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Pubblichiamo oggi un articolo della nostra collaboratrice WhatseraMe.

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di WhatsernaMe

“Se il governo Berlusconi non approverà il federalismo, si andrà alle elezioni. “I berlusconiani sono spaventati per la proposta leghista del voto anticipato del, a quanto si vocifera, 27 marzo in quanto non posso essere aggrediti dal tempo che incalza.

” Uh, poveretti, hanno bisogno di più tempo. Ma il sarcasmo lasciamolo un momento da parte.

Dopo la baldoria da post-capodanno, guardare (e avere la piena certezza di) come stia peggiorando in nostro Paese, beh, è quasi normalità. Con poco stupore, ma con la stanchezza di tutta questa farsa, la convinzione sempre più forte di essere del Paese dei Babbocchi, è diventata realtà: Il gatto e la volpe, la Lega e il Popolo delle Libertà. “Se ci ascolti per un momento, capirai, lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società, di noi ti puoi fidar.”

Certo, è meraviglioso vedere un partito emergere così tanto, soprattutto da quando l’Egregia Signora Xenofobia, accompagnata dal ciambellano Messer Pregiudizio e dalla balia Ignoranza, ha fatto la sua nobilissima apparizione al Parlamento. E poi tutti i suoi giullari! Bossi, il coerente capocomico, per intenderci colui che ha sposato una siciliana! Un momento, una siciliana? No, proviamo con la fede politica, che è un pilastro del pensiero di una persona: nei primi anni settanta ha militato nel partito comunista “Il Manifesto”, nel gruppo di estrema sinistra PdUP e nell’Arci; dal 1974 al 1975 era iscritto nel Partito Comunista Italiano di Verghera (Varese). Oooooops. No, no, qui bisogna cambiare: fortunatamente c’è anche Roberto Maroni: nel 1971 entrò a far parte di un gruppo di stampo marxista-leninista, mentre nel 1979 manifestò in Democrazia Proletaria, per poi passare ad Avanguardia Operaia.

Eh, ‘sti politici, sempre con le stesse ideologie…

Ma a salvare la situazione c’è la volpe, il Popolo delle libertà, il Partito dell’Amore (alias Silvio Berlusconi) e i suoi scagnozzi (o picciotti?): Sandro Bondi, che entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e addirittura nel 1990 è sindaco di Fivizzano (Massa Carrara), rappresentando il PCI; Michela Vittoria Brambilla, che partecipò a Miss Italia e fu “convinta” da un agente della Fininvest a lavorare per l’azienda; Renato Brunetta, socialista di famiglia povera. Ma come si sa, questo partito aiuta tutti (escort, mafiosi, estorsori, piduisti, faccendieri), è proprio un buon partito, ciò che serve a un’Italia dilaniata da precariato, ingiustizia, censura, corruzione, indifferenza, ipocrisia e egoismo.

Ma come tutte le amicizie, quella tra il Gatto e la Volpe, nasce da un interesse in comune: il “cadreghino”, rappresentazione fisica del Dio Potere. Da una parte il Gatto vuole a tutti i costi il federalismo, mentre la Volpe, più meschina, aspira solo a essere la padrona incontrastata del Paese dei Balocchi, dettando ovviamente la sua regola. Presto si scopre che i due necessitano dell’altro tanto quanto un eroinomane ha bisogno della propria pera. Ma la Volpe, troppo accecata dal suo Obiettivo-Sole, non rispetta il patto e quindi il Gatto comincia a insospettirsi e fungere da promemoria. I patti sono patti. Fa niente se poi si promulgano leggi ad personam e ad aziendam; fa niente se gli universitari buttano via soldi, energie e tempo per poi andare a pulire i cessi in qualche squallido fast food; fa niente se si arriverà a un punto in cui la gente non avrà più nulla da perdere e la disperazione è a un passo sotto il baratro.

Ma l’importante è che ci siano sei uomini, pagati dallo Stato, a pulire il cartello di benvenuto, splendente in tutta la sua grandezza e maestosità: “BENVENUTO NEL PAESE DEI BABBOCCHI”.

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È uscita la notizia, per ora data come ufficiosa, sul nuovo logo del partito di Berlusconi. PdL, acronimo di Popolo della Libertà, e il relativo simbolo, sembra che non siano più utilizzabili tranquillamente. Si dice inoltre che Berlusconi sia “stufo” dei nomi lunghi, e voglia quindi cambiare, per dare una nuova facciata alla sua, chiamiamola (ancora?) “forza” politica.

Dunque, dopo Forza Italia, dopo il Popolo della Libertà, si è pensato ad una sigla diretta, dirompente, indimenticabile: Italia. Qua sotto vediamo un’immagine che pare essere l’anteprima del suddetto nuovo simbolo.

Ora, anche nel caso che tutto si risolva in nulla (anche se molte sono le notizie che non smentiscono la questione), e alfine non ci sia un simbolo con scritto “Italia – Berlusconi Presidente” a rappresentare il partito del Caimano, vorrei riflettere brevemente su un paio di questioni.

Questo simbolo incriminato sarebbe, a mio dire, l’ultima ennesima picconata alla nostra dignità. Addirittura? Fino a qualche anno fa non si poteva esultare o incitare la propria squadra nazionale al grido di “Forza Italia!“: Berlusconi si era rubato il nostro tifo. Ancora oggi non è un’esultanza utilizzata.

Come sono, troppo spesso, chiamati i sostenitori di Berlusconi? Gli “Azzurri“. Gli Azzurri solitamente sono i nostri atleti, come nella pallavolo nazionale, o nel calcio nazionale, dove i giocatori italiani indossano la divisa azzurra che li contraddistingue nel mondo. Il modo più spontaneo di esultare e il nostro colore nazionale.

Ricordate il simbolo di Forza Italia? Era la scritta bianca del nome sulla bandiera italiana, forse l’unica caratteristica che non sarebbe da critica: un partito italiano può e forse deve mettere nel proprio simbolo la bandiera della propria patria. Ma come si sa, si andò oltre.

Dal 2000 al 2008 la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi aveva il nome di Casa delle Libertà (stupendamente satirizzata nel programma L’ottavo nano): iniziò ad arrogarsi anche una delle parole più care alla democrazia,libertà.

Proseguendo al 2009, il 29 marzo nasceva il Popolo della Libertà. Avanti così, chi è fuori da questo popolo, chi è? cos’è?

Nuovo passo dunque: identificarsi con il Paese. Purtroppo spesso si ha l’impressione di pensarla diversamente da troppe persone, di essere davanti ad un mostro senza cervello ma dai mille occhi imbambolati, rapiti dalla televisione. Spesso mi sembra che Berlusconi ce l’abbia fatta con la maggior parte delle persone: è dentro di loro, con gli ammiccamenti di pancia che tanto piacciono al cosiddetto (con una brutta frase fatta) italiano medio. In un momento di totale scoramento potrebbe sembrare anche la cosa più giusta e lineare di questo mondo: Berlusconi identificato perfettamente con il Paese Italia, tanto che il suo partito può tranquillamente chiamarsi come la (nostra) Patria.

Mi brucia lo stomaco a pensarci, e l’anno dei nostri 150 di unità nazionale diventeranno come la domenica di Leopardi, carichi di attese (vere o fasulle), subito ammazzate. Una differenza dal vecchio Giacomo però c’è: se da una parte c’è chi invita e tenta a celebrare al meglio questo “traguardo”, dall’altra c’è chi col tricolore si pulirebbe il sedere, chi vuole, prima di festeggiare, “il federalismo”, una norma nei fatti oscura che rischia di smembrare, soprattutto economicamente, il Paese. Nelle scuole ci si dimentica di istituire attività e momenti di studio sulla Patria (suona sempre più antica questa parola, ahimè), e, diciamocelo, sono davvero pochi quelli che sentono davvero di dover festeggiare.

Non so cosa pensare, se non riprendere in mano un qualche libro di storia e andare a rivedere come è nata l’Italia. Non mi sembra una cosa stupida.

(ps: “scusate” per il termine nel titolo, ma credo sia il migliore modo per comunicare disgusto)

di Aristofane

Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni vuole che sia in primo luogo la Lega a riformare la Costituzione. Riforma che, in sostanza, dovrebbe prevedere il Senato federale, la modifica del Titolo Quinto e l’eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale. L’operazione giuridica, a dir poco delicata, necessaria a modificare la Carta dovrebbe essere affidata, sempre secondo Maroni, a Bossi e Calderoli.

Sarò prevenuto, ma l’idea che la Costituzione venga riformata e quindi in parte riscritta, emendata, modificata eccetera da Calderoli e Bossi è per me agghiacciante. Stiamo parlando di due individui che sono tra i principali esponenti di una partito che si dichiara apertamente secessionista; che vorrebbe eliminare (fisicamente o rispedendo al loro paese) gli extracomunitari; che predica l’intolleranza religiosa, culturale, etnica; che sostiene un presidente del consiglio che fa spregio della giustizia e di ogni regola, cercando di evitare processi e guai finanziari per le sue aziende. Tutto ciò stride leggermente con gli articoli 2,3,5,6,8 della nostra Costituzione (prendendo in considerazione solamente i principi fondamentali presenti nella Carta, ovvero i primi 12 articoli; un elenco completo sarebbe troppo lungo).

Inoltre Maroni, che impone la Lega come forza di riforma costituzionale, è condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale (e quindi non è il ministro dell’agricoltura, ma dell’interno, giustamente). Durante la perquisizione della sede leghista di Milano, il buon Bobo ed altri dirigenti della Lega si azzuffano con gli agenti di polizia, per impedire loro di svolgere il proprio lavoro. Maroni tenta addirittura di mordere la caviglia di un poliziotto. Inoltre, il ministro è imputato come ex capo delle camicie verdi (insieme ad altri dirigenti leghisti), con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Il centrodestra, però, nel 2005 vara una riforma legislativa, con la quale i primi due reati vengono ampiamente ridimensionati; resta in piedi quindi solo il terzo ( le informazioni su quest’ultimo procedimento sono aggiornate al marzo 2008,n.d.a.). Insomma, il soggetto ideale per proporre una riforma della Carta Costituzionale.

Ma veniamo a chi dovrebbe materialmente farla, questa riforma. Calderoli, fiero difensore della Chiesa e della famiglia, si è sposato con rito celtico con Sabrina Negri, da cui si è poi separato; definisce “una porcata” la legge elettorale di cui egli stesso è, nel 2005, coautore; il 15 febbraio 2006 espone, durante un’intervista al tg1, una maglietta con la riproduzione di una delle vignette danesi che hanno scatenato disordini in tutto l mondo islamico: due giorni dopo, durante una dura protesta contro il ministro davanti al consolato italiano in Libia, la polizia libica spara, uccidendo undici manifestanti; è stato salvato dall’inchiesta sulle camicie verdi da una legge ad personam ed è imputato (informazione aggiornata al 2008, n.d.a.) per ricettazione.

Su Bossi le cose da dire sarebbero tantissime. Limitiamoci a ricordare che è condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato ad un anno per istigazione a delinquere; nel 2007 è stato condannato, sempre definitivamente, ad un anno e quattro mesi (anche se poi la pena è stata commutata in 3000 euro di multa, ma l’indulto ha estinto tutto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver affermato nel 1997: “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”.

Più che una riforma, ci vorrebbe un riformatorio.

Questi sono i soggetti che dovrebbero mettere mano alla nostra Costituzione. Persone che non hanno rispetto della patria e della bandiera, e quindi dei cittadini. Le riforme che vorrebbero introdurre riguardano la trasformazione dell’Italia in una repubblica federale (ogni regione avrebbe ambiti di competenza molto più ampi di quelli attuali, pur continuando a dipendere dallo Stato centrale) e l’introduzione di un semipresidenzialismo alla francese (il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dal popolo ed è parte integrante del potere esecutivo, anche se il governo vero e proprio, di cui il presidente nomina il Primo Ministro, deve ottenere la fiducia delle camere). Ma la cosa più spaventosa riguarda l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Secondo l’art. 112 della Costituzione “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”; ovvero il magistrato, qualora venga a conoscenza di reati, deve intervenire e svolgere le sue funzioni di indagine, sempre ed in ogni caso, chiunque siano i soggetti che sono sospettati dei reati che vengono a galla. Maroni vorrebbe eliminare questa obbligatorietà. Ma se ciò accadesse, quale magistrato vorrebbe, in presenza di notizie di reato riguardanti potenti esponenti del mondo politico, finanziario o economico, andare a procedere e rovinarsi così la carriera? Il loro fine ultimo è, come sempre, fuggire dalla giustizia e farla franca.

di L’Albatro

Il ministro dell’Interno Maroni, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato un po’ di cosette che meritano menzione.
“Berlusconi sa che se vuole davvero fare la grande riforma non può che affidarsi alla Lega, noi siamo leali” – cioè se Berlusconi volesse fare le riforme per conto suo, la Lega si metterebbe di traverso. E’ ormai sempre più palese e chiaro che chi comanda davvero nel governo italiano della XVI Legislatura è la Lega Nord, un partito secessionista. Secondo Maroni le riforme da attuare subito sono l’istituzione del Senato federale e la modifica del Titolo Quinto della Costituzione, che definisce le regioni e le provincie. E’ riportato qua sotto, nella sua prima parte, l’articolo 114.

TITOLO V

LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI
Art. 114

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Nelle visioni del ministro, “il sistema di competenze concorrenti tra Stato e Regioni ha creato un guazzabuglio con conflitti continui davanti alla Corte Costituzionale”. In parole povere si sono scontrati contro un muro costituzionale che garantisce l’autonomia delle regioni: il decreto “interpretativo”, legge ad partitum per riammettere il PdL alle elezioni regionali del Lazio e della Lombardia, non ha avuto effetto perché le elezioni regionali sono di competenza, guarda un po’, regionale, e il governo non può in alcun modo interferire con i governi locali.

La costituzione del Senato federale è naturalmente orientata al totem legista del federalismo. Trovo assurdo che uno Stato che vuole essere così fiero di sé stesso sia governato da una forza ambigua che vuole smembrarlo, non celebrare e 150 anni di storia unitaria: gli U.S.A. sono il grande esempio di federalismo, ma non dimentichiamo la dimensione degli States. Inoltre la loro storia contempla un certo periodo di divisione, seguito dall’unione federalista. Noi stiamo andando al contrario!

Secondo Maroni si deve attuare subito la riduzione dei parlamentari, subito. Sarebbe anche ora, anche se ricordo che Berlusconi in campagna elettorale aveva promesso meno ministri, che sono poi lievitati! Questa riforma è nelle idee del ministro destinata alla regia della Lega: “Ci vuole qualcuno che coordini e la regia deve essere la Lega. Del resto noi siamo il vero motore e dunque il soggetto giusto” – Attenzione! Sono loro il vero motore. E il governo non sarebbe sotto controllo?

Infine il ministro ribadisce la richiesta della separazione delle carriere per la magistratura, oltre che l’eliminazione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Su questo ultimo punto confesso una momentanea ignoranza, per cui invoco il mio compagno Aristofane, che ci illumini con i suoi studi giuridici!

(Fonte: articolo da reuters.it)