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Anche se in colpevole ritardo, oggi pubblichiamo un articolo di Gian Antonio Stella, tratto dal Corriere della Sera del 13 gennaio 2012. Il pezzo fa un po’ di conti in tasca a noi trentini, o meglio ai nostri politici, che in molti casi guadagnano cifre spropositate. Addirittura il presidente della provincia di Bolzano guadagna più di Obama! Leggere per credere.

SE IL VICE DI DURNWALDER GUADAGNA PIU’ DI SARKOZY

Bravissimi, bravissimi, bravissimi. Pagato il pedaggio di riconoscere a trentini e altoatesini che le loro terre sono governate meglio di gran parte del resto d’Italia, si può sommessamente dire che non va bene che un assessore bolzanino guadagni di più che un ministro di Berlino?

Lo denuncia, col titolo «Fette Diäten» (Grasse indennità) il quotidiano sudtirolese Neue Südtiroler Tageszeitung , diretto da Arnold Tribus, liberale, radicale, amico di Alex Langer, malvisto dai separatisti almeno quanto è amato da chi auspica un Alto Adige europeo e serenamente bilingue. Meno male. Meno male perché non c’è occasione in cui chi tocca il tema dei costi della politica quassù, sollevando perplessità su certe storture che scatenerebbero l’iradiddio se avvenissero a Napoli, Palermo o Catanzaro, non venga investito dal lamento per l’onore offeso delle genti alpine. E come sui Nebrodi o in Aspromonte divampano i sospetti sul complotto nordista, qui dilagano i dubbi su una congiura anti-autonomista.

Esente dal sospetto di essere nemica dell’autonomia, che anzi difende accanitamente, la Tageszeitung si prende dunque la libertà di dire cose scomode. A partire da certi confronti. Non solo quello noto tra le buste-paga mensili di Luis Durnwalder (appena limata a 25.620 euro) e Barack Obama (23.083 al cambio di ieri), ma tanti altri. Che potrebbero consentire al giornale di rifare il titolo ironico di tre anni fa: «Poveri tedeschi!».Poveri davvero, sia quelli di Germania sia i cugini austriaci. Il giornale, sommando indennità, diarie e rimborsi forfettari, fa ad esempio un paragone tra gli introiti mensili reali (se poi ciascuno dà soldi al partito è un’altra faccenda, ma non può essere a carico dei cittadini) di rappresentanti istituzionali più o meno paralleli.

Bene, il presidente del parlamento del Libero Stato di Baviera, Barbara Stamm, guadagna ogni mese al lordo 14.841 euro. Quello del Bundestag a Berlino, Norbert Lammert, 16.504. Quella della Camera austriaca Barbara Prammer, 17.136. E quello del consiglio provinciale altoatesino Mauro Minniti 21.440. Più del doppio rispetto al pari-grado del Tirolo austriaco Herwig Van Staa, che di euro ne prende, dice la «NST», 8.902.
Ma sono tutti i paragoni del giornale tedesco a essere, diciamo così, curiosi. La vicepresidente dell’assemblea provinciale bolzanina Julia Unterberger, con 17.220 euro lorde, risulta avere ogni mese quasi seimila bigliettoni in più rispetto a Hillary Clinton, che come segretario di Stato americano guadagnerebbe, stando ai siti ufficiali, 136.204 euro l’anno, cioè 11.350 al mese.
Certo, Durnwalder ha ragione quando dice che lavora 17 ore al giorno (chi vuole controlli: alle sei di mattina è in ufficio) e che il suo stipendio è «un terzo di quello del direttore generale della Cassa di risparmio locale». La Bbc , l’anno scorso, fece la lista degli uomini più pagati del pianeta: David Tepper riceveva da Appaloosa Management un salario di 4 miliardi di dollari, George Soros dal Soros Fund 3,3, James Simons da Renaissance Technologies 2,5. E bene ha fatto Obama a sottolineare più volte che sono cifre offensive. Detto questo, però, lì parliamo di soldi «privati» (tra virgolette, ovvio: in caso di tracolli finanziari troppo spesso sono tirati poi in ballo i governi e con loro i cittadini) e qui di soldi «pubblici». E i confronti si fanno tra figure confrontabili.

Ed ecco che colpisce il distacco non solo tra il «lordo» mensile di Durnwalder rispetto al governatore del Tirolo Günther Platter, che con 13.353 euro prende poco più della metà del «cugino». Ma più ancora quello del presidente della giunta provinciale trentina Lorenzo Dellai (21 mila euro: erano 21.539) rispetto a quello del cancelliere Angela Merkel: 18.883. È demagogico chiedere se sia normale che Rosa Thaler, presidente dell’assemblea regionale trentina (organo ormai svuotato dal rafforzamento dei due consigli provinciali che lo compongono abbinandosi ogni tanto) abbia una busta paga di 21.300 euro, cioè maggiore di quella del cancelliere austriaco Werner Faymann? O che Hans Berger, il «vice» di Durnwalder, prenda 24.360 euro lordi al mese contro i 21.133 di Nicolas Sarkozy?
Quanto ai «soldati semplici», accusa il giornale tedesco di Bolzano, le differenze sono altrettanto nette: un «deputato» del land bavarese prende 6.881 euro lorde al mese, un consigliere tirolese a Innsbruck 4.748, un parlamentare al Bundestag di Berlino 8.252, uno alla Camera viennese 13.872. Sopra a tutti, un consigliere provinciale altoatesino se ne ritrova in busta paga 14.000. Se il segretario generale dell’Onu Ban Ki moon ne prende 13.823 c’è o no qualcosa che non va? O c’è chi pensa di cavarsela con la tesi che è Ban Ki moon a esser sottopagato?

Sono sottopagati i ministri germanici del governo Merkel e quelli austriaci del governo Faymann, che secondo la «NST» prendono rispettivamente 16.300 e 16.320 euro al mese o sono pagati troppo gli assessori altoatesini che di euro ne portano a casa mensilmente, ancora al lordo, 23.100? Torniamo a dirlo e ridirlo: qui non si contesta l’accordo internazionale che ha garantito giustamente all’Alto Adige e di sponda al Trentino una larga autonomia. E ci è facile riconoscere a chi ha governato quelle montagne, quelle valli, quelle città bellissime non solo di essersi fatto carico di mille competenze (strade, scuole, sanità, paesaggio…) altrove a carico dello Stato, ma di aver lavorato meglio di altri. La prova: Bolzano e Trento svettano sempre in cima a tutte le classifiche sulla qualità della vita.

Ma proprio per difendere quei risultati occorre che quelle autonomie virtuose si sgravino delle zavorre denunciate anche da giornali non certo centralisti come il Corriere del Trentino di Enrico Franco o l’Adige di Pierangelo Giovanetti. Che dopo aver espresso dubbi su certe prebende trentine (17.949 euro agli assessori, 9.432 al sindaco del capoluogo, 8.847 a quello di Rovereto, 7.461 a quello di Comuni come Riva del Garda: proporzionalmente 66 volte più di quello di Milano) hanno messo sotto accusa l’accumulo sbalorditivo di enti locali. Che qui sono cinque: Regione, Provincia, Comuni, Comunità di Valle e Circoscrizioni. E tutte distribuiscono soldi. Basti dire che le 16 «comunità» danno ai membri degli esecutivi almeno 867 euro, ai vicepresidenti almeno 1.060, ai presidenti da 2.891 a 3.533. Quanto alle circoscrizioni, che sono 12 a Trento e 7 a Rovereto nonostante siano state abolite in tutt’Italia sotto i 250.000 abitanti, i soli presidenti costano 360.000 euro l’anno. L’Adige ha fatto i conti: la spesa totale per le indennità dei 5 organismi è di 50.468.000 euro l’anno. Pari a 95,3 euro per abitante. Tutti «costi indispensabili della democrazia»?

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Il presidente della provincia di Bolzano, Durnwalder, dice: “Non abbiamo nessun motivo per festeggiare l’unità d’Italia, siamo stati annessi a Roma contro la nostra volontà”. Questo dopo anni di finanziamenti principeschi e dopo aver scambiato astensioni pro-governo con favori sullo Stelvio e sui monumenti fascisti. Lasciamo il commento alla nostra Chinonrisica.


Il Corriere della Sera di domenica 3 novembre 1918 riportava un articolo di spalla intitolato “Austria deleta”.

Con i toni enfatici della vittoria a lungo attesa, l’autore (di cui non è nota l’identità), tra le altre cose scriveva: “Per la patria è sorto finalmente il giorno della prospera fortuna. Questa prospera fortuna è meritata perchè è il frutto della più schietta forza della nazione: è il frutto d’una fede pubblica che per nessun interno travaglio si perdette; che anzi nelle ore più gravi raddoppiò le forze della volontà e il coraggio dell’azione…Questa prospera fortuna  è la dura conquista del popolo d’Italia…”.

E il “Nuovo Trentino”,  edito grazie alla costituzione di un comitato formato da Enrico Conci, Alcide De Gasperi, Rodolfo Grandi, Guido De Gentili ed Emanuele Caneppele, pubblicò qualche giorno più tardi i messaggi festanti delle categorie economiche e sociali del Trentino, all’indomani dell’ingresso dell’esercito italiano a Trento.

L’entrata del governatore di Trento, conte Pecori Giraldi, nella sala consiliare stracolma fu accolta da un sindaco protempore ” roco nel delirio esultante dei primi giorni”, dall’omaggio floreale delle donne trentine, dal saluto del clero, dei deputati e dei lavoratori trentini.

Fu quello, senza dubbio, il momento della vera Unità, per il Trentino e per l’Alto Adige. Che festeggiano quindi qualche decennio in meno, rispetto al resto del territorio italiano. Le testimonianze di quei giorni, che devo al nonno irredentista di mio marito, sono emozionanti e stonano con il clima da festa  clandestina di questi giorni.

Stupisce, comunque che il monito al risparmio  sulle spese della commemorazione arrivi da chi ha voluto utilizzare 117.289 euro di denaro pubblico per le divise di un corpo paramilitare di frontiera. E sembrano del tutto paradossali le prese di posizione del presidente della provincia di Bolzano: di italiano non ci sono solo i passaporti, in Alto Adige, ma i cospicui finanziamenti all’autonomia e i lauti stipendi di una compagine parlamentare assai poco incline alla coerenza.

Sarà difficile che gli inni e le bandiere restituiscano senso dello Stato ad una comunità frammentata e sottoposta,da decenni, all’operato di una classe politica spesso dedita a compromessi poco onorevoli con la propria coscienza. Ma nelle manifestazioni, nei sit in di protesta, nelle sacrosante rivendicazioni di genere sarebbe significativo usare, in queste settimane, solo il nostro tricolore.

Un simbolo, anche etimologicamente, è una tessera di riconoscimento, qualcosa che unisce: che ciò avvenga in occasione del 150esimo e non solo per la vittoria della nazionale di calcio potrebbe essere un auspicio condivisibile?


Tante, tantissime le notizie che si rincorrono in questi giorni. Stare dietro a tutto è impossibile. Il ciclone Wikileaks, da molti sminuito, non va affatto sottovalutato. Nel mare magnum di semplici giudizi sui capi di Stato, ci sono molte notizie importanti e gravi, per il nostro paese come per molti altri. Nei prossimi giorni cercheremo di fare un quadro riassuntivo.

Sul versante politico, tutto fermo. Il Parlamento è chiuso fino al 14 dicembre, per evitare che il governo cada prima di quella data. Dopotutto, non c’era granchè da fare. Pompei crolla, il Veneto si deve riprendere dall’inondazione subita, l’Aquila è ancora ferma, i rifiuti continuano ad appestare Napoli e territori limitrofi. Ma l’importante è fare la compravendita. Accaparrarsi gli indecisi per ottenere la fiducia il 14.

E, nel nostro piccolo, come abitanti del Trentino Alto Adige, possiamo essere orgogliosi del contributo che daremo. E’ notizia di oggi infatti che i parlamentari dell’SVP (Sudtiroler Volkspartei), il partito del presidente della provincia di Bolzano Durnwalder che spadroneggia in Alto Adige, si asterranno dal voto di fiducia. Cosa otterranno in cambio? La gestione di una parte del Parco dello Stelvio. Ma andiamo con ordine.

Ad oggi, le province di Bolzano, Trento e Milano, che gestiscono ognuna una parte del Parco dello Stelvio, collaborano all’interno di un consorzio che risponde al Ministero dell’Ambiente. Ora invece la provincia di Bolzano vuole gestire in autonomia una parte del Parco.

“E così il parco nazionale verrebbe praticamente declassato a interregionale. Al posto del consorzio, destinato a essere soppresso, verrebbe istituito un semplice comitato di coordinamento con i rappresentanti delle province e dei comuni interessati.
Gli ambientalisti protestano. Secondo il Wwf nel Parco dello Stelvio aumenterebbero i pericoli per il paesaggio, il consumo di suolo, l’attività venatoria. Insomma, più cemento, più centrali idroelettriche, più cacciatori. Una vittoria del partito degli affari, con buona pace dell’oasi naturalistica. E questo perchè, secondo il Wwf, gli enti locali incontrerebbero maggiori difficoltà a respingere le pressioni delle lobby economiche attive nei rispettivi territori.”  (dall’articolo di Vittorio Malagutti su ” il Fatto Quotidiano” del 7/12/2010)

Bolzano vuole spadroneggiare in un parco nazionale. E’ proprio vero che il potere non basta mai, che chi ne ha ne vuole sempre di più. Non contento della larghissima autonomia di cui gode la sua provincia, Durnwalder vuole ancora più prerogative. E chi se ne frega se, con l’astensione dei parlamentari del suo partito, Berlusconi potrebbe ottenere la fiducia e quindi tenere l’Italia in stallo ancora per qualche mese. Applausi.

Ma non è finita. Altra buona notizia. Oggi nella sua spalla sul Fatto (“L’indulto occulto“) Marco Travaglio denuncia l’ultima nefandezza di questo morente governo. Il ddl Alfano, appena approvato dal Parlamento potremmo dire quasi in segreto, e che entrerà in vigore il 16 dicembre, prevede che i detenuti che scontano condanne definitive possano trascorrere l’ultimo anno di detenzione a casa propria. Un anno che si va ad aggiungere ai 3 che già la legge non fa scontare in carcere (ma ai servizi sociali e ai domiciliari) e, se il reato è commesso entro il maggio 2006, agli altri 3 anni abbuonati dall’indulto approvato qualche anno fa dal governo Prodi. Sette anni di bonus per chi delinque. Tutta opera del governo della tolleranza zero e della sicurezza. A questo punto conviene risolvere i problemi col vicino ammazzandolo che discutendo e rovinandosi il fegato. Il messaggio che passa è: perché essere onesti, pagare le tasse e fare il proprio dovere, quando non facendolo e comportandosi da furbi rischio poco o niente?

Un’ultima riflessione. Stamattina è stato arrestato Assange a Londra. Deve rispodere a due accuse di molestie sessuali e di stupro e la Corte di Westminster ha confermato la custodia cautelare, decidendo che il capo di Wikileaks debba rimanere in carcere fino al 14 dicembre, in attesa dell’udienza. Le accuse mosse a Julian Assange sembrano pretestuose, confezionate per screditare un uomo che fa paura, che ha messo in subbuglio le diplomazie di tutto il mondo.

Mi ha molto colpito la solitudine di Assange. Viene dipinto come un terrorista, un pericolo per la democrazia. Tutti i governi hanno salutato la sua cattura come una buona notizia. Ma questa non è assolutamente una buona notizia. Assange ha fatto quello che deve fare l’informazione. Spaventare il potere, controllarlo. Smascherarne le bugie e i sotterfugi. Dire a tutti che il re è nudo. Fare questo non è un pericolo per la democrazia. E’ il suo sale, ciò di cui vive e si alimenta.

Ma Assange non è solo, in realtà. Tante persone sono con lui, tutte quelle che grazie al suo coraggio ora sono più informate.