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Con tutto questo parlare di bavagli mi è tornata sotto mano una notizia scovata una ventina di giorni fa, dal sito di SkyTg24, che viene dall’Islanda.

Il 15 giugno Parlamento di Reykjavík ha approvato all’unanimità una legge che è stata ribattezzata “legge sbavaglio“. Non è un’errore di battitura, e la maggioranza bulgara che ha votato (50 a favore, 0 contrari e un astenuto) non ha approvato una legge vergogna, ma bensì la totalità del Parlamento ah varato un provvedimento che amplia la libertà di espressione. La legge avrà comunque un periodo relativamente lungo prima che sia operativa, in quanto l’iter burocratico islandese è piuttosto complesso: il governo deve specificare come questa legge dovrà entrare in vigore.

Nell’articolo di Nicola Bruno leggiamo alcuni dei contenuti della nuova legge e quali sono stati i modelli internazionali che sono stati d’ispirazione:

– protezione totale per gli informatori (Belgio);

– segreto professionale rafforzato per i giornalisti (Svezia);

– maggiori garanzie per i fornitori di connettività;

– invito a denunciare i reati delle pubblica amministrazione (USA) e completa trasparenza degli atti governativi (Norvegia);

L’Irlanda mira ad “attirare gli investimenti di chi opera nel settore dei media digitali“, cioè invita siti web e servizi online a trasferire i propri server nel loro paese, in modo da “rispondere solo alla ultra-protettiva legge del paese“.

Sarebbe infatti una soluzione interessante per poter continuare a pubblicare la intercettazioni telefoniche e tutti quegli atti di cui la nostra legge bavaglio proibisce la diffusione!

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Altre informazioni su The United Persons (sito in inglese)

L’Albatro

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