Posts contrassegnato dai tag ‘festa della repubblica’

Stamattina mi sono alzato come al solito, molto assonnato, la doccia da fare, molto da studiare. Volevo andare al mercato coperto a fare un po’ di spesa, ma era chiuso. Un sacco di gente in giro però: è il 2 giugno, Festa della Repubblica.

In via Emilia, qua in centro a Modena è sfilato il tricolore più lungo di sempre, lungo 1797 metri, in ricordo dell’anno in cui fu decisa la Bandiera Italiana, a Bologna. Ben prima di essere Repubblica Italiana, unita.

Mentre sfilavano i tanti e tanti portatori del drappo tricolore la gente ai lati della strada applaudiva, a più riprese. Una vecchia signora urlava: “sventolatelo, sventolatelo il tricolore!”, con un sorriso splendido. Tutti sorridevano, e fissavano i tre colori e cantavano l’inno d’Italia. Forse non è un paese da buttare, forse non è vero che gli italiani non esistono.

Se solo riuscissimo a liberarci da questo catrame soffocante che si fa chiamare “politica”, se solo riuscissimo a capire che la “Repubblica” di cui si parla nella Costituzione non è una statua, non è il governo, non è Napolitano, non è “lo Stato”, ma siamo noi, io sono Repubblica, tu che leggi sei Repubblica, e come Repubblica dobbiamo salvaguardare i nostri diritti, le nostre opere d’arte, la nostra cultura.

Più tardi nella giornata, andato a teatro con un amico, ho assistito alla lettura dei primi dodici articoli della Costituzione, da parte del comico Vito. La sua definizione di “quelli che hanno scritto la Costituzione” era che avevano “due maroni più grandi della Girlandina” (la torre del Duomo di Modena) e che in confronto quelli di oggi hanno due prugnette secche.

Li ho letti più volte gli articoli della Costituzione, almeno i primi, i fondamentali. E solo oggi sono arrivato a capire, finalmente, di chi si parla in quelle dodici semplici e chiare frasi. Parlano di me!

Partiti, movimenti, cinque stelle o no, tutti dovremmo capirlo: l’Italia è nostra, nostra, nostra. E perché allora disamorarsi della politica deve essere anche disamorarsi del nostro Paese? Quindi lasciando fare perché “la politica non mi interessa” o “in politica sono tutti uguali” sarebbe la risposta giusta? Lasciando perdere si lascia che le cose che non ci vanno bene vadano in peggio, un atteggiamento poco conscio di quale sia il nostro ruolo. Non a caso sono i governanti che devono avere paura del proprio popolo, non il contrario. È però più facile che il popolo sia pacato e addormentato, se è sazio di donnette, giochi televisivi e calcio. Panem et circenses, e continuate a disamorarvi della politica e del vostro Paese.

Se pesate che in politica “siano tutti uguali”, o che “non cambierà mai niente”, oppure che “da soli non potete fare nulla”, allora accomodatevi, perdenti.

Io non mi accontento, e da oggi so che sono nella direzione giusta, per cambiare le cose, perché io non sono solo io, un ragazzo indietro con gli esami all’università, un ventenne che ancora non sa “cosa farà da grande”, un giovane eccitato, innamorato della musica, della sua ragazza, dei suoi amici e di tutti quei divertimenti che vegono etichettati come “passatempi”, ma sono anche e soprattutto cittadino, o meglio, Repubblica, Repubblica Italiana. Ho cantato l’inno con Eugenio Finardi e la sua band a teatro questo pomeriggio, e più volte la mia voce era spezzata. C’è chi ha da dire sulle parole, sulla retorica di Mameli, ma a me non importa nulla: è un simbolo, il nostro simbolo, e vedere i tre colori per strada, sentire le note di Fratelli d’Italia, mi ha fatto quasi versare lacrime speranzose, non tutto è perduto o perdibile.

Reagire, reagire contro le ingiustizie e andare a votare, sempre, il diritto va a pari passo col dovere, chi vi rinuncia si chieda come può poi chiedere una società o uno Stato migliore.

Quando vai a votare chiediti per chi voti, e risponditi sempre: PER ME.

Annunci

di Aristofane

In questi giorni, molte notizie hanno attirato la mia attenzione. Stanno emergendo importanti e sconcertanti verità sugli avvenimenti che, all’inizio degli anni Novanta, dopo Tangentopoli, hanno portato alla nascita della cosiddetta seconda Repubblica. La manovra di Tremonti si prepara a rendere ancora peggiore il momento di crisi dell’Italia. Israele spara sui pacifisti. Insomma, le cose di cui discutere sarebbero molte. Ma ci sono altre cose che catturano il mio interesse. E non trovo altri termini per descriverle, se non “cazzate“. Badate bene, non perché siano poco importanti, ma perché derivano da comportamenti o dichiarazioni inutilmente stupidi e grotteschi.

Il primato del ridicolo spetta alla telefonata di Berlusconi a Ballarò di martedì sera. Il sulnano ha insultato il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini, dandogli del bugiardo, ed il presidente dell’Ipsos Pagnoncelli, accusandolo di citare dati falsi quando mostrava che il consenso per il premier in Italia è al 48%. Ovviamente i dati che ha lui, gli unici veri ed incontrovertibili, dimostravano una fiducia intorno al 60%.

Qual era invece la colpa di Giannini? Il giornalista aveva affermato che Berlusconi in passato aveva giustificato l’evasione fiscale. Una menzogna? Basta guardare questo video per rendersi conto che il vicedirettore di Repubblica diceva la verità. Dopo aver detto quello che voleva, il nano ha buttato giù il telefono.

Oltre agli insulti, al rifiuto del dialogo e all’ossessione che quest’uomo ha per i sondaggi, credo che sia un altro l’elemento importante. Ovvero che siamo stufi di dover sopportare le incursioni di Berlusconi nei vari programmi, che tratta come suoi salotti personali. Se vuole dire la sua, come ovviamente è legittimo, che vada in qualche trasmissione e si sottoponga alle domande, partecipando ad un dibattito. Di solito, nelle democrazie, i capi di Stato fanno così. Ma lui, si sa, è allergico alle domande non programmate.

Seconda cazzata. L’architetto Zampolini, coinvolto negli scandali del G8 della Maddalena e nei traffici della cricca di Balducci e compagnia, in un interrogatorio ha fatto i nomi di Di Pietro, Veltroni e Prodi come beneficiari di sconti su affitti ed acquisti di case in zone centrali di Roma. Per quanto mi riguarda, questo è un tentativo (l’ennesimo nei confronti del leader dell’IdV) di tirare dentro uno scandalo persone che non c’entrano. Infatti, già ieri Di Pietro ha dimostrato, sul suo blog, con prove documentali, la sua estraneità a questi fatti, ed ha subito chiesto ai magistrati di essere sentito per dare la sua versione. Comportandosi come un uomo politico dovrebbe fare.

Andiamo avanti. I rappresentanti della Lega (compreso Maroni, che è ministro dell’Interno) hanno disertato le celebrazioni del 2 giugno. I cittadini normali hanno le loro idee, condivisibili o meno, e possono andare o non andare a tutte le manifestazioni che vogliono. I parlamentari hanno le loro idee, condivisibili o meno, ma devono essere presenti alle manifestazioni in onore della Repubblica, perché questo fa parte dei loro compiti e doveri, in quanto rappresentanti delle istituzioni e del Paese. Non hanno solo onori, ma anche oneri.

Intanto Napolitano (che alla festa per il 2 giugno ha invitato i direttori di tutti i giornali tranne quello del Fatto Quotidiano, giornale forse reo di lesa maestà in quanto si è permesso di criticare l’operato del Capo dello Stato), continua a lanciare messaggi al Parlamento ed ai rappresentanti del Governo a proposito della legge sulle (o, meglio, contro le) intercettazioni. “Così non va bene, taglia un po’ lì, aggiungi là, diminuisci quello, aumenta l’altro”. Premesso che nessun Presidente della Repubblica dovrebbe mai firmare nessuna versione di questa legge, incostituzionale fino al midollo, Napolitano dovrebbe sapere che il suo compito è quello di ricevere la legge, valutarla e poi decidere se firmarla o no. Non dovrebbe partecipare alla stesura della legge stessa nè commentarla, ma restare in disparte, esterno al conflitto tra le parti, ed aspettare che il testo gli venga sottoposto.

Quinta cazzata: l’attaccante del Milan Marco Borriello ha attaccato Roberto Saviano, accusandolo di speculare su Napoli, parlandone male. Questa idea che, ogni volta che si parla di un aspetto negativo di qualcosa, sia obbligatorio anche citare qualche aspetto positivo, non l’ho mai capita. Come se, per raccontare un furto in banca si dovesse dire: “I rapinatori hanno picchiato a sangue il cassiere e hanno terrorizzato i clienti, comportandosi da veri banditi. Ma erano alti, biondi, con gli occhi azzurri, molto belli.” Se si scrive di camorra, è inutile descrivere le bellezze di Napoli, la pizza, la mozzarella e la musica. Sinceramente, poi, non mi sembra il caso che un tizio che prende milioni e milioni di euro per dare due calci ad un pallone dia lezioni di morale ad uno scrittore che vive sempre sotto scorta e rischia la vita ogni giorno.

Dulcis in fundo, alcuni esponenti della maggioranza hanno proposto un emendamento all’articolo 380 del Codice di procedura penale che prevede che chi viene sorpreso a commettere atti sessuali con minorenni va arrestato, sempre che non si tratti si tratti di atti sessuali di “minore entità”. Ottimo modo per disincentivare la pedofilia.

Ovviamente ci sarebbero mille altre cazzate di cui occuparsi, da smentire e smontare. Ma queste mi sembravano le più grosse ed importanti. Quelle che mi hanno dato più fastidio, perché sono fatti in sé gravi (alcuni più di altri), ma derivano da atteggiamenti ridicoli o tipicamente italioti.

Il premier che usa la tv pubblica come fosse sua, il calciatore milionario che redarguisce lo scrittore minacciato dalla mafia, il Capo dello Stato che va oltre i suoi poteri. Siamo stufi di dover assistere a questo penoso teatrino.