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Da Il Misfatto del 28/11/2010

Sul Corriere del 24 ottobre appena passato, il Presidente della provincia di Udine Pietro Fontanini ha affermato che “le persone disabili ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici. Da parte degli studenti normodotati c’era molta disponibilità verso i ragazzi disabili, ma l’integrazione è un’altra cosa. Innanzitutto esiste il concreto rischio che gli studenti con problemi si trovino a dover seguire lezioni troppo difficili. Eppoi, a causa dei tagli imposti dalla riforma, gli insegnanti di sostegno fanno più assistenza che appoggio durante le lezioni e spesso non hanno il tempo di verificare il lavoro dei disabili». Conclusione: «Sarebbe meglio pensare a percorsi differenziati. Sul tipo di quelli organizzati dalla Provincia, da me presieduta, per favorire l’inserimento di questi ragazzi nel mondo del lavoro».

Dall’articolo “Sani, belli, forti, quasi ariani” di Silvia Truzzi (dal Fatto del 3 ottobre) traggo queste storie: “A fine luglio un albergatore veneto ha chiesto ai genitori di una bimba di quattro anni affetta da una rara malattia (che le fa emettere “suoni inarticolati e fa s t i d i o s i ”) di cenare in orari diversi dagli altri clienti. […] Giuseppe Pellegrino – assessore all’Istruzione del comune di Chieri – ha spiegato la sua ricetta per far fronte ai tagli della scuola: mandare gli alunni disabili instrutture specializzate, perché in aula danno pugni ai muri e disturbano. […]Un armonioso professore del conservatorio di Milano ha postato su Facebook il seguente messaggio: troppi disabili a scuola, bisogna tornare alla Rupe Tarpea perché la genetica vince sulla didattica. In realtà, a Roma, dalla Rupe buttavano gli avversari politici. Era il Monte Taigeto, a Sparta, dove i bimbi deformi venivano esposti: o morivano o, se gliandava bene, venivano raccolti da qualcuno.”

Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Il nazismo mirava all’eliminazione dei disabili, considerati un peso per la società. E l’eliminazione è stata poi attuata. Questi signori, quando dicono o scrivono queste cose, pensano mai che quelle di cui stanno parlando, che coloro che disprezzano e vogliono eliminare sono persone? Con sentimenti e desideri come loro? Evidentemente no. E questo li rende meritevoli del più profondo disprezzo.

Che nel 2010 ancora si debba parlare e discutere di classi differenziate è inaudito. Ma c’è un modo molto semplice per rispondere al Presidente della provincia di Udine. Mostrargli i fatti. Che in questo caso sono rappresentati da una sentenza della Corte Costituzionale del 1987 (ventitré anni fa), la numero 215.

Per parlarvi di questa sentenza, devo raccontarvi una storia. La storia di Carla.

Carla è una diciotenne disabile, con problemi di tipo mentale. Viene bocciata al primo anno in un istituto tecnico. Il preside ammette con riserva la ragazza alla ripetizione dell’anno, rimettendo la questione al provveditore agli studi. Il provveditore chiede un consulto al medico legale, il quale stabilisce che l’handicap non è grave e che “la giovane può trarre dalla frequenza un beneficio che, se relativo quanto all’apprendimento, è viceversa notevole sul terreno della socializzazione e dell’integrazione, in modo da far ritenere fondamentale la riammissione della giovane, per la quale l’isolamento contribuirebbe in maniera assolutamente negativa alla formazione del carattere”.

Nonostante questo, il preside respinge la richiesta di iscrizione. I genitori decidono di ricorrere alla Corte Costituzionale, in quanto la legge utilizzata per negare l’iscrizione (n°118/1971) dice, all’articolo 28, che “sarà facilitata la frequenza degli invalidi e mutilati civili alle scuole medie superiori ed universitarie”. Questa frase, secondo i genitori, non comprende i disabili e non assicura loro di essere ammessi ad una scuola secondaria superiore allo stesso modo dei “normodotati”.

La Corte Costituzionale deciderà per la sostituzione della parola “facilitata” con “assicurata” accogliendo questo motivo di ricorso dei genitori. Nella sentenza si possono leggere le seguenti parole: “La partecipazione al processo educativo con insegnanti e compagni normodotati costituisce un rilevante fattore di socializzazione e può contribuire in modo decisivo a stimolare le potenzialità dello svantaggiato.[…] La frequenza scolastica é dunque un essenziale fattore di recupero del portatore di handicaps e di superamento della sua emarginazione e può operare ai fini del complessivo sviluppo della personalità. […]La scuola, l’interazione con i compagni e coi docenti, ciò che il disabile può imparare, sono tutte cose che determinano la persona che sarà in futuro, che lo aiutano al pieno sviluppo della personalità. L’art. 34 della Costituzione afferma che “la scuola è aperta a tutti”. Letto alla luce degli articoli 2 e 3 della Costituzione, l’articolo 34 assume il significato di garantire il diritto all’istruzione malgrado ogni possibile ostacolo che di fatto impedisca il pieno sviluppo della persona. E’ con organico e risorse in più che si mettono d’accordo il diritto all’educazione e le esigenze di funzionalità del servizio, non sacrificando i diritti dei disabili.”

Credo che qesta sentenza sia colma di parole che vanno in una direzione chiarissima: l’istruzione è un diritto fondamentale. Un diritto che ci permette di relazionarci con gli altri, in quanto siamo costretti ogni giorno a confrontarci con altre persone, a sforzarci di imparare, di metterci alla prova. Ed è faticoso, difficile, stancante. E non sempre dà i risultati che vorremmo. Ma bisogna provarci. Relazionarsi con un disabile può essere ancora più difficile. Ma chi, per questo, vorrebbe relegarli tutti in una scuola differenziata, in gabbia come mostri, non ha capito niente. Dell’uomo e della vita.

Speriamo che ci siano altri cento, mille casi come quello di Carla, che siano sempre lì ad insegnarci il valore del prossimo e l’importanza di imparare.

 

Più si va avanti, più tutto rimane uguale. Da quando capisco quello che succede nella vita politica e sociale dell’Italia, sento parlare sempre delle stesse cose. E vedo anche accadere sempre le stesse cose.

Berlusconi non risolve i problemi dell’Italia ma cerca solo di bloccare i suoi processi.

Nelle trasmissioni televisive si invitano quintali di politici, che come sempre blaterano senza dire niente.

Berlusconi cerca di comprare alcuni parlamentari per avere la maggioranza (come aveva già fatto ai tempi in cui governava Prodi, promettendo parti nelle fiction della RAI alle varie mogli o amanti di chi voleva comprare).

I vertici della RAI tentano di non far andare in onda Santoro (che, ricordiamolo, fa le sue trasmissioni solo grazie ad una sentenza, non certo perchè la televisione pubblica l’abbia richiamato) o almeno di rendergli la vita molto difficile.

La Lega e i leghisti attuano politiche razziste (ultima novità: il bonus bebè solo per chi ha genitori italiani).

E si potrebbe continuare ancora per un bel po’. Ma ci sono anche delle interessanti (si fa per dire) novità.

La prima, e più importante, è che, finalmente la Lega sta muovendo i primi passi verso la secessione. Ad Adro, infatti, paese già tristemente noto per la vicenda dei bambini lasciati senza mangiare alla mensa (vedi il post “Nessuna buona azione resterà impunita“), il comune ha costruito una scuola piena di simboli leghisti (sui cestini, sullo zerbino, sui banchi, sul tetto..) ed intitolata a Gianfranco Miglio, considerato l’ideologo della Lega.

Questo episodio è di una gravità inaudita. Per vari motivi, primo dei quali il fatto che si stanno usando dei bambini. Li si usa per fare qualcosa che è una triste via di mezzo tra la campagna elettorale e un plagio ideologico nei confronti di piccoli innocenti, che dovrebbero essere lasciati fuori da giochi di potere. La scuola è un luogo nel quale i bambini e poi i ragazzi dovrebbero trovare stimoli e spunti per crearsi una loro idea, una loro mente, una loro visione del mondo, attraverso lo studio e il confronto con i compagni. E condizionarli mettendo dovunque il simbolo di un partito è vergognoso, irresponsabile e gravissimo. Sarebbe la stessa cosa per qualunque simbolo, svastica, falce e martello, tutto. La scuola dovrebbe essere e restare apolitica.

Ma questi non sembrano argomenti che interessano ai leghisti (che ribattono asserendo che la scuola è stata costruita esclusivamente con soldi del comune, senza aiuti dallo Stato, e in un solo anno, come se questo rendesse lecito imprimere il proprio marchio sull’istituto) e nemmeno alle istituzioni, come il Presidente della Repubblica o i presidenti di Camera e Senato, che, come l’opposizione, non fiatano. Davvero un grande esempio di amore per l’unità del Paese e per la Costituzione. Il Ministro dell’Istruzione (?) Gelmini ha espresso “vivo apprezzamento personale” e ha parlato di “modello di riferimento, un progetto encomiabile che crea benessere ed entusiasmo”. E poi ha aggiunto:“Chi polemizza con il sindaco di Adro dovrebbe farlo per coerenza anche quando sono simboli della sinistra a entrare in classe”. Si attendono chiarimenti su quali siano i simboli della sinistra nelle classi. Chi ha notizie ci faccia sapere.

Altra novità, che vede in primo piano sempre il nostro geniale Ministro dell’Istruzione (o forse sarebbe meglio dire della Distruzione). Il 14 settembre ha scritto su Famiglia Cristiana:«Leggiamo la Bibbia in classe. La scuola deve istruire i ragazzi ma deve anche formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, è rappresentato dalla tradizione cristiana». Per il ministro Gelmini, «è quindi importante che i nostri figli, nel bagaglio di conoscenze che la scuola deve garantire loro, possano incontrare fin da subito un testo che ha determinato la nascita della civiltà in cui viviamo e che parla ai cuori e alle coscienze di tutti». Del resto, ricorda, «l’Occidente è stato edificato sugli insegnamenti del cristianesimo ed è impossibile, senza comprendere questa presenza, studiare la sua storia, capire la filosofia, conoscerne l’arte e la cultura» nè si può «dialogare e confrontarsi in modo proficuo con le altre culture». «In una fase della storia che richiede il più ampio sforzo per sconfiggere l’odio, dobbiamo – conclude la Gelmini – fare in modo che i nostri giovani siano consapevoli della propria identità per potersi confrontare con le altre e crescere e vivere nel rispetto reciproco».

Chiariamo alcuni punti. Che il Cristianesimo abbia influenzato fortemente la storia dell’Italia e dell’Europa (e anche del resto del mondo) è assolutamente vero. Che sia importante conoscere alcuni aspetti della religione cristiana per comprendere meglio la storia, la filosofia e l’arte, è altrettanto vero. Ma qualcuno forse dovrebbe dire alla Gelmini (che qualche tempo fa si vantava di avere inserito l’ora di ginnastica alle elementari, quando è presente già da anni) che queste cose, a grandi linee, si studiano già! Ovviamente non si può approfondire molto, ma è questione di tempo, visto che gli argomenti presenti nel programma sono già tantissimi. Un cittadino consapevole dei suoi diritti e doveri, poi, non deve necessariamente conoscere la Bibbia o essere cristiano: si può essere lo stesso cittadini responsabili e rispettosi delle istituzioni e del prossimo.

Credo anche che chi ha nella propria coalizione una forza come la Lega, che dimostra ogni giorno cosa significa il rispetto delle altre culture ed identità, dovrebbe consigliare prima di tutto ad alcuni parlamentari e ministri di leggere la Bibbia. Che comincino Bossi, Calderoli, Maroni e gli altri. Noi andremo loro dietro.

Inoltre, dov’è finita la laicità dello Stato? Non solo paghiamo coi nostri soldi gli insegnanti di religione scelti dalla Chiesa; non solo le scuole private (molte cattoliche) vengono pagate con le nostre tasse e non si vedono tagliati  fondi; non solo gli immobili della Chiesa non pagano l’ICI. Ora dovremmo pure leggere la Bibbia in classe? Ma stiamo scherzando? Ministro, per favore, sia serio. E pensi, inoltre, che ci sono anche ragazzi di altre religioni nelle classi. Allora cosa facciamo, leggiamo anche il Corano e la Torah?

Dovremmo proporlo alla scuola di Adro. Sono sicuro che sarebbero tutti d’accordo.

Forse per “ascoltare la volontà popolare” si intende tra le righe “quando questa è d’accordo con il governo”. Che bello, allora sono capace anche io di governare, se è così. Posso far approvare una legge dai tratti assurdi per poi andare a cercare i pochi che o non l’hanno capita e per pigrizia la difendono, o sono dalla mia parte e la difendono per partito preso, o sono abbagliati dalle menzogne che ho portato per difendere questa legge, o non sono toccati da questa legge. Parliamo di riforma della scuola.

Possiamo leggere su Il Fatto Quotidiano le dieci domande rivolte dall’assemblea delle scuole del milanese al ministro dell’Istruzione Gelmini.

Tutelo l’istituzione da una protesta strumentalizzata politicamente”, ha dichiarato il ministro in una recente conferenza stampa.

Ella stessa ha chiesto quesiti precisi, “ai quali – ha detto – certamente risponderò”, e questi sembrano essere arrivati. Ora vedremo se emulerà il suo leader di partito, quando egli evitò per mesi le famose dieci domande di Repubblica.

L’assemblea delle scuole del milanese dunque ha stilato l’elenco delle domande, che spaziano dai tagli al tempo pieno alla riduzione del monte ore di quelle materie che nei proclami sembrano essere state potenziate, passando per i “contributi volontari”, gli alunni disabili poco seguiti, il numero massimo di alunni per classe, eccessivo:

***

1. Lei sa che i tagli alle elementari hanno cancellato qualsiasi possibilità di realizzare il vero tempo pieno, fatto di tempi distesi e di compresenze, di lavoro in piccoli gruppi, di progetti, di uscite e laboratori per favorire l’apprendimento di tutti?

2. Cosa risponde ai genitori costretti a pagare un contributo “volontario” di 130/200 € in scuole che vantano, nei confronti del suo Ministero, crediti di 130/200.000 €?

3. I paesi Ocse spendono in media il 5,7% del prodotto interno lordo per il sistema scolastico e l’Italia il 4,5%, come lo spiega?

4. Sa che le 10.000 assunzioni a tempo indeterminato di questo anno coprono una percentuale insignificante dei posti che ogni anno servono alla scuola?

5. Come mai non c’è un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità come prevede la legge, tanto che spesso questi alunni sono seguiti solo 4/6 ore a settimana?

6. Lei è al corrente del fatto che nelle scuola medie la sua manovra ha avuto l’effetto di cancellare laboratori di Arte, Musica, Tecnologia, Educazione fisica…?

7. Ritiene sia giusto rispettare la legislazione sulla sicurezza? Sa che le classi con un minimo di 27 alunni e un massimo di 35 per classe, imposte dalla sua manovra, sono proibite da norme vigenti che impongono un massimo di 25 alunni?

8. Aver cancellato le sperimentazioni nei Licei, ispirandosi alla riforma del 1923, risponde ad una esigenza di rinnovamento? Aver tolto ai Licei Artistici l’11% del tempo scuola e ai Linguistici il 17% equivale ad un “potenziamento dell’offerta formativa”?

9. Come giustifica l’aver ridotto drasticamente l’orario degli Istituti Professionali e Tecnici, tagliando su quelle materie che ha affermato di voler potenziare? Sa che le attività di laboratorio diminuiscono del 20/40%? Vuole che le forniamo le tabelle di confronto?

10. Quali motivazioni didattiche l’hanno spinta a eliminare ore di lezione, negli Istituti Tecnici e Professionali, anche nelle classi successive alle prime? Ritiene giusto che chi si è iscritto ad un percorso prima della “riforma”, scopra che è stato cambiato a metà strada?

***

Ora, fare opposizione vuol dire proporre, non solo contrapporre. Proporre tra l’altro non si dovrebbe limitare al Parlamento.

Se nell’opposizione ci si mettesse a elaborare un piano nuovo, che prenda le mosse dai contrasti che esistono tra la riforma attuale e le richieste degli insegnanti, non potrebbe uscire qualcosa di nuovo, di diverso? Ascoltare il popolo è proprio questo, far tesoro dell’opinione di tutti, e credo che in questo caso nessuno meglio degli insegnanti sappia cosa serve a far funzionare la scuola. È un problema che c’è da sempre, quello dell’istruzione in Italia, e finora nessuna riforma lo ha migliorato.

Credo che se davvero si provasse a elaborare un piano alternativo, i guadagni, sotto ogni aspetto, sarebbero enormi: l’opposizione ne guadagnerebbe (finalmente) in termini di prestigio e autorevolezza, e potrebbe dimostrarsi capace di proporre realmente soluzioni nuove e condivise, andando in prima persona dagli insegnanti ad ascoltare le questioni e a ragionarci assieme.

Non mi sembra una scorrettezza “sfruttare” un problema degli avversari in questo caso: il danno ricade e ricadrà su tutti, e conoscendo come spesso purtroppo vanno le questioni in Italia (leggi anche “Ci stanno prendendo per…la scuola“), si rischia che il problema passi in sordina, che gli insegnanti e tutti i soggetti colpiti assieme a loro si ritrovino di nuovo abbandonati, inascoltati e magari malvisti dall’opinione pubblica, disinformata dalla maggioranza che vuole nascondere le verità, disinformata dall’opposizione che non gliele fa conoscere le verità.

Poi tutto passerò nell’indifferenza, scorrerà via tra acque melmose.

Insomma, se vogliamo davvero liberarci da questi lunghi anni di berlusconismo, da questa mentalità malata che ci ha addormentato la voglia di pensare un futuro, non risparmiamo in fantasia: che le idee fresche e giovani si facciano avanti, che gli anziani della politica facciano un passo indietro (ma aiutino…), che la discussione abbia, di nuovo, inizio!

Abbiamo più volte sottolineato i meriti del Fatto Quotidiano, giornale evidentemente libero, indipendente e colmo di articoli interessanti che offrono spunti di riflessione.

Tuttavia, venerdì 10 settembre, nella penultima pagina (“Piazza grande”, pagina 18) è apparso un articolo sulla scuola a firma di Pierfranco Pellizzetti. Il titolo era “Il modello Trentino per salvare la scuola” e, nell’ultima parte, magnificava la scuola trentina come modello da seguire, in opposizione a quella disastrata del resto del Paese.

La nostra collaboratrice Chinonrisica (membro degli Stati Generali della Scuola Trentina) è rimasta indignata, e come lei moltissimi suoi colleghi e membri degli Stati Generali sopra menzionati, poichè la redazione del quotidiano ha ignorato le numerose mail che da tempo gli vengono inviate, affinchè si occupi della sciagurata riforma Dalmaso, salvo poi pubblicare un articolo che elogia la scuola locale. La segreteria del Fatto, contattata da Chinonrisica, ha assicurato il diritto di replica, ma nè sul giornale di sabato 11 nè su quello di domenica 12 è apparso nulla.

Che dire? Personalmente, ho piena fiducia nel Fatto Quotidiano, e sono sicuro che uno dei prossimi giorni vedremo la replica pubblicata sul giornale. Spero di non sbagliarmi e di non essere smentito. Per aggiornamenti, stay tuned.

Di seguito riportiamo l’articolo del Fatto e la mail inviata da Chinonrisica.

Modello Trentino per salvare la scuola”   di Pierfranco Pellizzetti  (il Fatto Quotidiano 10/09/2010)

Pierfranco Pellizzetti e il Trentino Felix che non c’è (di Chinonrisica, mail al Fatto Quotidiano)
Dopo la lettura dell’articolo di Pierfranco Pellizzetti sul Fatto di oggi a pag. 18, mi sono interrogata sulla possibilità di rimanere fedele al vostro quotidiano. La mia famiglia è abbonata e, dati i disservizi postali piuttosto frequenti, acquista in aggiunta le copie che non vengono recapitate.

Leggere del “Modello trentino per salvare la scuola”, perciò mi è parsa una beffa, dopo tutto il materiale inviato per informarvi che il Trentino si è dotato, a partire dall’11 settembre scorso (e mai data fu più azzeccata) di una riforma scolastica a tappe che fa impallidire la pur bieca riforma Gelmini.

Marta Dalmaso, assessore PD all’istruzione in una giunta di centrosinistra, ha :

1) cancellato gli Istituti Professionali di Stato dal panorama scolastico locale, sostenendo che per tale percorso erano sufficienti gli Istituti di Formazione Professionale di emanazione provinciale (ma gestiti da soggetti privati);

2) istituito un biennio unico con lo studio obbligatorio del tedesco;

3) eliminato il recupero obbligatorio dei debiti formativi (che noi docenti dobbiamo chiamare “carenze”), cosicchè in provincia di Trento saranno promossi coloro che altrove sarebbero respinti;

4) obbligato i docenti ad una valutazione minima (non meno di quattro, anche se la media risultasse inferiore) in pagella, violando la libertà insegnamento (e di conseguente valutazione);

5) contrabbandato la condotta come “capacità relazionale” impedendo che tale voce rientrasse nella valutazione complessiva del percorso scolastico dello studente.

6) introdotto la storia locale come materia di insegnamento obbligatoria;

7 ) imposto le ore di lezione di 50 minuti, così da avere risorse gratuite da parte degli stessi docenti che, per recuperare i 10 minuti di lezione perduti dovranno prestare 99 ore di lavoro gratuito con supplenze e corsi di recupero coatti.

Il tutto dopo aver introdotto, fin dal 1990 un finanziamento alle scuole paritarie.

Ciò avviene , inoltre, con un’interpretazione del tutto opinabile dello Statuto di Autonomia, che assegna alla Provincia di Trento una competenza solo secondaria (come ormai a tutte le Regioni, dopo il 2001) a fronte della presunta competenza primaria che la Giunta locale invece millanta ed in parte già applica.

Avveniva, in silenzio, con i governi di centrosinistra, avviene, con l’ enfasi dovuta alla presunta contrarietà alle riforme statali, con il governo di centrodestra.

Sulla vicenda pende il coraggioso Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica promosso dai docenti deli Stati Generali della Scuola Trentina costituitisi nel novembre scorso e attivi nel contrastare una politica scolastica che ha fatto perdere (nel feudo di centrosinistra tanto sbandierato) il 17% dei posti di lavoro ai docenti precari. Molto più di quanto abbia fatto M.Stella Gelmini nel resto di Italia.

Ciò che stupisce è che le nostre e-mail, le nostre plurime segnalazioni siano rimaste lettera morta fino ad ora. A tutto vantaggio di una velina di regime, indegna del quotidiano che ho scelto. Nella speranza che possiate rimediare a questa svista grossolana con la purezza di intenti e l’indipendenza che vi riconosco, saluto con cordialità.

Oggi pubblichiamo il primo (speriamo di una lunga serie) di interventi del nostro nuovo collaboratore StrongAle, per la verità non proprio un novizio, su questo blog (vedi Travagli di fine aprile). Buona lettura!


Io non andavo molto bene a scuola.

Quando frequentavo le superiori paragonato ai miei compagni di classe ero decisamente “scarso”. Frequentavo un liceo classico che rispecchiava e rispecchia tutt’ora gli ideali di scuola severa ed elitaria della riforma fascista Gentile.

Le ingiustizie del corpo insegnanti e l’assurdo metodo d’insegnamento basato sul terrorismo mi pesavano ed avevo voglia di gridare, di protestare: “non è così che si insegna!”. Ma a nessuno importava.

Io ero per l’autogestione, per la riscossa, loro pensavano solo ad imparare a memoria nozioni come ebeti. Per paura. Come biasimarli? La promozione era decisione della “Casta”.

Sembrano passati secoli, ma non è così. Ho fatto la maturità lo scorso anno.

Attualmente il ministro Gelmini toglie soldi all’istruzione, settore che necessita di un alto grado di innovazione materiale e culturale e non di un imbarbarimento e di una regressione sempre più evidenti.

La mia scuola ne è stata un esempio, ho provato sulla mia pelle che c’è bisogno di rinnovamento, di professori giovani e dinamici che non siano esasperati precari, e soprattutto ho capito che chi ci rimette infine sono gli studenti, i giovani, la vostra futura Italia.

Queste righe sono ispirate alla canzone “Kappler” degli Offlaga Disco Pax.

Io ogni mattina arrivavo prestissimo.

In cielo ancora si vedevano le stelle ed il freddo del mattino mi faceva tremare.

Non mangiavo quasi mai, l’agitazione per le interrogazioni mi rendeva taciturno e sempre di cattivo umore; mi veniva da vomitare.

Stavo lì, impalato davanti alla scuola, due parole con i compagni in attesa dell’allarme.

Con il fucile imbracciato salivo le scale ed entravo in classe.

Non c’era tempo nemmeno per guardarsi in giro: correvo subito al mio posto nelle retrovie, mi riparavo nella terza trincea più indietro. Pronto indossavo l’elmetto, posizionavo la baionetta, impilavo bene i libri per alzare la barriera; ma ecco subito il tremendo suono, era iniziata.

Bisognava rigare dritto, “la Casta” non faceva sconti. Mitragliatrici, granate, razzi arrivavano sotto forma di domande affilate e letali per i nostri voti.

Le nostre uniche armi erano un elmetto, la baionetta ed una pila di libri, come avremmo potuto sopravvivere? Allora si creavano alleanze, suggerimenti, bigliettini.

Malattie come arrivismo, opportunismo e competizione dilagavano fra i banchi, molti cadevano in preda al terrore, altri urlavano impazziti.

Io guardavo distaccato e tacevo.

Ho visto amici andarsene prima del tempo o ritirarsi stremati dalla lotta quotidiana nella guerra dell’insegnamento, lì nella mia vecchia scuola.

Diciamocelo: in Italia della scuola non frega niente a nessuno. Sono decenni che si fanno riforme, ed ognuna di esse (fatta da governi di centro, sinistra, destra) ha peggiorato di un pochino la situazione. Questo perchè non si è mai pensato a fare gli interessi di chi della scuola ha davvero bisogno, di chi deve essere formato, di chi deve crescerci, passandoci gli anni più importanti della sua vita: gli studenti. Si dice sempre che i giovani sono il futuro, che bisogna puntare su di loro. Ma il tutto resta confinato alle parole e ai proclami, senza che a questi seguano provvedimenti concreti.

Sta per iniziare il nuovo anno scolastico e, personalmente, non posso che essere contento di non dover più avere a che fare con il mondo della scuola. Leggo le notizie sui nuovi indirizzi, su tutti i cambiamenti riguardo le ore, sulle migliaia di insegnanti licenziati e non capisco. Cosa ha a che fare tutto questo con la qualità dell’insegnamento e la formazione degli studenti? Niente, penso.

L’ultima riforma, quella Gelmini, ha prodotto solo tagli. Tagli orizzontali, indiscriminati. Intendiamoci, nella scuola come nell’università gli sprechi sono ingenti, le risorse, in un momento di crisi, vanno razionalizzate e distribuite in modo ragionato, non c’è dubbio. Il problema è che questi tagli non vanno in questa direzione. Semplicemente, il governo ha bisogno di recuperare da qualche parte dei soldi e li toglie alla scuola. Mentre in molti paesi, per superare la crisi, si investe in scuola, università e ricerca, qui si taglia alla grande proprio in questi settori. Siamo diciottesimi in Europa per investimenti nel settore scolastico, dietro a tutte le grandi democrazie del Vecchio Continente.

I precari licenziati protestano, fanno sciopero della fame e piantano tende davanti a Montecitorio. La Gelmini parla lì vicino, ma non si degna di incontrarli, perchè “sono politicizzati, sono iscritti ad IdV”. Eccola qui la cara, vecchia scusa. Chi non osanna ciò che fa il governo, chi critica o semplicemente fa il suo dovere è politicizzato. Magistrati, insegnanti, operai, studenti. Tutti, indistintamente. Non è nemmeno pensabile, nella logica del ministro Gelmini e in generale del suo partito, che ci siano persone che semplicemente desiderano una scuola pubblica sana e funzionante, di qualità. E siccome questa riforma non porta ad una scuola di questo tipo, protestano.

I precari che manifestano non capiscono come il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni per gli organici possa rendere migliore l’istruzione. E siamo sicuri che i 42 mila docenti tagliati nel 2009 e i 132 mila che perderanno il posto in tre anni miglioreranno la qualità dell’insegnamento? Sono numeri che preoccupano. Anche perché i posti in realtà ci sono, quindi i precari potrebbero essere assorbiti. Ma costa meno affidare a loro questi posti liberi, anziché a personale stabilizzato. Chi ne paga le conseguenze, come sempre, sono gli studenti, che non avranno quindi un minimo di stabilità su cui contare.

Ma ci sono anche buone notizie. Prima di tutto, tutte le materie hanno subito tagli al monte ore: latino, greco, perfino italiano. Ma l’Insegnamento Religione Cattolica no. E non solo le sue ore sono rimaste le stesse, ma i suoi insegnanti sono addirittura aumentati (ora sono 26 mila). Docenti che vengono nominati dalla Chiesa e pagati dallo Stato, con le nostre tasse. Cosa vogliamo di più?

In secondo luogo, Gelmini ha affermato che “nella Fininziaria 2011 i soldi per le scuole paritarie non si toccano”. Le scuole private quindi continueranno a beneficiare dei fondi previsti, mentre la scuola pubblica boccheggia e fatica a rimanere a galla (se non è già affondata). Sono notizie che scaldano il cuore e rasserenano gli animi.

Il Ministro dell’Istruzione è orgoglioso di quella che ha definito una “riforma epocale”. Secondo lei, quindi, la scuola pubblica è finalmente ordinata e funzionante. Sarei curioso di sapere dove manderà a scuola i suoi figli. Così, a intuito, direi in una scuola privata.