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Finalmente il ministro Passera ha deciso: addio al beauty contest, la procedura che avrebbe regalato a Rai e Mediaset le frequenze liberate dal passaggio dall’analogico al digitale. Ora, invece, si terrà un’asta che permetterà allo Stato di incamerare qualche miliardo di euro (dalle frequenze vendute alle compagnie telefoniche si sono guadagnati 3,9 miliardi di euro).

Con il beauty contest, si sarebbero accaparrati i sei multiplex (pacchetti di frequenze) a disposizione i soggetti ritenuti più meritevoli secondo i parametri imposti dal Ministero per lo sviluppo economico. E ovviamente, visto che il precedente ministro era Paolo Romani, Rai e soprattutto Mediaset avrebbero facilmente stravinto: il regolamento del beauty contest infatti premiava chi era già attivo nel settore.

Ora, con un’asta (si spera) libera e senza limitazioni, chiunque potrà partecipare, inserendosi nel duopolio televisivo che caratterizza il nostro paese. E chissà mai che questi nuovi soggetti possano proporci qualcosa di nuovo, che dimostri come si possa fare buona televisione e sancisca la fine della tv trash italiana.

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Allora, ricapitoliamo.

L’Antitrust è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Dovrebbe vigilare, tra le altre cose, anche sui conflitti d’interessi. E in Italia c’è una persona che detiene il record mondiale di conflitti d’interessi. Una a caso. Sì, proprio lui, avete indovinato. E ora viene nominato presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, avvocato di fiducia del presidente del Senato Renato Schifani. Non è servito a nulla l’appello lanciato al Presidente della Repubblica da Michele Polo, prorettore della Bocconi ed economista specializzato in antitrust, insieme ad altri duecento economisti. Nel testo si chiedeva che il nuovo presidente venisse scelto tra personalità con “profonde competenze economiche, oltre che giuridiche, necessarie per decidere sul funzionamento dei mercati, ed essere capace di agire in piena e totale indipendenza da qualunque interesse di parte, economico e giuridico”.

Pitruzzella non sembra fornire queste garanzie, essendo appunto uomo di fiducia di Schifani (e così ci giochiamo l’indipendenza) e firmatario di appelli che difendevano la costituzionalità del lodo alfano (addio anche alla competenza giuridica). L’avvocato difende pure le leggi contro le intercettazioni e l’attuale legge elettorale. Serve aggiungere altro?

Nel frattempo la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), ente indipendente che vigila, appunto, sulla borsa e sulle società a tutela dei risparmiatori, ha assunto senza alcun concorso pubblico Clementina Scaroni, avvocato, figlia di Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, società sulla quale la Consob deve vigilare. Consob che, lo ricordiamo, è presieduta da Giuseppe Vegas, che prima di ottenere la presidenza ricopriva l’incarico di viceministro dell’economia. Insomma, altri due chiarissimi esempi di indipendenza.

Insomma, in Italia i conflitti d’interessi non sono un problema, ma una risorsa. Gli organismi indipendenti sono spesso presieduti o composti da persone tutt’altro che al di sopra delle parti, mentre sono tantissimi i casi di amministratori delegati che siedono nei consigli di amministrazione di sei, sette, otto società, le quali spesso fanno affari le une con le altre.

Per esmpio: Tizio sta nel consiglio di amministrazione della società X e della società Y. X deve comprare qualcosa da Y. Tizio dovrebbe fare gli interessi di chi compra e anche di chi vende. Ovviamente è impossibile. Ed ecco svendite incredibili e acquisti a prezzi stracciati. Se poi Y cerca un compratore per il suo prodotto, magari ad un prezzo vantaggioso, Tizio non avvertirà X, dandole un indubbio vantaggio? Inoltre Tizio conoscerà strategie e debolezze di entrambe le aziende, che magari sono concorrenti. Qui siamo oltre i conflitti di interessi. Siamo alla schizofenia.

Tutto questo in barba al libero mercato e alla concorrenza, che in Italia sono ridotti a ben poca cosa. Lotte tra forze politiche e ragnatele di influenze stritolano chi non fa parte del gioco, estromettendo chi non si piega al sistema. Ogni anno questi maneggi sottobanco bruciano centinaia di milioni di euro. Il conto grava poi su tutti noi. Ecco perchè servono individui onesti, indipendenti e capaci alla guida degli organismi di controllo e leggi draconiane su questi temi.

Il nuovo governo sarà in grado di farle? Certo, non ha iniziato bene nominando Passera. Ma c’è il tempo di dimostrare un’inversione di tendenza. Speriamo sia davvero così.

Ascoltando i nomi dei nuovi ministri, mi accorgevo che (da non addetto ai lavori) ne conoscevo veramente pochi. E la cosa mi è piaciuta molto. Molto meglio professionisti silenziosi che schiamazzanti incapaci.

Ma non si può fare a meno di muovere alcune critiche alle scelte di Monti. Innanzitutto per quanto riguarda Corrado Passera. Da un pezzo di Marco Travaglio (sul FQ del 24 agosto 2010): “(…)Passera, già amministratore delegato di Olivetti (poi venuta a mancare all’affetto dei suoi dipendenti), di Poste Italiane (i nostri abbonati ne sanno qualcosa) e ora di Banca Intesa (…) ha condotto nel 2008 la mirabile operazione Alitalia per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino. Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore. (…) Nella Cai sono entrati alcuni noti debitori di Banca Intesa di Passera, tra cui Carlo Toto, patron di AirOne, che vantava 900 milioni di debiti: ora i debiti si sono diluiti nel più grande calderone Cai e Banca Intesa di Passera non ha più nulla da temere.” Qui trovate un interessante articolo per capire meglio chi è Corrado Passera.

Altra scelta che si poteva evitare è quella di Catricalà come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Attualmente è presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (l’Antitrust). Ricopre questa carica dal 2005, ma mai una volta che abbia fatto qualcosa (o almeno detto qualcosa) sul conflitto d’interessa di B., ovvero il più imponente della storia. Anzi, lo ha difeso. Quando Gentiloni (ministro delle telecomunicazioni del governo Prodi) ha fissato al 45% della raccolta pubblicitaria il tetto antitrust per ogni gruppo tv (nel resto d’Europa nessuno supera il 30%), Catricalà ha criticato fortemente tale scelta, affermando che non si possono comprimere i fatturati dei trust. Insomma, Catricalà è uno che è stato per anni a fianco di Berlusconi e gli ha retto il moccolo sulla questione del conflitto d’interessi: che motivo c’è di nominarlo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio?

Per quanto riguarda gli altri ministri, devo dire che tutti i curricula sono impressionanti. Sembrano davvero persone competenti, e in Italia ce n’è un gran bisogno. Ma vedo tanti legami con la Chiesa, troppi. E molti ministri siedono anche in consigli di amministrazione importanti ed influenti, come quello di Intesa Sanpaolo, Enel e altri. Spero solo che siano persone serie ed antepongano il loro nuovo ruolo e il bene dell’Italia, e di noi tutti, agli interessi di bottega. Ci credo ancora. Giudichiamo dai fatti.

Mi sento molto più rassicurato da professori universitari, ex prefetti, esperti di caratura nazionale ed internazionale (per quanto alcuni siano troppo cattolici e troppo banchieri o ammanicati per i miei gusti) che dai politici falliti. Stiano zitti ora, e guardino all’opera delle persone capaci. Stiamo a guardare. Chi vivrà vedrà.

(Tutte le schede dei ministri)