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Oggi è un giorno pieno di retorica. Tanti di quelli che ogni giorno ripudiano o infangano col loro comportamento il nostro Paese (politici, imprenditori, autorità di vario genere) parteciperanno a celebrazioni, convegni e via dicendo. Altri, secondo una moda che ormai consolidata, sputano su questo anniversario, ne parlano male e fanno della facile demagogia, ritenendo che non ci sia nulla da festeggiare. Dicono che rispettare l’Italia vuol dire rendersi conto dei suoi problemi e delle sue contraddizioni, non celebrare il nulla.

Rispettare l’Italia è invee qualcosa di diverso da entrambi questi atteggiamenti. Rispettare l’Italia vuol dire essere onesti giorno per giorno, riconoscere quei problemi e quelle contraddizioni e cercare di risolverle, crescere in mezzo a tutte e difficoltà che abbiamo davanti, essere pronti a costruire qui la propria famiglia e il proprio futuro, impegnarsi e mettere del proprio per cambiare le cose. Vuol dire sentirsi uniti, trentini, siciliani, calabresi, toscani, immigrati, italiani.

Ma perchè fatichiamo così tanto a sentirci italiani, a sentire la nostra nazione, la nostra appartenenza ad essa? Da anni ci dicono e ripetono e fanno credere che nord e sud siano completamente diversi, opposti. Ma è sotto gli occhi di tutti come ormai siamo mescolati, che nel momento del bisogno da entrambe le parti arriva l’aiuto che serve. Siamo un popolo, abbiamo delle radici comuni. Cultura, letteratura, lingua esistevano secoli prima dell’Unità, ed intorno ad esse ci siamo stretti, come attorno ad un fuoco nelle sere d’inverno.

Negli anni del fascismo, poi, le idee di patria e di nazione sono state stravolte, infettate da un’ideologia autoritaria e malata, che ha fatto odiare agli italiani questi due termini, collegati alla repressione, all’imposizione. In più in questi anni ci siamo trovati davanti ad un massiccio revisionismo, che ha trasformato Risorgimento e Resistenza in due eventi mostruosi, durante i quali uomini cattivi e spietati hanno compiuto massacri e atrocità. Ogni percorso storico porta con sè, purtroppo, anche eventi negativi. Ed è inutile negare che Risorgimento e Resistenza abbiano conosciuto degli episodi atroci. Ma questo li svaluta, elimina il loro contenuto di ribellione all’oppressione, di libertà? La Rivoluzione francese è culminata nel Terrore, ma è celebrata come uno degli avvenimenti più importanti della storia. Non dimentichiamo come dal Risorgimento e dalla Resistenza siano nate le nostre possibilità odierne, la nostra libertà, la Costituzione, la Repubblica.

Infine, la politica in tutti questi anni (dalla DC in poi direi) ci ha offerto quasi sempre uno spettacolo desolante. Uomini piccoli e di poco conto (tranne alcune, grandi eccezioni) hanno fatto il loro comodo e stretto patti con il diavolo in nome del loro potere e della loro ricchezza, facendoci diffidare delle istituzioni e quindi dello Stato.

Per tutti questi motivi, sentirsi italiani è difficile. E festeggiare lo è ancora di più.

Festeggerei se pensassi che da domani le cose cambieranno; se noi giovani avessimo un futuro; se contasse davvero il merito; se i nostri militari tornassero dalle guerre; se la scuola insegnasse e preparasse alla vita; se avessi fiducia nella mia generazione; se guardare avanti fosse un po’ più facile; se sapessi di poter trovare un lavoro;se le mafie non avessero più forza ogni giorno. I se sono ancora tanti, troppi per essere elencati tutti.

E allora? Staremo a guardare, non proveremo nemmeno un po’ d’orgoglio, di gioia, di speranza? Lasceremo che la pioggia di oggi porti via con sè la consapevolezza che è grazie all’Unità d’Italia che abbiamo conquistato le libertà che prima non avevamo, sottomessi ai vari regni che straziavano al penisola? Ascolteremo l’Inno senza un briciolo di senso di appartenenza?

No. Io non lo farò. Festeggerò per la nostra Costituzione; per i grandi poeti, scrittori, artisti del passato e del presente; perchè grazie a loro e a tanti altri grandi uomini sono orgoglioso di essere italiano; perchè se anche il presente è difficile da celebrare e più facile da criticare, non esiste un presente senza un passato; perchè voglio crescere qui e, anche se spesso sono disilluso e non vedo come possa accadere, so che prima o poi le cose cambieranno. Festeggio perchè l’italiano è una lingua meravigliosa; perchè alla Lega dà fastidio; perchè c’è tanta gente onesta che non fa rumore; per la Resistenza e il Risorgimento; per la mia generazione, il mio futuro e le prossime generazioni; perchè si possano festeggiare in futuro i 200, 250 e 1000 anni dell’Unità d’Italia e perchè qualcuno possa sputare anche su quelli; perchè sono orgoglioso e felice di essere italiano.

Festeggio perchè uniti abbiamo qualche possibilità, da soli nessuna.

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“Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno, la più radiofonica campagna sul risparmio energetico mai escogitata sul globo terracqueo.”

Così si apre la descrizione sulla pagina ufficiale dell’edizione 2011 di M’illumino di meno. Benché siano passati ormai sette anni dalla prima edizione di questa campagna radiofonica, è utile ricordare e spiegare cosa ci propongono Massimo Cirri e Filippo Solibello, i conduttori di Caterpillar, uno dei programmi di punta di Radio2 (in onda dal lunedì al venerdì alle 18:00).

M’illumino di meno è un evento annuale organizzato per porre l’attenzione sulla questione energetica, e su tutti gli aspetti che la riguardano, ma soprattuto ci riguardano. Difatti la campagna punta a coinvolgere più persone possibili, e negli anni si è ampliata a dismisura, arrivando a “spegnere”, durate l’ora e mezza di programma, monumenti, palazzi, apparecchi domestici, lampadine, in tutto il mondo, specie in Italia. Al termine del programma, e quindi dell’happening, viene infatti comunicato il dato in kW/h di energia risparmiata in Italia durante M’illumino di meno!

Leggiamo su Repubblica una breve intervista a Massimo Cirri, che dice della manifestazione: “Si tratta di una convocazione a fare qualcosa che in questo caso è una riflessione collettiva sull’uso intelligente dell’energia”.

Con uso intelligente si intende soprattutto l’attenzione quotidiana e a lungo termine in fatto di energia: pensare e valutare investimenti per migliorare l’utilizzo energetico (vetri multipli, pannelli solari e fotovoltaici, lampadine a basso consumo, …), sostenere e proporre interventi nei propri comuni, ma soprattutto mettere in atto alcune piccole azioni che portano ad un risparmio notevole. Come tante formichine, se tutti seguissimo il decalogo che vi riporto qua sotto, si potrebbe giungere ad un risparmio generale considerevole!

Cirri e Solibello "agghindati" per M'illumino di meno (durante un'edizione passata)

Buone abitudini per il 18 febbraio (e anche dopo!)

1. Spegnere le luci quando non servono

2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. Sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

L’edizione 2011, tra l’altro, ha una sorta di “valore aggiunto”, in quanto allo spegnimento delle luci è accostata l’accensione “originale” (se vogliamo, “creativa”) di luci pulite a tema tricolore, in onore dei 150 anni di Unità d’Italia.

Inoltre, clicca qui per ascoltare l’inno di M’illumino di meno 2011, scritto e suonato dalla Banda Osiris!

Pertanto oggi, venerdì 18 febbraio 2011 alle ore 18, LUCI SPENTE E TRICOLORI ACCESI!


È uscita la notizia, per ora data come ufficiosa, sul nuovo logo del partito di Berlusconi. PdL, acronimo di Popolo della Libertà, e il relativo simbolo, sembra che non siano più utilizzabili tranquillamente. Si dice inoltre che Berlusconi sia “stufo” dei nomi lunghi, e voglia quindi cambiare, per dare una nuova facciata alla sua, chiamiamola (ancora?) “forza” politica.

Dunque, dopo Forza Italia, dopo il Popolo della Libertà, si è pensato ad una sigla diretta, dirompente, indimenticabile: Italia. Qua sotto vediamo un’immagine che pare essere l’anteprima del suddetto nuovo simbolo.

Ora, anche nel caso che tutto si risolva in nulla (anche se molte sono le notizie che non smentiscono la questione), e alfine non ci sia un simbolo con scritto “Italia – Berlusconi Presidente” a rappresentare il partito del Caimano, vorrei riflettere brevemente su un paio di questioni.

Questo simbolo incriminato sarebbe, a mio dire, l’ultima ennesima picconata alla nostra dignità. Addirittura? Fino a qualche anno fa non si poteva esultare o incitare la propria squadra nazionale al grido di “Forza Italia!“: Berlusconi si era rubato il nostro tifo. Ancora oggi non è un’esultanza utilizzata.

Come sono, troppo spesso, chiamati i sostenitori di Berlusconi? Gli “Azzurri“. Gli Azzurri solitamente sono i nostri atleti, come nella pallavolo nazionale, o nel calcio nazionale, dove i giocatori italiani indossano la divisa azzurra che li contraddistingue nel mondo. Il modo più spontaneo di esultare e il nostro colore nazionale.

Ricordate il simbolo di Forza Italia? Era la scritta bianca del nome sulla bandiera italiana, forse l’unica caratteristica che non sarebbe da critica: un partito italiano può e forse deve mettere nel proprio simbolo la bandiera della propria patria. Ma come si sa, si andò oltre.

Dal 2000 al 2008 la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi aveva il nome di Casa delle Libertà (stupendamente satirizzata nel programma L’ottavo nano): iniziò ad arrogarsi anche una delle parole più care alla democrazia,libertà.

Proseguendo al 2009, il 29 marzo nasceva il Popolo della Libertà. Avanti così, chi è fuori da questo popolo, chi è? cos’è?

Nuovo passo dunque: identificarsi con il Paese. Purtroppo spesso si ha l’impressione di pensarla diversamente da troppe persone, di essere davanti ad un mostro senza cervello ma dai mille occhi imbambolati, rapiti dalla televisione. Spesso mi sembra che Berlusconi ce l’abbia fatta con la maggior parte delle persone: è dentro di loro, con gli ammiccamenti di pancia che tanto piacciono al cosiddetto (con una brutta frase fatta) italiano medio. In un momento di totale scoramento potrebbe sembrare anche la cosa più giusta e lineare di questo mondo: Berlusconi identificato perfettamente con il Paese Italia, tanto che il suo partito può tranquillamente chiamarsi come la (nostra) Patria.

Mi brucia lo stomaco a pensarci, e l’anno dei nostri 150 di unità nazionale diventeranno come la domenica di Leopardi, carichi di attese (vere o fasulle), subito ammazzate. Una differenza dal vecchio Giacomo però c’è: se da una parte c’è chi invita e tenta a celebrare al meglio questo “traguardo”, dall’altra c’è chi col tricolore si pulirebbe il sedere, chi vuole, prima di festeggiare, “il federalismo”, una norma nei fatti oscura che rischia di smembrare, soprattutto economicamente, il Paese. Nelle scuole ci si dimentica di istituire attività e momenti di studio sulla Patria (suona sempre più antica questa parola, ahimè), e, diciamocelo, sono davvero pochi quelli che sentono davvero di dover festeggiare.

Non so cosa pensare, se non riprendere in mano un qualche libro di storia e andare a rivedere come è nata l’Italia. Non mi sembra una cosa stupida.

(ps: “scusate” per il termine nel titolo, ma credo sia il migliore modo per comunicare disgusto)