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Ecco a voi la nona puntata della serie “La metamorfosi” di Stefano Disegni, tratta dal Misfatto del 21 febbraio 2011. Consigliamo di leggere il riassunto delle puntate precedenti, in cima alla striscia. Buona lettura!

(Clicca sull’immagine per ingrandire)

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Pubblichiamo oggi un articolo della nostra collaboratrice WhatseraMe.

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di WhatsernaMe

“Se il governo Berlusconi non approverà il federalismo, si andrà alle elezioni. “I berlusconiani sono spaventati per la proposta leghista del voto anticipato del, a quanto si vocifera, 27 marzo in quanto non posso essere aggrediti dal tempo che incalza.

” Uh, poveretti, hanno bisogno di più tempo. Ma il sarcasmo lasciamolo un momento da parte.

Dopo la baldoria da post-capodanno, guardare (e avere la piena certezza di) come stia peggiorando in nostro Paese, beh, è quasi normalità. Con poco stupore, ma con la stanchezza di tutta questa farsa, la convinzione sempre più forte di essere del Paese dei Babbocchi, è diventata realtà: Il gatto e la volpe, la Lega e il Popolo delle Libertà. “Se ci ascolti per un momento, capirai, lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società, di noi ti puoi fidar.”

Certo, è meraviglioso vedere un partito emergere così tanto, soprattutto da quando l’Egregia Signora Xenofobia, accompagnata dal ciambellano Messer Pregiudizio e dalla balia Ignoranza, ha fatto la sua nobilissima apparizione al Parlamento. E poi tutti i suoi giullari! Bossi, il coerente capocomico, per intenderci colui che ha sposato una siciliana! Un momento, una siciliana? No, proviamo con la fede politica, che è un pilastro del pensiero di una persona: nei primi anni settanta ha militato nel partito comunista “Il Manifesto”, nel gruppo di estrema sinistra PdUP e nell’Arci; dal 1974 al 1975 era iscritto nel Partito Comunista Italiano di Verghera (Varese). Oooooops. No, no, qui bisogna cambiare: fortunatamente c’è anche Roberto Maroni: nel 1971 entrò a far parte di un gruppo di stampo marxista-leninista, mentre nel 1979 manifestò in Democrazia Proletaria, per poi passare ad Avanguardia Operaia.

Eh, ‘sti politici, sempre con le stesse ideologie…

Ma a salvare la situazione c’è la volpe, il Popolo delle libertà, il Partito dell’Amore (alias Silvio Berlusconi) e i suoi scagnozzi (o picciotti?): Sandro Bondi, che entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e addirittura nel 1990 è sindaco di Fivizzano (Massa Carrara), rappresentando il PCI; Michela Vittoria Brambilla, che partecipò a Miss Italia e fu “convinta” da un agente della Fininvest a lavorare per l’azienda; Renato Brunetta, socialista di famiglia povera. Ma come si sa, questo partito aiuta tutti (escort, mafiosi, estorsori, piduisti, faccendieri), è proprio un buon partito, ciò che serve a un’Italia dilaniata da precariato, ingiustizia, censura, corruzione, indifferenza, ipocrisia e egoismo.

Ma come tutte le amicizie, quella tra il Gatto e la Volpe, nasce da un interesse in comune: il “cadreghino”, rappresentazione fisica del Dio Potere. Da una parte il Gatto vuole a tutti i costi il federalismo, mentre la Volpe, più meschina, aspira solo a essere la padrona incontrastata del Paese dei Balocchi, dettando ovviamente la sua regola. Presto si scopre che i due necessitano dell’altro tanto quanto un eroinomane ha bisogno della propria pera. Ma la Volpe, troppo accecata dal suo Obiettivo-Sole, non rispetta il patto e quindi il Gatto comincia a insospettirsi e fungere da promemoria. I patti sono patti. Fa niente se poi si promulgano leggi ad personam e ad aziendam; fa niente se gli universitari buttano via soldi, energie e tempo per poi andare a pulire i cessi in qualche squallido fast food; fa niente se si arriverà a un punto in cui la gente non avrà più nulla da perdere e la disperazione è a un passo sotto il baratro.

Ma l’importante è che ci siano sei uomini, pagati dallo Stato, a pulire il cartello di benvenuto, splendente in tutta la sua grandezza e maestosità: “BENVENUTO NEL PAESE DEI BABBOCCHI”.

di L’Albatro

Vagando per il web mi sono imbattuto in questo articolo di agoravox.it, “La Gelmini: Portiamo il berlusconismo nella cultura“.

Il ministro dell’Istruzione era a Moniga del Garda, in occasione del convegno inaugurale di «Liberamente», neonata fondazione (e non “corrente”) figlia della stessa Gelmini, di Bondi e Frattini, fondazione che si prefigura, stando a quanto detto dal ministro della Cultura, di “selezionare i migliori per creare una nuova classe politica e dirigente” e “cercare giovani competenti e onesti capaci di rinnovare il Paese”.

Nell’intervista a “Il Giornale” rilasciata dalla ministra leggiamo che l’intento della fondazione è anche quello di:

“Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà.”

Inoltre, in tema di cultura:

“[…] una carenza del centrodestra è stata non entrare nella cultura, è una lacuna storica fin dal 1994. Invece è fondamentale contribuire a formare l’opinione pubblica e gli spazi di dibattito aiutano il partito a crescere. Diversamente dalla sinistra, che cavalca le paure dei giovani, enfatizza il problema del precariato, che pure esiste, noi non vogliamo cavalcare le paure ma trovare soluzioni.”

Infine, il passaggio più interessante e inquietante:

Con Bondi e Frattini abbiamo voluto agire nelle roccheforti della sinistra: la scuola, l’università. Ma per fortuna anche tra gli uomini di cultura molte persone sono stanche della sinistra, si riconoscono in una cultura del merito e della responsabilità. Hanno solo bisogno di un contenitore per uscire allo scoperto ed è ciò che vogliamo offrire loro. In passato è prevalso un timore reverenziale, adesso noi vogliamo affermare una cultura di centrodestra anche nella scuola e nell’università”

Ricapitoliamo:

1) proporre il berlusconismo come una conquista non rinnegabile per il Paese;

2) entrare nella cultura per formare l’opinione pubblica;

3) agire nelle “roccheforti” della sinistra per affermare la propria (idea?) di cultura.

Poniamoci quindi delle semplici domande:

1) Questo centrodestra davvero considera quello che stiamo chiamando “berlusconismo” come propria identità culturale?

2) Per quale motivo il berlusconismo sarebbe una conquista per il Paese?

3) Si decide di entrare nella cultura soltanto quando si dispone del ministero della Cultura stesso e del ministero dell’Istruzione?

4) Parlando di “cultura del merito e della responsabilità”, la nomina a ministro di Aldo Brancher non suona un po’ fuori posto?

Per completezza alla domanda qua sopra riporto una sinossi di Marco Travaglio delle vicende giudiziarie di Aldo Brancher, estratta dalla spalla de Il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2010 (Voce del verbo abbranchèr):

“[Brancher] Fu poi condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi, in Cassazione, il primo reato cadde in prescrizione, mentre il secondo fu amorevolmente depenalizzato dal governo Berlusconi, di cui era sottosegretario lo stesso Brancher.”

Pensiamoci bene e cerchiamo risposte a queste domande…

di L’Albatro

Lunedì 17 maggio sono stato a vedere Draquila – L’Italia che trema, il nuovo film documentario di Sabina Guzzanti.

Questo film ha scatenato non poche polemiche, una su tutte la reazione del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Sando Bondi, il quale ha rinunciato ad andare al Festival di Cannes, dove Draquila era presentato fuori concorso. “Draquila offende l’Italia“, le parole del Ministro.

Il film l’ho trovato molto bello, una bella inchiesta, ricca di documenti e opinioni: accanto alle proteste che Sabina e i suoi collaboratori hanno filmato, stanno le esternazioni dei terremotati che sono felici di cosa hanno ricevuto e sono grati al governo, per tutto quello che ha fatto. L’aspetto agghiacciante sta nel fatto che sui telegiornali sono apparse soltanto persone ascrivibili a questa categoria. Ho visto molte situazioni che potevo soltanto immaginare, intuire, dietro al limpido miracolo aquilano, quale ci è stato presentato dai telegiornali.

Inoltre vengono chiariti molti aspetti dell’operato della Protezione Civile, prendendo in considerazione gli eventi, gli scandali che hanno coinvolto il suo capo, Guido Bertolaso, e soprattutto le competenze che questo ente ha: lo sapevate che la Protezione Civile si occupa anche dei cosiddetti “grandi eventi”?

Qui sta uno degli argomenti centro dell’inchiesta: l’equazione che equipara “grandi eventi” alle “emergenze”.

Se per “emergenza” si deve agire in fretta, è possibile operare in deroga ad alcune regole. Scriviamo:

EMERGENZA = NO LEGGE

dove per “no legge” si intende naturalmente una sospensione per cause di forza maggiore delle leggi vigenti.

Equiparando “emergenza” a “grande evento”, per proprietà transitiva:

EMERGENZA = GRANDE EVENTO = NO LEGGE

Questo è soltanto uno dei tanti argomenti che vengono toccati nel film, ma a mio parere già questo accenno fa riflettere…

Perciò vi consiglio vivamente e vibrantemente (alla Napolitano!) di dedicare una sera alla visione di Draquila – L’Italia che trema, e per convincervi ancora di più vi riporto qua sotto qualche video e qualche link.

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Il sito ufficiale di Draquila: contiene immagini e videoblog

La lettera del Ministro Bondi per spiegare la propria decisione a disertare il Festival di Cannes

La reazione del Festival di Cannes al film

Il trailer del film:

L’equazione “grandi eventi” = “emergenze”:

Sabina Guzzanti a “Che tempo che fa” il 15 maggio 2010, parte I:

Sabina Guzzanti a “Che tempo che fa” il 15 maggio 2010, parte II:

di L’Albatro

Non se ne può più di Roberto Saviano. Diciamocelo! Ce lo fa notare Emilio Fede, che, forte dei suoi principi giornalistici, si diverte a lanciare bordate dal Tg4. Si fa fatica a seguirlo, soprattutto per i collegamenti logici tra le notizie che Fede dovrebbe dare: “ci sono alcune polemiche”, per cui, partendo da Bondi che vuole disertare il Festival di Cannes a causa del film di Sabina Guzzanti Draquila – L’Italia che trema (titolo che il giornalista fa addirittura fatica a pronunciare…) si arriva al “caso” Saviano.

Quale sia il collegamento tra i due fatti rimane un mistero, forse si tratta della percezione che hanno all’estero dell’Italia? Secondo il Presidente del Consiglio, stando alle sue dichiarazioni del 16 aprile 2010 (vedi E’ come venir tramortiti dal proprio body-guard… Parte I), chi parla di mafia, con libri, film e serie televisive, la aiuta e le fa pubblicità, quindi sarebbe meglio stare zitti per tutelare l’immagine del Paese. Fede sembra periodicamente pronto a dare manforte a questa tesi!

Questo è il video del Tg4 del 9 maggio 2010, nel quale Fede non risparmia nemmeno un commento compiaciuto sulla diserzione del ministro Bondi da Cannes. Puro giornalismo?

Io credo che il fango sull’immagine dell’Italia lo getta la mafia, non chi ne parla. Lo getta anche chi vuol far finta che questa non esista, chi vuol credere che non parlandone più tutto svanisca, chi dichiara che secondo le classifiche delle mafie mondiali la”nostra” è soltanto sesta. Cosa vuol dire “soltanto sesta”? Non lo si può usare come termine di paragone : “siamo solo sesti, ma i più conosciuti”. Dal mio governo io mi aspetterei tutt’altro: la mafia non deve più esistere, va stroncata in modo deciso e definitivo. Altro che le distrazioni che ci propongono, numeri su numeri, classifiche e sondaggi citati in modo casuale, confronti che non reggono.