Posts contrassegnato dai tag ‘diritti’

L’Egitto è di nuovo in fiamme. Disfatisi della dittatura di Mubarak, gli egiziani ora lottano contro il maresciallo Hussein Tantawi e la sua giunta militare. Piazza Tahrir, al Cairo, è da tre giorni teatro di scontri tra polizia e manifestanti, e i bilanci parlano di 20 morti e un numero imprecisato di feriti. Waleed Rashed, fondatore del movimento 6 Aprile, ha postato un video (che trovate qui sotto) in cui si vede chiaramente un uomo giacere a terra, morto.

La protesta è iniziata il 18 novembre, quando migliaia di persone sono scese in piazza al Cairo e in altre città (ad esempio Alessandria) per chiedere al Consiglio Supremo Militare di fissare una data precisa per il ritorno al governo civile. Assieme alla Fratellanza Musulmana, migliaia di cittadini facenti parte di organizzazioni laiche hanno espresso la loro preoccupazione per il prolungarsi del controllo militare sul Paese.

La protesta è stata scatenata dal un documento emesso dall’esecutivo provvisorio, che definisce i militari “guardiani della legittimità costituzionale”. L’espressione, molto ambigua, ha alimentato le paure degli egiziani, che temono l’intenzione dei generali di controllare e condizionare il processo che sta portando il Paese alle elezioni democratiche del 28 novembre.

La situazione è poi degenerata, fino alla situazione attuale, che ricorda quella dei giorni della rivoluzione contro la dittatura di Mubarak (anche se, per fortuna, per ora è meno tragica).

Nutro un profondo rispetto per questi popoli, che si battono per conquistare i loro diritti. E’ il momento più bello, nella storia di una democrazia: quando nasce e bisogna lottare per ottenere la libertà. Per noi è così scontata che non ci accorgiamo di non usarla veramente. La lasciamo appassire.

 

 

Immaginiamo di essere felici come Roger Daltrey mentre impersona Tommy, nell’omonimo film degli Who. Io lo sono!

 

Si è rotto lo specchio che ci rimandava tutti i nostri problemi nella loro interezza: crudi, completi e irrisolvibili, lo specchio ci bloccava.

Si è rotto lo specchio, e ora siamo un po’ più liberi, ora sappiamo, intuiamo, che possiamo davvero lavorare per risolvere i problemi. Dietro lo specchio c’è il sole, quello reale che illumina tutto e lo rende vero. Affrontabile, risolvibile.

Non ne potevo più di stare in questa nube di assurdità, gommosa e asfissiante. Il primo passo è fatto e un po’ alla volta ci riprenderemo tutto ciò che ci hanno rubato, privatizzato e denigrato: parole, istituzioni, diritti, dignità, credibilità.

Oggi pubblichiamo un nuovo articolo della nostra collaboratrice Chinonrisica.

Il tramonto dei diritti e della dignità sembra essere un periodico dramma umano. Ogni epoca di rinascita sociale e culturale ha, come sembra, un seguito amaro di oscurantismo, ignoranza e volgarità.

Come interpretare, altrimenti, quanto sta accadendo in questi mesi, in queste settimane? Il Novecento dei diritti nascenti, e finalmente conquistati, lascia spazio all’amarezza del lavoro da inseguire, del reddito precario, della gioventù tradita dal mito di una scolarizzazione risolutiva.

Il rifiuto del lavoro manuale è diventato progressiva incapacità di adattamento, la rincorsa al guadagno “pulito” ha cresciuto generazioni incapaci di produrre saperi indispensabili alla società. E, contemporaneamente, l’utopia dell’eterna gioventù ha popolato di satiri i luoghi del potere.

La chimica è corsa in aiuto ad un malinteso senso di virilità, quello che faceva affermare a Lina Merlin, in un’intervista, pubblicata nel 1963 dall’Europeo e rilasciata ad Oriana Fallaci :”Ah! Questo Paese di viriloni che passan per gli uomi­ni più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli!”.

Chissà che direbbe la senatrice socialista se vedesse, ora,  tradita così gravemente la sua battaglia per la dignità delle donne. In nome della quale non voleva avere la pretesa di abolire la prostituzione, ma solo  evitare che lo Stato ne fosse complice. Ma lo Stato oggi, attraverso i suoi rappresentanti più autorevoli, accetta di barattare denaro con sesso, forse, con compagnia incongrua certamente.

L’Istituto Luce diceva che le Italiane  spontaneamente si offrivano ad un Duce seduttore, che consumava amplessi quotidiani senza nemmeno togliersi gli stivali,  ispirate da autentico amor di patria.

Le giovani comparse dell’eterno apparire del nostro tempo (veline, meteorine, letterine…) che sgomitavano per una cena, per un invito in villa, per un ruolo eternamente secondario, fugace come la loro avvenente freschezza, erano invece animate da  spirito mercenario, a giudicare dalle buste, dai bonifici, dai gioielli. E nemmeno le TV di regime sono riuscite a convincerci del contrario.

Anni bui, quindi, di senso civico perduto e di dignità assediate. Anni di scarsa umanità, di machismo e femminilità deteriore, anni di “sisalvichipuò”.

Anche se a salvarsi, pare, saranno sempre gli stessi.


Del resto era scontato. Chi ha una famiglia, una casa e delle spese e delle persone da mantenere ha votato sì. Turandosi il naso, contro coscienza, piangendo. Dopo aver litigato e urlato contro i suoi colleghi, dopo essersi sentito dare del fannullone. Dopo che la politica ha abbandonato gli operai, non ascoltandoli e schierandosi dalla parte del mercato. Il mercato, in nome del quale si sacrificano diritti. rappresentanza, libertà e dignità.

E non ci vengano a dire che non è vero. Basta leggere il testo dell’accordo di Mirafiori per rendersene conto.

Ma i sì al referendum sono stati il 54,7% dei voti. Quindi non una maggioranza schiacciante. Anzi, in alcuni reparti (verniciatura e montaggio) i dipendenti hanno detto no alla nuova linea imposta da Marchionne. Sono stati però decisivi i voti degli impiegati della fabbrica. Vedremo quali saranno le conseguenze di questa spaccatura all’interno del fronte degli operai.

Ancora una volta, però, nonostante il risultato incerto, ha vinto la logica del potere. Chi ha forza si impone sugli altri, che devono subire. E’ una logica autoritaria e indegna di una democrazia che sia davvero tale, ma accade proprio nel tanto sponsorizzato e civilissimo Nord. Non si tratta più di “napoletani che non hanno voglia di lavorare”. Si tratta di ricatti. Ma questo l’abbiamo già detto.

Resta una sola domanda. Da secoli i più forti soverchiano i deboli. Pensavamo però che, almeno a certi livelli, questo comportamento non fosse più così evidente e ostentato. Pensavamo fosse roba da sette-ottocento. E invece eccoci qui. E tutti a dire che è giusto così. Che pena. La domanda è: se stiamo tornando così indietro su temi così fondamentali, tutto è trattabile, negoziabile? Si può imporre di rinunciare a qualsiasi cosa o c’è qualcosa di intoccabile, di sacro? Pensiamoci mentre andiamo a dormire.

Il notro Foedericus ci propone oggi un articolo che affronta il tema della libertà…a voi la lettura!

***

“LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE” – Dal testo di Gaber alla realtà che ci circonda

Così cantava il mitico Gaber in una delle sue canzoni

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione
.”

Giorgio Gaber, La libertà

Come rispondereste alla domanda “chi è colui che può definirsi libero?”; certamente molti diranno subito “colui che può fare ciò che vuole, esprimere le proprie opinioni, manifestare la propria fede e  via discorrendo” … invece non proprio. Non proprio perché questa sarebbe anarchia o per lo meno la rasenterebbe; per capire meglio il significato di tale termine, allora, prendiamo in esame la frase di Gaber libertà è partecipazione: partecipare, filologicamente inteso significa “essere parte di …” e quindi essere inseriti in un dato contesto. Libertà non è dunque dove non esistono limitazioni ma bensì dove queste vigono in maniera armoniosa e, naturalmente, non oppressiva.

Posso capire che la cosa strida a molti ma se analizzata in maniera posata si potrà evincere come una società senza regole sia l’antitesi di sé stessa.

Dove sta la libertà, allora? Innanzitutto comincerei parlando di rispetto: rispetto per l’altro, per le sue idee, per la sua persona: se non ci rispettiamo vicendevolmente non otterremo mai un vivere civile e quindi alcuna speranza di libertà.

La libertà è un diritto innegabile

chi ha il diritto di stabilire quali libertà assegnare a chi? Pensiamo agli schiavi di ieri e , purtroppo, anche di oggi: perché negare loro le libertà? Per la pigrizia di chi gliele nega, chiaramente; su questo si basa il rapporto padrone-schiavo (anche quello hegeliano del servo-padrone), sulla forza ed il terrore, terrore non dell’asservito ma del servito. Dall’Antichità al Medioevo, dal Rinascimento ad oggi gli uomini hanno sempre tentato di esercitare la propria egemonia sugli altri, secondo diritti divini, di nobiltà di natali, tramite l’ostentazione della propria condizione economica e via discorrendo, falciando così in pieno il diritto alla libertà di alcuni.

“Libertà è partecipazione”, tale frase continua a ronzarmi in testa e mi sprona ad esortare: rispettiamoci per essere liberi… a tali parole mi sovviene la seconda strofa del nostro inno nazionale (di cui pochi, ahime, conoscono l’esistenza, poiché molti ritengono che il nostro inno sia costituito d’una sola strofa):

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò
.”

e quindi l’invito della terza strofa:

Uniamoci, amiamoci

Dignità, rispetto dell’altro, partecipazione, lievi seppur necessarie limitazioni: questi sono gli ingredienti per un’ottima ricetta di libertà, non certo paroloni da politicanti come “lotta alla criminalità”, “lotta all’evasione fiscale”, “lotta alle cricche”, giusto per citare le più quotate in questi ultimi tempi. La libertà necessita di semplicità, non certo di pompose cerimonie: essa è bella come una ragazza a quindici-sedici anni (o per lo meno, rifacendomi allo Zibaldone leopardiano), tutta acqua e sapone e sempre con un sorriso gentile pronto per tutti. Forse è anche per questo che gli uomini raffigurano la Libertà come una giovane donna…!

Foedericus.