tumblr_m6njeipiEF1qevk0no1_500Quando si parla di diritti civili, sento spesso dire che “non sono una priorità”. La politica si occupa di altro, è troppo impegnata a discutere di legge elettorale, riforme della giustizia, Imu. Tutte cose importanti, per carità, ma forse per recuperare credibilità il mondo politico dovrebbe guardare ai bisogni primari delle persone. Che sono il lavoro e la garanzia di un reddito, certo. Ma anche la possibilità di amare chi si preferisce e vedersi riconosciuti i relativi diritti, formare una famiglia potendo adottare dei figli anche se si è omosessuali o utilizzando le tecniche scientifiche se non si riesce a farlo naturalmente, poter essere considerati cittadini come gli altri anche se si è nati in un paese diverso (senza dover passare le forche caudine di una burocrazia che è la negazione della democrazia).

E’ di questi giorni il dibattito sullo ius soli. Pur essendo contrario alla semplice affermazione che “chi nasce in Italia è italiano”, trovo vergognoso il sistema attuale. Ho molti amici stranieri, i cui genitori lavorano da anni in Italia e pagano regolarmente le tasse, che da anni aspettano la cittadinanza. Non possono votare, non possono sentirsi uguali agli altri. Ed è lo Stato che glielo impedisce.

Non si sentono uguali a tutti gli altri nemmeno quelle persone che, in quanto omosessuali, non si vedono riconoscere l’unione con la persona che amano nè la possibilità di creare una famiglia, fondamento e cellula della comunità.

Che passi avanti può fare uno paese che non fa sentire i suoi abitanti tutti uguali?  Come si può parlare di crescita e sviluppo se non cominciamo a riconoscere i diritti fondamentali di tutti? Sono convinto che i diritti civili, contrariamente a quanto sento ripetere, siano eccome la priorità. Sono le fondamenta su cui ricostruire tutto. Solo uno Stato che riconosce l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini può davvero ripartire. Le persone si sentiranno riconosciute in quanto tali, di nuovo parte di un gruppo, membri di una comunità. In una parola, rispettate.

E forse, almeno per una volta, avremo fatto un passo decisivo verso quell’uguaglianza sostanziale che l’articolo 3 della nostra Costituzione delinea così bene.

Why can’t we see that when we bleed, we bleed the same?” (Muse – Map of the Problematique)

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Sapete, parlando di amore, amore per un’altra persona, io credo di più a tutte le mie amiche e a tutti i miei amici omosessuali, piuttosto che al Papa. Penso che siano più veri, più sinceri, più onesti in questo.

Loro lo vivono, come io lo vivo, non provo imbarazzo ad avere accanto una coppia “homo”, forse perché vedo soltanto due persone che si sono trovate e che si vogliono bene. Credo che questo sia qualcosa da difendere.

Credo che ci siano delle libertà che nel 2012 vadano finalmente riconosciute, perché è già tardi.

Credo che la “pace nel mondo” sia sempre un utopia, ma credo che sia come la perfezione: la pace nel mondo la si fa ogni giorno, passo dopo passo. Ah, anche il rispetto si fa così.

Credo che per ergersi a guida morale non basti essere un erudito, non basti avere tante telecamere su di sé, non basti essere una riconosciuta giuda spirituale. Credo che per essere una guida morale e/o spirituale bisogna aver provato cosa significhi essere senza lavoro, litigare con il proprio compagno/la propria compagna, cercare di (con)vivere tutta una vita assieme, seguire le proprie aspirazioni, crescere dei figli, sapere cosa significhi fare l’amore, sperimentare il turbine affettivo che ci lega alle persone che abbiamo attorno.

Una guida morale che non si sia mai ubriacata di questa “vita normale” è il diavolo.

Pensateci. Che senso ha che la Fine del Mondo sia il 21.12.12? Manco è palindromo.

La vera fine del mondo sarà domani, il 12.12.12, poco dopo mezzogiorno? Ma il mezzogiorno dove lo prendiamo? A Greenwich? Perché se prendiamo il mezzogiorno inglese allora in Nuova Zelanda saranno già le 24:12 (oppure le 00:12), cioè saranno già oltre il fatidico giorno della Catastrofe. In poche parole si crederebbero in salvo, mentre invece il Disastro Supremo arriverebbe tranquillo a sorprenderli la mattina del 13 dicembre. Niente onde anomale o fuoco dal cielo in questo caso: si tratterebbe più verosimilmente di una folle Santa Lucia omicida che a mitra spianato farebbe strage dell’umanità neozelandese. Proprio così, alla cieca. Tutto questo chiaramente secondo la nostra “approssimazione Greenwich”.

Se tutto ciò invece accadesse nel più hollywoodiano dei modi, il Mezzogiorno e Dodici del Destino arriverebbe in una città americana, mettiamo Los Angeles per comodità (alieni, meteoriti e onde anomale attaccano sempre l’America, perché dovrebbe essere diverso per una Santa Lucia qualunque?). Per quanto riguarda il fuso orario da noi in Italia sarebbero le 21:12 di sera: si prospetta una singolare situazione di data palindroma! Quindi il mondo finirà soltanto in Italia? Notiamo però che questo accadrebbe per ogni stato che si trovi a 9 ore di distanza di fuso rispetto al riferimento scelto per il Mezzodì e Dodici Minuti del Fato. Per cui calma. Dovremmo soltanto aspettare le 21:12 di sera, ma avremmo il tempo di cenare, sparecchiare, carezzare delle nappine e forse anche di lavarci i denti. Sarebbe comunque ancora il 12 dicembre, e l’ormai riconosciuta e temuta Santa Lucia si appresterebbe ad arrivare col suo asino dalle coronarie ostruite.

Non importa quando accadrà o dove sarete quindi. Prima o poi l’ora fatidica arriverà per tutti.

La conclusione è dunque questa: in qualunque caso, con l’arrivo della fine del mondo, fatevi trovare con i denti puliti. E non pensate di scamparla perché “Santa Lucia non ci vede”. Ha un olfatto sopraffino.

Non penso che sia una cosa sana lasciare la possibilità di commentare gli articoli sui giornali edizione web. Almeno, per quanto riguarda la modalità attuale. Ci sono le peggio cose, e oltre ai flame non si contano gli slogan, le frasi fatte trite e ritrite che vengono ripetute ossessivamente, o meglio, vengono scagliate nella discussione.

La democrazia orizzontale del web sarà una fregatura, se si continuerà ad intenderla così: tutti possono dire tutto, arrogandosi spesso una certa autorevolezza. La molteplicità delle voci è democrazia, ma l’anonimato (parziale) che il web ci consente può rovinare le discussioni: ognuno può dire quello che vuole a chi vuole, insultare, schernire, sragionare!

Tutti sono esperti di tutto sul web, e il ragionamento che sta dietro alla maggior parte dei commenti – dov’è? non pervenuto– è invece una reazione di pancia.

Io stesso scrivo qui in modo emotivo, ma so che quello che scrivo non verrà da me pubblicato senza rivederlo tra un paio d’ore. Ora infatti sono passati tre mesi, e quello che leggete è frutto di ragionamenti, oltre che di un impulso.

Ma come consumare una merendina, ascoltare una canzone e non tutto il disco, comprare soltanto le canzoni che “ci servono” (che ragionamento orribile), appagare i nostri bisogni subitanei, spesso così funziona con i commenti: è vero che in Italia c’è tanta gente che vuole il cambiamento, ma non ha ancora lo stimolo giusto per farlo, per scendere in piazza per imporre al governo e a chi comanda di fare certe riforme, di migliorare davvero il senso di equità di questo assurdo Belpaese.

La maggior parte delle persone che commenta sui giornali, sui blog, lo fa quindi rispondendo a stimoli bassi, di pancia, e visceralmente ributtano su poche righe tanta rabbia che se non si scaricasse con questi piccoli palliativi (sentirsi parte di una comunità di “rivoluzionari” non è bellissimo? tutti insieme a gridare contro partiti, politici, banche, massonerie…) sarebbe indirizzabile per davvero alle questioni importanti, in modo duro e risoluto. Eppure no, minacciare e criticare è sempre meglio che muoversi, e continuiamo a saltare la fila, non pagare il biglietto, chiedere la “spintarella”, a proporre contratti metà (sì…) in nero, chinare la testa, riempirci la mente di buone intenzioni e la bocca di belle frasi.

Un articolo, scritto ieri, dalla nostra Chinonrisica.

Ad urne chiuse e spoglio in corso possiamo dire che a vincere in Sicilia, per ora, è una disaffezione profonda verso il voto e il rito democratico della scelta rappresentativa.

Una disaffezione che dovrebbe pesare come un macigno sulla coscienza di tutti coloro che ora si accingono a festeggiare nuove percentuali e ritrovati “consensi”.
Se il voto siciliano è un assaggio di ciò che ci aspetta nel 2013 elettorale- in Regione doppiamente elettorale-credo non ci sia di che stare allegri.
Colpisce che manchi, in tutta Italia ed anche qui, la consapevolezza di quanto enorme sia il cambiamento che ci si accinge a governare. E quanto, a fronte di ciò, siano invece sempre uguali a se stessi non solo le facce, ma anche i programmi.
Il governo dei tecnici, per il quale ho nutrito una iniziale, immediata simpatia, ha avuto molti pregi ( tra cui quello immenso di averci ridato una credibilità internazionale ormai azzerata), ma ha poi proseguito il suo lavoro in modi spesso difficili da comprendere e condividere.
Il governo locale lo ha spesso criticato, impugnandone i provvedimenti, salvo poi sposarne la validità e i valori, ricorrendo al solito linguaggio strategicamente incomprensibile.
E lo stesso può dirsi di un governo nazionale, che rivendica a mano ferma una rinnovata centralità e poi loda le autonomie virtuose, indicandole come esempio.
Una schizofrenia istituzionale di cui siamo vittime da molto tempo ormai e che oggi risulta ingigantita dalle circostanze critiche in cui ci dibattiamo.
Possono i nostri politici, sostenere una cosa a Roma ed una, diversa, a Trento o a Bolzano? Esistono macrotematiche che vanno trattate -e risolte- diversamente a Roma e in Regione?
Leggendo le pagine di politica interna in queste settimane pare di si.
Le visite di cortesia obbligano a sfumare i toni, ma possibile che Monti bacchetti le autonomie e poi le lodi? Che Renzi le voglia eliminare e poi tutelare? Che gli inceneritori siano ottimi altrove e pessimi da noi? Che gli insegnanti trentini sperimentino (a stipendio invariato) l’aumento di orario che viene condannato per il resto d’Italia? Che si debba assistere, senza reazione alcuna, ad assunzioni discrezionali in Provincia mentre altrove il pubblico impiego non assume nemmeno i vincitori di concorso?
Davanti a queste reiterate contraddizioni, a questa poca chiarezza, a coloro che si propongono, ripropongono, espongono, si ritirano ma forse no, credo che l‘astensione in Sicilia possa ben considerarsi una lezione .
Non è più il tempo del contributo facile, della Provincia onnipresente, del volontariato ben ricompensato, del voto utile alle lobby, del proliferare di “incarichi speciali”.
Lo hanno compreso i lavoratori, le attività economiche (qualcuno ha fatto caso a quanti negozi chiusi ci sono a Trento?), i tagli ai servizi pubblici e la perenne  scarsità di organico in settori fondamentali.
Si richiede una rappresentanza nuova, soluzioni nuove, coraggio e trasparenza nuovi, nuovi rapporti con lo Stato centrale, basati sulla linearità, sulla lealtà reciproca e  sul rispetto della Costituzione.
Coloro che si propongono di governare le sorti del Paese e del nostro territorio hanno l’obbligo di fermarsi ed ascoltare.

 

Dalla nostra Simonetta, in diretta dalla capitale egiziana!
Ahlan wa sahlan!
Oggi incomincia la festa musulmana dell’Aid al-Adha che durerà fino al 30 ottobre. Contemporaneamente si svolge, al Mokattam, l’assemblea annuale generale dei padri comboniani in Egitto. La casa resterà dunque vuota per alcuni giorni ed io le farò da guardia assieme a Sabah, Susu, Abdallah e Joseph.
Pioggia sul Cairo.
Ma vi voglio parlare di ieri, 24 ottobre, giorno in cui al Cairo è caduta la pioggia, mezz’ora di pioggia … Per questa città si tratta di un vero evento, che ha generato lo stesso stupore che creano i primi fiocchi di neve a Roma, ma senza lo stesso panico.
Stupore anche per il periodo in cui l’evento è accaduto … in genere, i 4 giorni di pioggia sono destinati al mese di gennaio … il cielo ci ha anche regalato l’inaspettato scatenarsi di un tuono: uno solo, ma davvero imponente!
Era il tardo pomeriggio, dunque già buio, e con Joseph siamo andati al negozio della Singer a prendere dei pezzi di ricambio per la macchina da cucire che uso per i burattini.

Leggiamo un minipost su beppegrillo.it:

“Finalmente una buona notizia. Ogni tanto bisogna guardare il grande cielo azzurro e tirare il fiato. 70 giornali rischiano di chiudere. Finora sono stati finanziati dalle nostre tasse per raccontarci le loro balle virtuali. Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa è preoccupato per il pluralismo dell’informazione, ma soprattutto per i soldi “Siamo a fine anno e non solo i finanziamenti pubblici all’editoria sono scesi da 114 milioni del 2011 a 60-70 del 2012. Ma non si riesce neanche a capire con esattezza quale sarà l’ammontare. Le imprese che stanno continuando a lavorare (?) stringendo i denti rischiano di arrivare a fine anno e scoprire che i fondi non saranno erogati. In quel caso l’unica strada sarà la chiusura“. Hip, hip, hurrà! Bye, bye giornali, è stato bello, anche grazie a voi, arrivare 61esimi al mondo per la libertà di informazione.”

Non so voi, ma io penso che denunciare il deficit di libertà di informazione di cui è affetta l’Italia e intanto gioire della chiusura dei giornali è quantomeno psicotico. Esistono soltanto il bianco o il nero, la luce o l’ombra, i buoni o i cattivi.

I giornalisti sono diventati i cattivi per Beppe Grillo? Purtroppo sembra sia così per tantissimi dei suoi sostenitori. Lui parla per slogan quando “risponde” alle domande dei cronisti, ma la maggior parte delle volte li insulta o li tratta a male parole.

Il fatto è che per far arrivare i propri messaggi, per arrivare a tante persone, Grillo spesso generalizza tutto, all’estremo. Non c’è spiraglio per un’alternativa in questo scritto, non sembrano affatto esserci quei giornalisti che invece raccontano con coscienza e con etica professionale le notizie e le storie, le situazioni e i fatti.

Semplicemente, preso atto del male che ha infettato gran parte della stampa italiana, il male delle non-notizie, allora l’unica strada proposta è che tutto crolli, che tutti i giornali chiudano. Invece che porre l’attenzione sul problema reale della mancanza di notizie e quindi di giornalismo vero, si incita, nemmeno velatamente, a detestare i giornali e i giornalisti, per cui chi fa parte del Movimento non può andare in televisione, deve evitare i giornalisti e se non lo fa viene additato come un egocentrico esibizionista.

Chi si propone come guida e come alternativa ad un sistema pieno di marciume dovrebbe cercare di ascoltare un po’ di più le domande che gli vengono fatte, e qualora si accorgesse di avere soltanto dei automi adoranti come pubblico, dovrebbe cercare spazi per spiegare spiegare e spiegare cosa ha in mente, cercando un contrappunto, qualcuno che lo pungoli. Come i giornalisti, ad esempio.