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Momento di stallo. Generale. Io sono molto preso dallo studio, ma vedo che nel mio Paese potrebbe finalmente succedere qualcosa. Sentivo ieri Zucconi dire che per una volta l’Italia sembra non essersi dimostrata la repubblica “del giorno dopo”, procrastinatrice all’inverosimile. Tra l’altro è esattamente il mio pensiero sul nostro Stato: quando sembra che stia per succedere qualcosa di grosso alla fine, quasi sempre, non avviene mai! Sarà forse collegato al fatto che, come a volte si sente dire/ricordare, in Italia non c’è mai stata una vera e propria rivoluzione? Almeno in tempi recenti; non mi sento però di esprimermi con sicurezza, non mi considero un bravo studente di storia. Ma sento una spinta a saperne di più (e non mi importa molto che la festa sia tra un mese, non ho una scadenza precisa per diventare “italiano”!).

Domenica sono andato in piazza a Modena, assieme alla mia mamma, in mezzo alla “manifestazione delle donne“, che il nostro premier ha bollato come faziosa perché “contro la sua persona”. Ma che diamine, ha ragione! Sennò per cosa la si fa una manifestazione? L’obiettivo è liberarci di lui e del suo schifoso sistema di “governo”, oltre che (difficile!) della mentalità bacata che non comprende il concetto di dignità, come non considera nemmeno quello di rispetto.

Gran parte di chi ci governa sembra essere (più altro leggi “è”) al servizio di B. e io non dovrei arrabbiarmi? Come cittadino penso di godere di una Costituzione stupenda, ma che viene “interpretata” da chi ci governa. Se si può interpretare la Costituzione…non dovrei essere incazzato?

Sono usciti giusto oggi i nuovi cablo da Wikileaks, e riguardano il rapporto che c’è stato negli scorsi quattro anni almeno tra l’Italia e gli Stati Uniti: un paese in declino con un leader buffone?. Gran bel biglietto da visita, arricchito da scandali sessuali e recenti imputazioni, già mi immagino la scena: “Italiano?” – “Sì…” – “Ah bunga bunga Berlusconi!” – “…”

Ieri ho poi letto un articolo sul Fatto, che ci parla della “casta”: […] più passa il tempo, più i deputati consapevoli di non essere rieletti si avvicineranno spontaneamente a lui (Berlusconi, ndr), facendolo anche risparmiare. Il motivo risiede tutto nel fatto che gli attuali nominati, soprattutto alla Camera, in caso di elezioni anticipate perderanno il vitalizio; da questa legislatura, infatti, è in vigore la legge che prevede di aver portato a termine un’intera legislatura per poterlo ottenere e non più solo due anni, sei mesi e un giorno come era prima.

In effetti il sospetto c’era, e questa può essere una conferma: dove tutto va a rotoli, prima si salva il proprio, e poi il comune. Vedo incastonato in questo ragionamento il respingimento della proposta apparsa sul Fatto, che disegnava un gesto forte dell’opposizione come le dimissioni in blocco dei suoi parlamentari. Potrebbe bloccare e scuotere (quindi infine sbloccare!) il sistema istituzionale, ostaggio di pochi.

Rimango convinto che ci sono molte persone in Italia che sono nettamente migliori della media mediocre degli italiani, e quindi migliori di chi ci governa, che se vogliamo si trova spesso sotto questa media…suona da luogo comune, ma alla fine è un bastone a cui appoggiarsi un momento per pensare a come riscattare cultura, rispetto, Nazione ma soprattutto la dignità. Leggete questo articolo (Berlusconi è minoranza nel Paese) di Peter Gomez, datato 14 febbraio, il giorno dopo la manifestazione delle donne, contiene altri spunti per questa riflessione.

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Pubblichiamo oggi un articolo della nostra collaboratrice WhatseraMe.

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di WhatsernaMe

“Se il governo Berlusconi non approverà il federalismo, si andrà alle elezioni. “I berlusconiani sono spaventati per la proposta leghista del voto anticipato del, a quanto si vocifera, 27 marzo in quanto non posso essere aggrediti dal tempo che incalza.

” Uh, poveretti, hanno bisogno di più tempo. Ma il sarcasmo lasciamolo un momento da parte.

Dopo la baldoria da post-capodanno, guardare (e avere la piena certezza di) come stia peggiorando in nostro Paese, beh, è quasi normalità. Con poco stupore, ma con la stanchezza di tutta questa farsa, la convinzione sempre più forte di essere del Paese dei Babbocchi, è diventata realtà: Il gatto e la volpe, la Lega e il Popolo delle Libertà. “Se ci ascolti per un momento, capirai, lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società, di noi ti puoi fidar.”

Certo, è meraviglioso vedere un partito emergere così tanto, soprattutto da quando l’Egregia Signora Xenofobia, accompagnata dal ciambellano Messer Pregiudizio e dalla balia Ignoranza, ha fatto la sua nobilissima apparizione al Parlamento. E poi tutti i suoi giullari! Bossi, il coerente capocomico, per intenderci colui che ha sposato una siciliana! Un momento, una siciliana? No, proviamo con la fede politica, che è un pilastro del pensiero di una persona: nei primi anni settanta ha militato nel partito comunista “Il Manifesto”, nel gruppo di estrema sinistra PdUP e nell’Arci; dal 1974 al 1975 era iscritto nel Partito Comunista Italiano di Verghera (Varese). Oooooops. No, no, qui bisogna cambiare: fortunatamente c’è anche Roberto Maroni: nel 1971 entrò a far parte di un gruppo di stampo marxista-leninista, mentre nel 1979 manifestò in Democrazia Proletaria, per poi passare ad Avanguardia Operaia.

Eh, ‘sti politici, sempre con le stesse ideologie…

Ma a salvare la situazione c’è la volpe, il Popolo delle libertà, il Partito dell’Amore (alias Silvio Berlusconi) e i suoi scagnozzi (o picciotti?): Sandro Bondi, che entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e addirittura nel 1990 è sindaco di Fivizzano (Massa Carrara), rappresentando il PCI; Michela Vittoria Brambilla, che partecipò a Miss Italia e fu “convinta” da un agente della Fininvest a lavorare per l’azienda; Renato Brunetta, socialista di famiglia povera. Ma come si sa, questo partito aiuta tutti (escort, mafiosi, estorsori, piduisti, faccendieri), è proprio un buon partito, ciò che serve a un’Italia dilaniata da precariato, ingiustizia, censura, corruzione, indifferenza, ipocrisia e egoismo.

Ma come tutte le amicizie, quella tra il Gatto e la Volpe, nasce da un interesse in comune: il “cadreghino”, rappresentazione fisica del Dio Potere. Da una parte il Gatto vuole a tutti i costi il federalismo, mentre la Volpe, più meschina, aspira solo a essere la padrona incontrastata del Paese dei Balocchi, dettando ovviamente la sua regola. Presto si scopre che i due necessitano dell’altro tanto quanto un eroinomane ha bisogno della propria pera. Ma la Volpe, troppo accecata dal suo Obiettivo-Sole, non rispetta il patto e quindi il Gatto comincia a insospettirsi e fungere da promemoria. I patti sono patti. Fa niente se poi si promulgano leggi ad personam e ad aziendam; fa niente se gli universitari buttano via soldi, energie e tempo per poi andare a pulire i cessi in qualche squallido fast food; fa niente se si arriverà a un punto in cui la gente non avrà più nulla da perdere e la disperazione è a un passo sotto il baratro.

Ma l’importante è che ci siano sei uomini, pagati dallo Stato, a pulire il cartello di benvenuto, splendente in tutta la sua grandezza e maestosità: “BENVENUTO NEL PAESE DEI BABBOCCHI”.

Il sapore dell’assurdo, ancora una volta. Se negli ultimi mesi la maggioranza non ha brillato agli occhi dei cittadini, lo si deve al PdL, non di certo al Governo. Questa dichiarazione viene da Mosca, dallo stesso Silvio Berlusconi. Allegria.

Se negli ultimi due mesi la nostra parte politica ha dato, a volte, un’immagine che non ha entusiasmato, lo si deve ad alcuni errori del partito e non del governo” – proprio il partito che egli stesso ha creato, unendo quelle persone che già da prima del Predellino gli avevano votato ogni singola legge ad personam arrivasse in parlamento. Sono loro ad aver sbagliato, non il Governo, è chiaro. Io sarei curioso di sentire chi, quando e come ha sbagliato in quel partito che Berlusconi cerca di separare dal Governo, come un sovrano medievale accerchiato nella sua fortezza, che quando i nemici assedianti riescono a superare il fossato e scavalcare le mura, si ritira sempre più all’interno nelle proprie stanze, guardando dal mastio, con i pochi uomini che gli sono rimasti, il massacro degli altri suoi soldati, fuori, nella corte.

Questo mastio che è il Governo resta poi in pericolo a causa della Lega, che oramai può a piacimento dettare l’agenda, insultare chiunque voglia e comportarsi da padrona, quindi anche staccare la spina della barcollante maggioranza.

Abbiamo promosso una grande mobilitazione dei nostri sostenitori, iscritti e non. Attiveremo sul territorio, in ciascuna delle 61 mila  sezioni elettorali, i ‘team della libertà’. Con questi volontari faremo una grande opera d’informazione agli italiani su ciò che di positivo e di concreto il governo ha  fatto in questi due anni

Il partito pesa ormai? Ma la sua utilità rimane: per farvi perdonare, o pidiellini, andate e predicate la parola del Governo, colui che non sbaglia mai (e che mai si può criticare).

D’altronde, dato che dovrebbe essere chiaro che le elezioni non le decide il Governo ma il Capo dello Stato, oltre agli appelli e alle quindi false minacce di voto anticipato, bisogna prepararsi: è già partita la campagna elettorale, lo vediamo nelle sempre più numerose sparate iperboliche, nel progettato libro sui successi di due anni di governo da mandare ad ogni famiglia (ancora conservo il famoso Una storia italiana), nei “61mila team della libertà” di cui Berlusconi continua a sollecitare l’operato di cercare proseliti. Ancora una volta va in secondo piano il lavoro per il Paese, cioè aiutare davvero la gente a uscire dalla crisi, a vivere meglio. È il sistema che si autosostiene: una persona consapevole di cosa le accade attorno è un pericolo, per cui è necessaria una serie di distrazioni, più o meno efficaci, ma unite in una mistura potente.

La casa di Montecarlo sembra essere uno di quei casi provvidenziali: si può creare un caso sul nulla per aprire nuovi sospetti, confondere le idee sull’uscita di Fini dal PdL, per non farla sembrare un’azione “definita”. Ho letto un articolo interessante di Alessio Liberati, che riflette sul “nuovo” Fini: la teoria che pone è che spesso ciò che viene proposto come nuovo è soltanto frutto di un restyling di qualcosa di vecchio, ma appare come un’alternativa credibile alla situazione dalla quale questo “nuovo truccato” è stato partorito.

L’ipotesi tratteggiata è che sia in corso un processo per cui la Destra, che ci ha imposto in sedici anni questo sistema (sempre di più in crisi) per la società, stia cercando di riproporre se stessa mutando la propria facciata, per sembrare quindi alternativa. Non scordiamo che Berlusconi, nonostante i settant’anni suonati, si è sempre proposto come “il nuovo” della politica, eppure ogni volta i suoi compagni erano gli stessi, le idee e i metodi pure. Il caos nelle opposizioni sicuramente aiuta e favorisce questa confusione.

Il sistema sta crollando, per cui reagisce per ristabilire l’equilibrio, con il minimo danno possibile: in mezzo però ci siamo noi, presi in giro per anni, e forse ancora per gli anni a venire.

Troviamo su Il Fatto Quotidiano online un articolo di Giulia Innocenzi (giovane giornalista che abbiamo visto ad Annozero) intitolato “Dopo il bavaglio è l’ora del porcellum“.

E tornato difatti da poco in luce il problema della legge elettorale definita dal suo stesso “genitore” Calderoli come una porcata.

Questo perché il caos ai piani alti del governo sta mandando segnali sempre più forti di disgregazione e instabilità: sempre più spesso sentiamo nominare le elezioni anticipate.

Se non abbiamo un’opposizione solida nel combattere questo stato di cose, almeno noi cittadini non lasciamo il campo: è fondamentale continuare a indignarsi e far sentire la propria voce e discutere, discutere discutere. Potrebbe essere l’occasione giusta per modificare questa legge vergogna una volta per tutte.

Giulia Innocenzi inoltre ci propone di firmare una petizione su avaaz.org, un’organizzazione globale che ha come scopo di “sensibilizzare milioni di persone in tutto il mondo e far contare l’opinione pubblica riguardo a problemi globali quali la povertà, il cambiamneto climatico, i diritti umani e la sicurezza”.

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DOPO IL BAVAGLIO È L’ORA DEL PORCELLUM

di Giulia Innocenzi

Le elezioni anticipate sono sempre più vicine: Fini ci ha detto ieri che il “Pdl è morto” e Berlusconi offeso ha risposto che allora si va a elezioni subito. Maroni ha aggiunto che può organizzare le elezioni anche in due giorni, se serve.

Ma a noi cittadini queste elezioni servono? No! A meno che…

A meno che non riusciamo finalmente a liberarci del Porcellum, la metastasi democratica che ha portato in Parlamento amichetti e signorsì, e che ha dato in mano a Berlusconi – e a tutti gli altri leader di partito – armi di asservimento parlamentare, tanto da fargli dire che i finiani che dovessero “decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali“. Ma dico, possiamo continuare ad accettare questa compravendita dei parlamentari? E’ sostenibile un’agenda parlamentare piena di interessi di cricche e di gruppi influenti di potere, mentre viviamo l’anno record di ore di cassa integrazione e di disoccupazione giovanile? Dobbiamo dire basta alle liste bloccate e ai parlamentari scelti dalle segreterie di partito che di tutto si occupano, fuorché degli interessi dei cittadini!

Lo so, lo so, non abbiamo un’opposizione su cui contare quando c’è da scendere in battaglia. Madelle speranze concrete per cambiare la legge elettorale, invece, ce le abbiamo proprio adesso. Berlusconi ha appena abbandonato il processo breve perché i suoi sondaggisti lo hanno bloccato in tempo: dimostra quindi di essere attento all’opinione pubblica finché sarà così debole. Dal canto suo Fini ha detto che bisogna modificare la legge elettorale, “se con l’uninominale o con le preferenze si vedrà”. Bersani e tutti gli altri il Porcellum non l’hanno votato e lo denunciano da tempo.

Le forze in Parlamento, quindi, ci sono. Ora sta a noi, come per la legge bavaglio – che siamo riusciti ad affossare a suon di petizioni e mobilitazioni di piazza  – a far capire che la modifica della legge elettorale è una priorità per i cittadini e quindi una mossa politica doverosa per chi si appresta a elezioni anticipate. Firmiamo tutti la petizione per riprenderci il diritto di scegliere i nostri Parlamentari e inoltriamola ai nostri amici e conoscenti.

Neanche questi anni di politica buia possono ammazzare il nostro diritto e la nostra speranza a una democrazia normale!

Marco Travaglio si chiedeva ieri su Il Fatto Quotidiano come sia davvero la situazione del caso elezioni anticipate. Davvero si avrebbe un trionfo sicuro del PdL?

IO VOTO ZINGARETTI

di Marco Travaglio

(da Il Fatto Quotidiano, 22/08/2010)

Ma chi l’ha detto che, se si vota, rivince il Cainano? Ora che i sondaggi danno il Pdl senza Fini al 28% (-10 sulle elezioni del 2008), la Lega al 12 (+ 2) e Fini al 6 (prim’ancora che fondi il partito), i leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? Un conto è la legittimità costituzionale di un governo diverso, che è fuori discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani dicano che non si può è la miglior prova che si può. Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e giornali a B., varrebbe la pena provarci. Ma siccome quella maggioranza non esiste, è inutile parlarne. Tanto poi, un giorno o l’altro, a votare bisognerà pur andarci. E allora tanto vale andarci in primavera (prima i tempi tecnici non lo consentono) costringendo B. a spiegare agli elettori il catastrofico flop della maggioranza più ampia della storia repubblicana, evaporata nel breve volgere di due anni. Rinviare tutto di un anno o più significherebbe invece regalargli una formidabile arma propagandistica e consentirgli di parlare non dei suoi fiaschi, ma dei “ribaltonisti” che volevano sovvertire la volontà popolare. Era da tempo che B. non se la passava così male. A parte le condizioni fisiche, impietosamente immortalate dalle immagini dell’altroieri quando s’è presentato a Palazzo Grazioli in tuta da benzinaio proferendo frasi sconnesse in spagnolo maccheronico (“estamos a la cabeza de la civilizaciòn”), sono le condizioni politiche che vanno a picco. Cacciando Fini e i finiani senza pallottoliere ha perso la maggioranza alla Camera e ora, se lo molla pure Pisanu, anche al Senato. Il linciaggio mediatico contro Fini e famiglia s’è rivelato un mezzo boomerang: il presidente della Camera è ancora in piedi e non ha perso nessun fedelissimo, nemmeno i morbidoni alla Moffa (nomen omen). Il vertice domiciliare con la servitù ha partorito un documento di 13 pagine che si può riassumere in tre parole: “Salvatemi dai processi”. Sai che novità. Se a dicembre la Consulta gli boccia il legittimo impedimento, a gennaio torna imputato e a primavera potrebbe essere condannato per Mills e per Mediaset. Ovvio che, per batterlo alle elezioni, questo Pd a encefalogramma piatto non basta. Ma chi l’ha detto che il Pd debba restare così? Dipende dagli elettori di tutto il centrosinistra: solo loro possono costringerlo a cambiare, prepensionando il museo delle cere che lo dirige. Per questo, su ilfattoquotidiano.it, abbiamo lanciato le primarie online, che in tempo di vacanze hanno già raccolto 20 mila risposte in tre giorni. Proviamo per un attimo a immaginare se, al posto di Bersani, ci fosse Nicola Zingaretti. Ha 45 anni, governa bene la Provincia di Roma, dove ha vinto le elezioni mentre Rutelli le perdeva, non è chiacchierato, non ha scandali né scheletri nell’armadio, ha una bella faccia pulita e normale, è pure il fratello del commissario Montalbano (il che non guasta), non s’è mai visto a Porta a Porta, ha ottimi rapporti con Vendola e parla un linguaggio che piace ai dipietristi. Intervistato da IoDonna, alla domanda “La qualità che preferisce in un uomo?”, ha risposto “L’onestà”. “E in una donna?”. “L’onestà”. Poi ha mandato a quel paese Chiamparino sulla batracomiomachia pro o contro l’invito a Cota alla festa del Pd: “Basta con la subalternità culturale alla destra, basta dare corda al Pdl o alla Lega in cambio di qualche spazietto su giornali e tv”. C’è chi, con molto meno, potrebbe perfino vincere le elezioni.