe persone scatta un meccanismo di “difesa”, che non è altro che un’attacco scomposto nei modi, ma mirato a devastare l’immagine e la credibilità dell’altro.

Non bisogna andare lontano purtroppo per verificare, penso che sia un’esperienza abbastanza comune, vedere che molte persone attorno a noi non sanno affrontare le discussioni e i confronti: di rimando accusano gli altri di non saper parlare e fare una discussione; “decidono” quando l’argomento è chiuso, adottano modi di discutere che non vanno mai al punto delle cose. Se si discute su un argomento, questo viene sempre e comunque svicolato, viene deviata l’attenzione. Quando mai è accaduto che una rivelazione sul premier o una notizia compromettente non sia stata affrontata onestamente? Quando mai ci si è chiesti “è vera quella notizia”? Il piano del dibattito è sempre stato spostato in basso, al livello dei conflitti personali. Chi scrive su Berlusconi quindi è perché ce l’ha con lui, personalmente: ne esce la figura di un perseguitato, benemerito della patria osteggiato nella sua stessa terra, della quale vuole solo il bene massimo. Io vorrei un premier che mi sappia tranquillizzare con dei fatti, con delle dichiarazioni chiare, senza smentite de se stesso. Sogno troppo? L’immagine dell’Italia all’estero è disastrosa, ma era come molti si aspettavano: ci vedono come uno Stato poco serio, di cui ci si può fidare solo a metà (e magari nemmeno quella); ci escludono dai posti più importanti negli organi internazionali; gli USA si chiedono come mai intratteniamo rapporti così stretti con Libia (dittatura) e Russia (di recente definita come uno stato della mafia).

Però abbiamo anticorpi per tutto, a quanto pare. Ma soprattutto gli anticorpi li hanno loro, questi (pre)potenti che per stare sul loro scranno chiudono il Parlamento a inizio dicembre (allora è vero che hanno paura del voto del 14!).

“Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni.”

È il tono epico che mi spaventa. Si ricollega al “ghe pensi mi”, una bestemmia democratica. “Lui, lui, lui…” suona come una eco dell’insistente “io” che ci martella da sedici anni.

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Marco Travaglio si chiedeva ieri su Il Fatto Quotidiano come sia davvero la situazione del caso elezioni anticipate. Davvero si avrebbe un trionfo sicuro del PdL?

IO VOTO ZINGARETTI

di Marco Travaglio

(da Il Fatto Quotidiano, 22/08/2010)

Ma chi l’ha detto che, se si vota, rivince il Cainano? Ora che i sondaggi danno il Pdl senza Fini al 28% (-10 sulle elezioni del 2008), la Lega al 12 (+ 2) e Fini al 6 (prim’ancora che fondi il partito), i leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? Un conto è la legittimità costituzionale di un governo diverso, che è fuori discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani dicano che non si può è la miglior prova che si può. Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e giornali a B., varrebbe la pena provarci. Ma siccome quella maggioranza non esiste, è inutile parlarne. Tanto poi, un giorno o l’altro, a votare bisognerà pur andarci. E allora tanto vale andarci in primavera (prima i tempi tecnici non lo consentono) costringendo B. a spiegare agli elettori il catastrofico flop della maggioranza più ampia della storia repubblicana, evaporata nel breve volgere di due anni. Rinviare tutto di un anno o più significherebbe invece regalargli una formidabile arma propagandistica e consentirgli di parlare non dei suoi fiaschi, ma dei “ribaltonisti” che volevano sovvertire la volontà popolare. Era da tempo che B. non se la passava così male. A parte le condizioni fisiche, impietosamente immortalate dalle immagini dell’altroieri quando s’è presentato a Palazzo Grazioli in tuta da benzinaio proferendo frasi sconnesse in spagnolo maccheronico (“estamos a la cabeza de la civilizaciòn”), sono le condizioni politiche che vanno a picco. Cacciando Fini e i finiani senza pallottoliere ha perso la maggioranza alla Camera e ora, se lo molla pure Pisanu, anche al Senato. Il linciaggio mediatico contro Fini e famiglia s’è rivelato un mezzo boomerang: il presidente della Camera è ancora in piedi e non ha perso nessun fedelissimo, nemmeno i morbidoni alla Moffa (nomen omen). Il vertice domiciliare con la servitù ha partorito un documento di 13 pagine che si può riassumere in tre parole: “Salvatemi dai processi”. Sai che novità. Se a dicembre la Consulta gli boccia il legittimo impedimento, a gennaio torna imputato e a primavera potrebbe essere condannato per Mills e per Mediaset. Ovvio che, per batterlo alle elezioni, questo Pd a encefalogramma piatto non basta. Ma chi l’ha detto che il Pd debba restare così? Dipende dagli elettori di tutto il centrosinistra: solo loro possono costringerlo a cambiare, prepensionando il museo delle cere che lo dirige. Per questo, su ilfattoquotidiano.it, abbiamo lanciato le primarie online, che in tempo di vacanze hanno già raccolto 20 mila risposte in tre giorni. Proviamo per un attimo a immaginare se, al posto di Bersani, ci fosse Nicola Zingaretti. Ha 45 anni, governa bene la Provincia di Roma, dove ha vinto le elezioni mentre Rutelli le perdeva, non è chiacchierato, non ha scandali né scheletri nell’armadio, ha una bella faccia pulita e normale, è pure il fratello del commissario Montalbano (il che non guasta), non s’è mai visto a Porta a Porta, ha ottimi rapporti con Vendola e parla un linguaggio che piace ai dipietristi. Intervistato da IoDonna, alla domanda “La qualità che preferisce in un uomo?”, ha risposto “L’onestà”. “E in una donna?”. “L’onestà”. Poi ha mandato a quel paese Chiamparino sulla batracomiomachia pro o contro l’invito a Cota alla festa del Pd: “Basta con la subalternità culturale alla destra, basta dare corda al Pdl o alla Lega in cambio di qualche spazietto su giornali e tv”. C’è chi, con molto meno, potrebbe perfino vincere le elezioni.

di Aristofane

Tempi di cambiamento, di instabilità e fermento. Il governo sembra giunto ad un punto di non ritorno, stretto dai suoi ex alleati.

Personalmente, ho poca fiducia nei cosiddetti finiani, ed ancora meno nel “terzo polo”, che sarebbe formato da loro, UDC, API, MPA ed altre sciccherie. Chi non si è accorto per 16 anni (1994-2010)di chi fosse Berlusconi ed ha votato con lui tonnellate di leggi vergogna può davvero ergersi oggi a difensore della legalità e di altri valori simili, valori che l’armata berlusconiana disprezza e calpesta ogni giorno?

Sia chiaro, ben venga una scissione ed una presa di coscienza da parte di Fini, meglio tardi che mai. Ma non si aspetti che tutti si fidino di lui, considerandolo l’esponente di una “nuova destra”. Penso che il tempo del Presidente della Camera, così come quello della maggior parte dei politicanti di questa Seconda Repubblica, sia finito. Schiacciato da scandali, ruberie e privilegi ostentati in faccia a cassintegrati e lavoratori, giovani o meno, che si fanno il mazzo tutti i giorni per portare qualcosa a casa.

Lo so, è un discorso forse un po’ demagogico, il mio. Ma, in realtà, credo che sia solo un’analisi dei fatti. Dopotutto, a chi vogliamo affidare il nostro futuro? A Fini? A Bossi? A Bersani? Ma mi facciano il piacere. C’è bisogno di novità, di freschezza.

Quello che serve sono persone giovani e capaci, che siano informate e consapevoli di quello di cui parlano. E, soprattutto, devono parlare di cose vere, di temi fondamentali come l’ambiente, l’energia, l’informazione, il lavoro. Non di lodo Alfano, processo breve, revisione costituzionale o altre porcate analoghe. Insomma una politica che sia davvero tale, cioè un servizio ai cittadini, che si occupi di loro e dei loro problemi. Non una casta (termine ormai logoro ma sempre efficace) autoreferenziale ed arrogante.

So che tra i giovani le persone capaci sono tante. Siamo capaci di tirare fuori il nostro meglio, metterci in gioco e provare a migliorare le cose? Siamo pronti ad assumerci noi stessi la responsabilità del nostro futuro e di quello degli altri? Spero di sì, altrimenti dovremo per l’ennesima volta affidare le nostre aspettative e prospettive ad un manipolo di incapaci, delinquenti o ignoranti che, come sempre, le faranno a pezzi.