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C’è qualcosa. Un freddo diverso dagli altri. Un orologio che segna tempi diversi. Segni di rivoluzioni passate.

(orologio del Vecchio Municipio, Staromeste Namesti)

Camminando si sente l’eco di predicazioni finite in tragedia. Di resistenze passate alla storia. Di sacrifici costati la vita.

(Cattedrale di Tyn e monumento a Yan Hus)

E’ difficile capire quello che dice la gente, ma si colgono accenti orgogliosi nelle parole difficili, nelle pronunce impossibili. Orgoglio di appartenere ad un popolo che ha radici lontane e segnate da lotte continue. Disastri naturali, ribellioni a sovrani stranieri. Tutto questo è scritto sui muri di Praga, nei suoi vicoli, sui tetti delle torri che svettano graffiando il cielo.

(Castello Hrad di notte)

E’ lontano, il mondo di questa città. Popolato e vissuto da chi sa farsi sentire, da chi sa far valere la propria idea e muore per essa. Si respira resistenza, difficoltà, rivoluzione. Forse un fiato di vento ne porterà un po’ anche da noi, un giorno.

Si respira la storia, che impregna ogni cosa.

E’ stato un viaggio che porterò con me. Vedevo quei posti distanti, figli di esperienze diverse dalle nostre, troppo diverse. Ed è esattamente così. Ma ciò che è diverso spesso non allontana, ma rende più consapevoli di se stessi, perchè spalanca le porte del mondo. Respirando quell’aria che, come ho detto, è composta di molti elementi, ho visto l’anima di un popolo, il coraggio di una gente, l’esperienza di qualcuno che non sappiamo chi è.

Ringrazio Cassandra, insostituibile guida (non solo in questo viaggio) che mi ha permesso di camminare su quei ciottoli, di vedere quei palazzi altisonanti, di percorrere quelle vie poco conosciute, e di fare così tutto anche un po’ mio. Vedere Praga è sentire il grido di dolore di rabbia e di gioia di personaggi passati, lontani. Che però mai come ora hanno qualcosa da bisbigliarci all’orecchio, perchè rimbombi nelle nostre teste e nelle nostre coscienze e ci insegni qualcosa per affrontare il futuro.

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di L’Albatro

Stavo scrivendo il precedente intervento, “È come venir tramortiti dal proprio body-guard…(parte II)“, quando mi sono accorto di essere a metà dell’album Black Holes & Revelations, Muse. Come un risveglio improvviso, una coppia di versi:

“and tonight we can truly say
together we’re invincible”

La canzone è Invincible.
Un bellissimo invito in chiave rock, a reagire, sempre e comunque. Non vergognarsi nel sentirsi diversi, combattere per i propri sogni, prendere ogni sconfitta come un’occasione per cambiare le cose. Ogni tanto è bello trovare in giro, per caso, un incitamento, anche se si tratta di cose che dovrebbero essere ovvie per poter sentirci delle persone.
Il concetto più importante di tutti è il NOI, tutti insieme siamo invincibili. Sono sicuro di non essere l’unico a voler rivoluzionare questo Presente, con la P maiuscola: siamo vivi ora, e quando saremo vivi domani, senza aver fatto nulla per cambiare in meglio le cose, sarà come interpretare dei cadaveri. Non dobbiamo aver paura di sentirci diversi, è una cosa stupida! Stupida e maledettamente comoda!

Insieme, siamo invincibili, together we’re invincible!

(Testo di “Invincible)

p.s.: ne parlava anche Monicelli, a raiperunanotte, di rivoluzione.