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Un paio di pensieri sullo scandalo che ha travolto, più o meno inaspettatamente (ironia!), la Lega Nord. Ce ne parla la nostra collaboratrice, Whatsername. Buona lettura!

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Aumento del prezzo della benzina, IMU, burlonerie delle Borse, riforma del lavoro: sono solo alcune delle notizie che quotidiani e telegiornali ci propinano.

Ma noi, popolo di poeti, santi e navigatori non ci accontentiamo di queste bazzecole.

Vogliamo di più. Specialmente dalla nostra classe politica. E chi meglio di tutti poteva soddisfare le nostre esigenze? No, Berlusconi ormai è stato surclassato. La nuova protagonista dell’ennesimo scandalo politico è la Lega Nord. Esatto, la Lega Nord, il partito della Padania, il partito fedele alla (sua) linea, il partito che si schiera dalla parte dei lavoratori e dei pensionati. E il partito che si è unito al PDL del Cavaliere, il partito che scalda i “cadreghini” di Palazzo Chigi e Palazzo Madama a Roma, il partito che riceve la sua parte di soldi da uno Stato che non vuole sia unito.

Così le magistrature di Milano, Napoli e Reggio Calabria, durante le vacanze di Pasqua, decidono di  “complottare” contro la Lega, come se non avessero niente di meglio da fare.

Da quando lo scandalo ha avuto inizio, l’elenco è in continuo aggiornamento. Dunque, due punti, a capo, trattino. Pagamento dell’affitto della casa romana di Calderoli; pagamento delle spese private di Reguzzoni; presunto dossieraggio su Roberto Maroni (di cui Bossi non sapeva nulla); possibile accordo tra Bossi e Tremonti per aprire dei conti bancari in Tanzania e a Cipro, che verranno rimpinguati con i soldi pubblici; pagamento di spese famigliari e mediche di Bossi; pagamento delle vacanze dell’allegra famiglia Bossi; pagamento di multe, diploma e auto di grossa cilindrata dell’ex consigliere regionale Renzo Bossi, meglio conosciuto come “il Trota”; dulcis (o amaris?) in fundo, indagate persone cinque facenti parte dell’ambiente mafioso calabrese (la ‘ndrangheta, per intenderci).

Le accuse, quindi, verteranno su reati come truffa ai danni dello Stato, riciclaggio e uso illecito di denaro pubblico.

Una grossissima gatta da pelare per quel partito che si credeva un Esorcista, in grado di annientare la demoniaca Terronia per infondere il “sano” Federalismo spirituale.

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Troviamo su Il Fatto Quotidiano online un articolo di Giulia Innocenzi (giovane giornalista che abbiamo visto ad Annozero) intitolato “Dopo il bavaglio è l’ora del porcellum“.

E tornato difatti da poco in luce il problema della legge elettorale definita dal suo stesso “genitore” Calderoli come una porcata.

Questo perché il caos ai piani alti del governo sta mandando segnali sempre più forti di disgregazione e instabilità: sempre più spesso sentiamo nominare le elezioni anticipate.

Se non abbiamo un’opposizione solida nel combattere questo stato di cose, almeno noi cittadini non lasciamo il campo: è fondamentale continuare a indignarsi e far sentire la propria voce e discutere, discutere discutere. Potrebbe essere l’occasione giusta per modificare questa legge vergogna una volta per tutte.

Giulia Innocenzi inoltre ci propone di firmare una petizione su avaaz.org, un’organizzazione globale che ha come scopo di “sensibilizzare milioni di persone in tutto il mondo e far contare l’opinione pubblica riguardo a problemi globali quali la povertà, il cambiamneto climatico, i diritti umani e la sicurezza”.

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DOPO IL BAVAGLIO È L’ORA DEL PORCELLUM

di Giulia Innocenzi

Le elezioni anticipate sono sempre più vicine: Fini ci ha detto ieri che il “Pdl è morto” e Berlusconi offeso ha risposto che allora si va a elezioni subito. Maroni ha aggiunto che può organizzare le elezioni anche in due giorni, se serve.

Ma a noi cittadini queste elezioni servono? No! A meno che…

A meno che non riusciamo finalmente a liberarci del Porcellum, la metastasi democratica che ha portato in Parlamento amichetti e signorsì, e che ha dato in mano a Berlusconi – e a tutti gli altri leader di partito – armi di asservimento parlamentare, tanto da fargli dire che i finiani che dovessero “decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali“. Ma dico, possiamo continuare ad accettare questa compravendita dei parlamentari? E’ sostenibile un’agenda parlamentare piena di interessi di cricche e di gruppi influenti di potere, mentre viviamo l’anno record di ore di cassa integrazione e di disoccupazione giovanile? Dobbiamo dire basta alle liste bloccate e ai parlamentari scelti dalle segreterie di partito che di tutto si occupano, fuorché degli interessi dei cittadini!

Lo so, lo so, non abbiamo un’opposizione su cui contare quando c’è da scendere in battaglia. Madelle speranze concrete per cambiare la legge elettorale, invece, ce le abbiamo proprio adesso. Berlusconi ha appena abbandonato il processo breve perché i suoi sondaggisti lo hanno bloccato in tempo: dimostra quindi di essere attento all’opinione pubblica finché sarà così debole. Dal canto suo Fini ha detto che bisogna modificare la legge elettorale, “se con l’uninominale o con le preferenze si vedrà”. Bersani e tutti gli altri il Porcellum non l’hanno votato e lo denunciano da tempo.

Le forze in Parlamento, quindi, ci sono. Ora sta a noi, come per la legge bavaglio – che siamo riusciti ad affossare a suon di petizioni e mobilitazioni di piazza  – a far capire che la modifica della legge elettorale è una priorità per i cittadini e quindi una mossa politica doverosa per chi si appresta a elezioni anticipate. Firmiamo tutti la petizione per riprenderci il diritto di scegliere i nostri Parlamentari e inoltriamola ai nostri amici e conoscenti.

Neanche questi anni di politica buia possono ammazzare il nostro diritto e la nostra speranza a una democrazia normale!

di Aristofane

Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni vuole che sia in primo luogo la Lega a riformare la Costituzione. Riforma che, in sostanza, dovrebbe prevedere il Senato federale, la modifica del Titolo Quinto e l’eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale. L’operazione giuridica, a dir poco delicata, necessaria a modificare la Carta dovrebbe essere affidata, sempre secondo Maroni, a Bossi e Calderoli.

Sarò prevenuto, ma l’idea che la Costituzione venga riformata e quindi in parte riscritta, emendata, modificata eccetera da Calderoli e Bossi è per me agghiacciante. Stiamo parlando di due individui che sono tra i principali esponenti di una partito che si dichiara apertamente secessionista; che vorrebbe eliminare (fisicamente o rispedendo al loro paese) gli extracomunitari; che predica l’intolleranza religiosa, culturale, etnica; che sostiene un presidente del consiglio che fa spregio della giustizia e di ogni regola, cercando di evitare processi e guai finanziari per le sue aziende. Tutto ciò stride leggermente con gli articoli 2,3,5,6,8 della nostra Costituzione (prendendo in considerazione solamente i principi fondamentali presenti nella Carta, ovvero i primi 12 articoli; un elenco completo sarebbe troppo lungo).

Inoltre Maroni, che impone la Lega come forza di riforma costituzionale, è condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale (e quindi non è il ministro dell’agricoltura, ma dell’interno, giustamente). Durante la perquisizione della sede leghista di Milano, il buon Bobo ed altri dirigenti della Lega si azzuffano con gli agenti di polizia, per impedire loro di svolgere il proprio lavoro. Maroni tenta addirittura di mordere la caviglia di un poliziotto. Inoltre, il ministro è imputato come ex capo delle camicie verdi (insieme ad altri dirigenti leghisti), con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Il centrodestra, però, nel 2005 vara una riforma legislativa, con la quale i primi due reati vengono ampiamente ridimensionati; resta in piedi quindi solo il terzo ( le informazioni su quest’ultimo procedimento sono aggiornate al marzo 2008,n.d.a.). Insomma, il soggetto ideale per proporre una riforma della Carta Costituzionale.

Ma veniamo a chi dovrebbe materialmente farla, questa riforma. Calderoli, fiero difensore della Chiesa e della famiglia, si è sposato con rito celtico con Sabrina Negri, da cui si è poi separato; definisce “una porcata” la legge elettorale di cui egli stesso è, nel 2005, coautore; il 15 febbraio 2006 espone, durante un’intervista al tg1, una maglietta con la riproduzione di una delle vignette danesi che hanno scatenato disordini in tutto l mondo islamico: due giorni dopo, durante una dura protesta contro il ministro davanti al consolato italiano in Libia, la polizia libica spara, uccidendo undici manifestanti; è stato salvato dall’inchiesta sulle camicie verdi da una legge ad personam ed è imputato (informazione aggiornata al 2008, n.d.a.) per ricettazione.

Su Bossi le cose da dire sarebbero tantissime. Limitiamoci a ricordare che è condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato ad un anno per istigazione a delinquere; nel 2007 è stato condannato, sempre definitivamente, ad un anno e quattro mesi (anche se poi la pena è stata commutata in 3000 euro di multa, ma l’indulto ha estinto tutto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver affermato nel 1997: “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”.

Più che una riforma, ci vorrebbe un riformatorio.

Questi sono i soggetti che dovrebbero mettere mano alla nostra Costituzione. Persone che non hanno rispetto della patria e della bandiera, e quindi dei cittadini. Le riforme che vorrebbero introdurre riguardano la trasformazione dell’Italia in una repubblica federale (ogni regione avrebbe ambiti di competenza molto più ampi di quelli attuali, pur continuando a dipendere dallo Stato centrale) e l’introduzione di un semipresidenzialismo alla francese (il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dal popolo ed è parte integrante del potere esecutivo, anche se il governo vero e proprio, di cui il presidente nomina il Primo Ministro, deve ottenere la fiducia delle camere). Ma la cosa più spaventosa riguarda l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Secondo l’art. 112 della Costituzione “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”; ovvero il magistrato, qualora venga a conoscenza di reati, deve intervenire e svolgere le sue funzioni di indagine, sempre ed in ogni caso, chiunque siano i soggetti che sono sospettati dei reati che vengono a galla. Maroni vorrebbe eliminare questa obbligatorietà. Ma se ciò accadesse, quale magistrato vorrebbe, in presenza di notizie di reato riguardanti potenti esponenti del mondo politico, finanziario o economico, andare a procedere e rovinarsi così la carriera? Il loro fine ultimo è, come sempre, fuggire dalla giustizia e farla franca.