Posts contrassegnato dai tag ‘ballarò’

Ho trovato per caso questo articoletto (La Gelmini e le facoltà “inutili”: una studentessa fa causa al ministero) su inviatospeciale a firma di Davide Falcioni, e trovo che abbia un interessante contenuto da leggere.

Simona Melani, venticinquenne laureata in Scienze della Comunicazione, scrive una lettera al Ministero dell’Istruzione per chiedere un risarcimento. Come mai? La causa sta nelle esternazioni della titolare del Ministero, Mariastella Gelmini, una serie di pensieri esposti a Ballarò, con i quali ha sminuito il valore di molti corsi di laurea, definiti “inutili”, in quanto “il ministero ritiene che piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle Comunicazioni o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro“.

Lascio a voi leggere questa lettera, ma prima di questa trovate anche il video della ministra al sopracitato programma. Inoltre vi ricordo un CollageUniversità: Gelmini taglia cose utili, che abbiamo pubblicato il 9 dicembre 2010, a proposito delle prime notizie relative ai “corsi di laurea inutili”, o almeno definiti tali: si accostavano Scienze dell’allevamento e del benessere del cane e del gatto a Scienza e tecnologia del Packaging e a Scienze della mediazione linguistica per traduttori dialoghisti cinetelevisivi. Due di questi erano definiti invece dall’articolista (Rita Guma) come utili, e chissà quali dei tre…

***

“Gent.ma Ministro Gelmini,
ho 25 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e mi sto specializzando in pubblicità.

Molte volte mi sono sentita dire, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, che il mio era un corso di laurea “facile” e che un mio trenta in Sociologia o non valeva neanche la metà di un 25 preso da uno studente di giurisprudenza in diritto penale o di un 18 in Anatomia.

Ho risposto sempre con il sorriso sulle labbra a chi dubitava dell’utilità dei miei studi: ho risposto lavorando di giorno e studiando di notte, ho risposto trovando sempre degli ottimi lavori, senza raccomandazione e nei quali ho messo a frutto i miei studi.

Dall’aria che tira, mi pare di capire che su un’eventuale Arca di Noè, non ci sarebbe spazio per noi poveri professionisti della comunicazione. Non per me, né per i creativi, né per gli stagisti che a centinaia lavorano nelle aziende dell’impero mediatico del Presidente del Consiglio. Noi non serviamo, le nostre lauree non servono.

Sono inutili anche tutti quei comunicatori, esperti di immagine creativi e chi più ne ha più ne metta che in questi anni non solo hanno permesso l’aumento esponenziale del fatturato delle aziende del Presidente del Consiglio, ma che lo hanno anche supportato nella sua discesa in campo e che studiano le sue mosse e quelle del suo partito.

Le sue parole a Ballarò, poche e passate forse in sordina ai più, “abolire le lauree inutili in Scienze della Comunicazione” sono state come un colpo di pistola. Se lo dice il ministro, mi sono detta, sarà vero. Io mi fido delle istituzioni, sa?

E allora come mai permettete il proliferare di università private che chiedono 30.000 euro per un master in comunicazione? O è truffa o è circonvenzione d’incapace. In entrambi i casi, un reato.

Ho frequentato l’università pubblica, il mio corso di laurea è stato autorizzato dal ministero da lei presieduto. Quindi io sono stata truffata dallo Stato. E pretendo un risarcimento.

Ho fatto un breve calcolo: 5 anni di tasse, di affitto – sono una fuorisede – di libri, di abbonamento ai trasporti, bollette e spese varie fanno circa 10.000 euro. Se a questo ci aggiungiamo il danno biologico – studiando la notte e lavorando di giorno, il mio fisico ne ha risentito – e i danni morali e materiali arriviamo a 20 mila euro. Che ho intenzione di chiedere all’Università di Palermo e al Ministero dell’Istruzione. Io in cambio chiedo l’annullamento della mia laurea e mi impegno a reinvestire i soldi del risarcimento in una bella laurea in giurisprudenza. E in un biglietto A/R per Reggio Calabria. Sa com’è… per l’abilitazione.

Sono certa che, nell’eventuale causa, Lei mi fornirà tutto il supporto e l’appoggio possibili.

Cordialmente,
Simona Melani”.

Annunci

di Aristofane

In questi giorni, molte notizie hanno attirato la mia attenzione. Stanno emergendo importanti e sconcertanti verità sugli avvenimenti che, all’inizio degli anni Novanta, dopo Tangentopoli, hanno portato alla nascita della cosiddetta seconda Repubblica. La manovra di Tremonti si prepara a rendere ancora peggiore il momento di crisi dell’Italia. Israele spara sui pacifisti. Insomma, le cose di cui discutere sarebbero molte. Ma ci sono altre cose che catturano il mio interesse. E non trovo altri termini per descriverle, se non “cazzate“. Badate bene, non perché siano poco importanti, ma perché derivano da comportamenti o dichiarazioni inutilmente stupidi e grotteschi.

Il primato del ridicolo spetta alla telefonata di Berlusconi a Ballarò di martedì sera. Il sulnano ha insultato il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini, dandogli del bugiardo, ed il presidente dell’Ipsos Pagnoncelli, accusandolo di citare dati falsi quando mostrava che il consenso per il premier in Italia è al 48%. Ovviamente i dati che ha lui, gli unici veri ed incontrovertibili, dimostravano una fiducia intorno al 60%.

Qual era invece la colpa di Giannini? Il giornalista aveva affermato che Berlusconi in passato aveva giustificato l’evasione fiscale. Una menzogna? Basta guardare questo video per rendersi conto che il vicedirettore di Repubblica diceva la verità. Dopo aver detto quello che voleva, il nano ha buttato giù il telefono.

Oltre agli insulti, al rifiuto del dialogo e all’ossessione che quest’uomo ha per i sondaggi, credo che sia un altro l’elemento importante. Ovvero che siamo stufi di dover sopportare le incursioni di Berlusconi nei vari programmi, che tratta come suoi salotti personali. Se vuole dire la sua, come ovviamente è legittimo, che vada in qualche trasmissione e si sottoponga alle domande, partecipando ad un dibattito. Di solito, nelle democrazie, i capi di Stato fanno così. Ma lui, si sa, è allergico alle domande non programmate.

Seconda cazzata. L’architetto Zampolini, coinvolto negli scandali del G8 della Maddalena e nei traffici della cricca di Balducci e compagnia, in un interrogatorio ha fatto i nomi di Di Pietro, Veltroni e Prodi come beneficiari di sconti su affitti ed acquisti di case in zone centrali di Roma. Per quanto mi riguarda, questo è un tentativo (l’ennesimo nei confronti del leader dell’IdV) di tirare dentro uno scandalo persone che non c’entrano. Infatti, già ieri Di Pietro ha dimostrato, sul suo blog, con prove documentali, la sua estraneità a questi fatti, ed ha subito chiesto ai magistrati di essere sentito per dare la sua versione. Comportandosi come un uomo politico dovrebbe fare.

Andiamo avanti. I rappresentanti della Lega (compreso Maroni, che è ministro dell’Interno) hanno disertato le celebrazioni del 2 giugno. I cittadini normali hanno le loro idee, condivisibili o meno, e possono andare o non andare a tutte le manifestazioni che vogliono. I parlamentari hanno le loro idee, condivisibili o meno, ma devono essere presenti alle manifestazioni in onore della Repubblica, perché questo fa parte dei loro compiti e doveri, in quanto rappresentanti delle istituzioni e del Paese. Non hanno solo onori, ma anche oneri.

Intanto Napolitano (che alla festa per il 2 giugno ha invitato i direttori di tutti i giornali tranne quello del Fatto Quotidiano, giornale forse reo di lesa maestà in quanto si è permesso di criticare l’operato del Capo dello Stato), continua a lanciare messaggi al Parlamento ed ai rappresentanti del Governo a proposito della legge sulle (o, meglio, contro le) intercettazioni. “Così non va bene, taglia un po’ lì, aggiungi là, diminuisci quello, aumenta l’altro”. Premesso che nessun Presidente della Repubblica dovrebbe mai firmare nessuna versione di questa legge, incostituzionale fino al midollo, Napolitano dovrebbe sapere che il suo compito è quello di ricevere la legge, valutarla e poi decidere se firmarla o no. Non dovrebbe partecipare alla stesura della legge stessa nè commentarla, ma restare in disparte, esterno al conflitto tra le parti, ed aspettare che il testo gli venga sottoposto.

Quinta cazzata: l’attaccante del Milan Marco Borriello ha attaccato Roberto Saviano, accusandolo di speculare su Napoli, parlandone male. Questa idea che, ogni volta che si parla di un aspetto negativo di qualcosa, sia obbligatorio anche citare qualche aspetto positivo, non l’ho mai capita. Come se, per raccontare un furto in banca si dovesse dire: “I rapinatori hanno picchiato a sangue il cassiere e hanno terrorizzato i clienti, comportandosi da veri banditi. Ma erano alti, biondi, con gli occhi azzurri, molto belli.” Se si scrive di camorra, è inutile descrivere le bellezze di Napoli, la pizza, la mozzarella e la musica. Sinceramente, poi, non mi sembra il caso che un tizio che prende milioni e milioni di euro per dare due calci ad un pallone dia lezioni di morale ad uno scrittore che vive sempre sotto scorta e rischia la vita ogni giorno.

Dulcis in fundo, alcuni esponenti della maggioranza hanno proposto un emendamento all’articolo 380 del Codice di procedura penale che prevede che chi viene sorpreso a commettere atti sessuali con minorenni va arrestato, sempre che non si tratti si tratti di atti sessuali di “minore entità”. Ottimo modo per disincentivare la pedofilia.

Ovviamente ci sarebbero mille altre cazzate di cui occuparsi, da smentire e smontare. Ma queste mi sembravano le più grosse ed importanti. Quelle che mi hanno dato più fastidio, perché sono fatti in sé gravi (alcuni più di altri), ma derivano da atteggiamenti ridicoli o tipicamente italioti.

Il premier che usa la tv pubblica come fosse sua, il calciatore milionario che redarguisce lo scrittore minacciato dalla mafia, il Capo dello Stato che va oltre i suoi poteri. Siamo stufi di dover assistere a questo penoso teatrino.