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DEMOCRAZIA: UNA TRUFFA DA ABBATTERE AL PIU’ PRESTO  

di Massimo Fini   (da La voce del Ribelle n°35-36 di settembre 2011)

Non è più il tempo delle parole. È venuto quello della violenza. Non intendo, naturalmente, la violenza terroristica. Del terrorismo ne abbiamo avuto abbastanza, in Italia, negli anni Settanta e nei primi Ottanta, un terrorismo favorito dall’inerzia e a volte dalla complicità, soprattutto di una parte del Partito socialista, della classe dirigente che non fece nulla per combatterlo finché uccideva gli stracci, agenti di custodia, vigili urbani, operai, baristi, e si svegliò solo dopo il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro quando si rese conto che anche i propri esponenti, e non solo cittadini comuni, potevano esserne colpiti.

Oltretutto quel terrorismo cavalcava un’ideologia morente, il marxismo-leninismo, che si sarebbe dissolto di lì a pochi anni col crollo dell’Unione Sovietica. In ogni caso il terrorismo, oltre a rafforzare le classi dirigenti che dice di voler combattere, non è moralmente accettabile se non quando si rivolge contro truppe straniere che occupano il territorio nazionale, come avviene in Afghanistan e come fu quello della resistenza italiana peraltro ininfluente, a differenza di quella afgana, dal punto di vista militare.

La violenza di cui parlo qui è quella di massa, non armata ma disposta a lasciare sul terreno qualche morto, com’è stata quella tunisina che nel giro di due soli giorni ha spazzato via il dittatore Ben Alì. La violenza di massa, di popolo, è giustificata, anzi resa necessaria, da tre elementi. Il primo è generale. Gli altri due riguardano precisamente l’Italia.

1) La democrazia rappresentativa, come credo di aver dimostrato in “Sudditi. Manifesto contro la democrazia”, non è la democrazia, ma un sistema di oligarchie, politiche ed economiche, che schiacciano il singolo, colui che conserva quel tanto di rispetto di sé, dal rifiutare gli umilianti infeudamenti a una di queste mafie, e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e ne diventa invece la vittima designata.

2) Nelle altre democrazie occidentali questa sostanza di fondo viene mascherata con un rispetto delle forme della democrazia. Non è molto, ma è perlomeno qualcosa perché, come diceva La Rochefoucauld, “l’ipocrisia è il prezzo che il vizio paga alla virtù”. In Italia sono saltate anche le forme della democrazia. Si accetta, come cosa naturale, che delinquenti, criminali, troie siano i nostri cosiddetti rappresentanti. E la nostra libertà si riduce a scegliere, ogni cinque anni, da quale delinquente o puttana preferiamo essere comandati. Che questa classe dirigente, di maggioranza ma anche di opposizione, non faccia più nemmeno finta di occuparsi del bene collettivo ma pensi solo ad autoperpetuarsi lo si è visto con chiarezza in questa crisi economica. È stato tutto un azzuffarsi per scaricarsi l’un l’altro responsabilità che sono, sia pur in misura diversa, di tutti e per ritagliarsi ulteriori microfettine o macrofettone di potere. Mentre agli italiani, anche e soprattutto a quelli che hanno lavorato onestamente tutta una vita, si chiedevano altri sacrifici, costoro si tenevano ben stretti i propri privilegi. Noi, per questa classe di parassiti profumatamente pagati per non fare assolutamente nulla, come i nobili dell’ancien régime, non siamo che asini al basto, pecore da tosare.

3) Poi c’è il fenomeno Berlusconi. Un presidente del Consiglio che definisce il Paese che ha governato per dieci anni “un Paese di merda” non lo si era ancora mai visto, sotto nessuna latitudine. Ci aspettavamo quindi un sussulto, un soprassalto di dignità da parte degli italiani. Non per un malinteso senso di orgoglio nazionale, ma perché, quell’espressione offende tutti noi, uomini e donne, singolarmente presi, dandoci dei “pezzi di merda“. Ci aspettavamo quindi che gli italiani scendessero in strada, non per il solito e inconcludente sciopero alla Camusso, ma per dirigersi, con bastoní, con randelli, con mazze da baseball, con forconi verso la villa di Arcore o Palazzo Grazioli o qualsiasi altro bordello abitato dall’energumeno, per cercare di sfondare i cordoni di polizia e l’esercito privato da cui, come un signorotto feudale, si fa proteggere, per dargli il fatto suo. Invece la cosa, di una gravità inaudita, è passata come se nulla fosse.

Anzi sul sito del Corriere della Sera Pierluigi Battista ha difeso Berlusconi affermando che dire che “l’Italia è un Paese di merda” non è reato.

Che c’entra? Non tutte le cose che hanno rilevanza politica sono reati. Se un premier dicesse “da oggi tutti gli stipendi sono dimezzati” nemmeno questo sarebbe un reato, ma non per ciò i cittadini perderebbero il diritto di difendersi. Fino a quando tollereremo che questo mitomane schizoide, questa faccia di bronzo, questa faccia di palta, questa faccia di merda, questo corruttore di magistrati, (nessuno crederà, sul serio, che Prevìti abbia pagato in proprio il giudice Metta per “aggiustare” il Lodo Mondadori a favor di Fininvest), corruttore di testimoni (Mills), corruttore della Guardia di Finanza, concussore della polizia (caso Ruby), creatore dí colossali “fondi neri”, campione dell’evasione e dell'”elusione”, ci insulti impunemente e altrettanto impunemente violi quelle leggi che noi cittadini siamo chiamati invece a rispettare?

Ma, in fondo, Berlusconi è utile. Perché, con la sua arroganza, con la mancanza di qualsiasi prudenza, smaschera la sostanza della democrazia, di qualsiasi democrazia: impunità per i membri delle oligarchie dominanti, “in galera subito e buttare via le chiavi” per i reati da strada che son quelli commessi dai poveri cristí. La solita, vecchia, cara, schifosa giustizia di classe.

Le democrazie rappresentative vanno quindi abbattute. E non è affatto necessario, come le oligarchie dominanti vogliono far credere per poter continuare a ruminare in tranquillità i propri privilegi, che siano seguite da dittature. Sí può pensare a sistemi comunitari, a una sorta dì feudalesimo senza feudatari, o ad altro. Comunque cominciamo a liberarci di questo sistema. Ciò che verrà dopo si vedrà. Quello che non è più possibile tollerare è continuare a star seduti, come se nulla fosse, su una truffa che dura da due secoli.

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Vi proponiamo un articolo, diciamo, filologico, di un nuovo collaboratore che speriamo diventi “assiduo”. Foedericus si è posto l’interrogativo di capire come mai certe parole importanti sono ormai abusate, o almeno sono viste come tali. Questo e altro nell’articolo che segue. Buona lettura!

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SE POLITICA DERIVA DA POLIS

“Democrazie” a confronto

Per prima cosa intendo ringraziare di cuore Albatro che mi ha fornito l’opportunità di scrivere un “pezzo” per questo blog.

Di certo non sono qui per fare scuola di pensiero, ce ne sono già abbastanza al mondo; quanto più mi piace fare in un discorso non è dare indicazioni/soluzioni precise (ne offre fin troppe la società dei consumi che ci ospita), bensì portare ad un affinarsi della mente dell’interlocutore e di conseguenza mia fornendo spunti di riflessione: questo è quanto vorrei fare con questo scritto.

La rabbia è molta, lo sconforto crescente, la credibilità oramai ci ha abbandonati: questa la politica italiana degli ultimi tempi; al posto di scagliare pietre da una parte e d’elevare agli onori degli altari dall’altra ritengo sia di gran lunga più proficua una ricerca filologica alle radici di termini di cui comunemente facciamo uso e talvolta abusiamo.

Il termine politica rimanda subito col pensiero alle poleis greche, sovente additate come massimo esempio di convivenza civile e vita cittadina fortemente sentita e partecipata; difatti esso deriva da polis (“città-stato”), a sottolineare il fatto che l’amministrazione della città dev’essere interesse degli stessi abitanti. Ma se vogliamo ben guardare esistono varie modalità secondo cui una comunità può decidere d’organizzarsi: democrazia diretta, rappresentativa, aristocrazia, oligarchia, monarchia, dittatura…gradirei prendere in analisi solamente la democrazia in quanto forma di governo che ci tange più prossimamente.

Sempre scavando a livello filologico, democrazia risulta significare “potere del popolo ovvero spettante ed esercitato da quest’ultimo. Adamantina balza agli occhi la stridente realtà: in qualsiasi stato che si regoli tramite democrazia non è previsto che siano i cittadini a decidere direttamente, quindi che democrazia è? Ecco la nascita della democrazia rappresentativa, inconcepibile nel mondo greco, più abbordabile per noi, sovente sfaticati semplificatori dell’era moderna.

L’antica democrazia greca prevedeva un’assegnazione di cariche del tutto particolare: queste venivano affidate agli abitanti della polis mediante sorteggio, un po’ come avviene nella modernità alle elementari per designare “il capoclasse”; tramite tale estrazione guidata puramente dal fato tutti potevano, democraticamente appunto, partecipare alla vita della propria città senza esclusioni o nonnismo di sorta. Chiaramente a partecipare alla vita  politica erano cittadini liberi (anche circa tale argomento vi sarebbe da discutere, magari in un altro pezzo!), non certo gli schiavi e men che meno le donne.

Altro aspetto curioso: tutti si sentivano tenuti a partecipare alle assemblee ed ai momenti di vita pubblica; impensabili erano sanzioni come la preclusione dalla possibilità di votare, che possiamo paragonare, ad esempio, al ritiro della tessera elettorale a coloro che non si fossero recati a votare per un determinato periodo di tempo nella neonata Repubblica Italiana.

Il voto presso i greci era la naturale espressione di un parere, ovvero quanto oggi sembra non essere più: andare a votare per molti di noi è quasi una condanna; spesso sento dire: “Cosa voto a fare? Tanto non so chi scegliere”; o peggio: “… tanto scelgono gli altri per me!”. Rinunciare così ad un proprio diritto e dovere (poiché votare è forse l’unico caso in cui tali accezioni si coniughino) significa fare a meno della propria condizione di uomini liberi, divenire schiavi … schiavi di chi?, mi si domanderà: schiavi di una politica che dal fare l’interesse del cittadino è passata a fare quello di UN cittadino; anzi, è erroneo dire “di una politica”, preferirei si dicesse di una classe politica, o di politici poiché la povera politica di per sé non ha fatto nulla di male, sono gli uomini che ne hanno abusato senza che questa se ne accorgesse!

Ogni qual volta si debba andare a votare ricordiamoci questo:

VOTARE = ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE

pro memoria fondamentale, punto di partenza per un rinnovamento che la vita politica di questo Paese sta attendendo da anni; rinnovamento che non potrà avvenire se continueremo a ragionare come abbiamo fatto fino ad ora, lasciandoci trasportare da quel fastidioso atteggiamento del “lasciamo fare agli altri ché è troppo faticoso”.

Spero che questo minimo scritto abbia almeno fornito degli spunti su cui riflettere la notte prima di coricarsi, o per strada, sull’autobus, in famiglia, con gli amici (almeno quelli con cui si può discutere di tali materie).

Ricordate: IL POPOLO SIAMO NOI!

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

(Costituzione Italiana, art. 1, comma 2)

Ringraziando ancora gli owners del blog per quest’opportunità,

Foedericus