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di L’Albatro

Vagando per il web mi sono imbattuto in questo articolo di agoravox.it, “La Gelmini: Portiamo il berlusconismo nella cultura“.

Il ministro dell’Istruzione era a Moniga del Garda, in occasione del convegno inaugurale di «Liberamente», neonata fondazione (e non “corrente”) figlia della stessa Gelmini, di Bondi e Frattini, fondazione che si prefigura, stando a quanto detto dal ministro della Cultura, di “selezionare i migliori per creare una nuova classe politica e dirigente” e “cercare giovani competenti e onesti capaci di rinnovare il Paese”.

Nell’intervista a “Il Giornale” rilasciata dalla ministra leggiamo che l’intento della fondazione è anche quello di:

“Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà.”

Inoltre, in tema di cultura:

“[…] una carenza del centrodestra è stata non entrare nella cultura, è una lacuna storica fin dal 1994. Invece è fondamentale contribuire a formare l’opinione pubblica e gli spazi di dibattito aiutano il partito a crescere. Diversamente dalla sinistra, che cavalca le paure dei giovani, enfatizza il problema del precariato, che pure esiste, noi non vogliamo cavalcare le paure ma trovare soluzioni.”

Infine, il passaggio più interessante e inquietante:

Con Bondi e Frattini abbiamo voluto agire nelle roccheforti della sinistra: la scuola, l’università. Ma per fortuna anche tra gli uomini di cultura molte persone sono stanche della sinistra, si riconoscono in una cultura del merito e della responsabilità. Hanno solo bisogno di un contenitore per uscire allo scoperto ed è ciò che vogliamo offrire loro. In passato è prevalso un timore reverenziale, adesso noi vogliamo affermare una cultura di centrodestra anche nella scuola e nell’università”

Ricapitoliamo:

1) proporre il berlusconismo come una conquista non rinnegabile per il Paese;

2) entrare nella cultura per formare l’opinione pubblica;

3) agire nelle “roccheforti” della sinistra per affermare la propria (idea?) di cultura.

Poniamoci quindi delle semplici domande:

1) Questo centrodestra davvero considera quello che stiamo chiamando “berlusconismo” come propria identità culturale?

2) Per quale motivo il berlusconismo sarebbe una conquista per il Paese?

3) Si decide di entrare nella cultura soltanto quando si dispone del ministero della Cultura stesso e del ministero dell’Istruzione?

4) Parlando di “cultura del merito e della responsabilità”, la nomina a ministro di Aldo Brancher non suona un po’ fuori posto?

Per completezza alla domanda qua sopra riporto una sinossi di Marco Travaglio delle vicende giudiziarie di Aldo Brancher, estratta dalla spalla de Il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2010 (Voce del verbo abbranchèr):

“[Brancher] Fu poi condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi, in Cassazione, il primo reato cadde in prescrizione, mentre il secondo fu amorevolmente depenalizzato dal governo Berlusconi, di cui era sottosegretario lo stesso Brancher.”

Pensiamoci bene e cerchiamo risposte a queste domande…

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