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Apprendiamo, leggendo questo articolo su L’Adige che a breve arriveranno i cartelloni elettorali del PdL, che si dichiara contro le Comunità di Valle. Oggi siamo a 6 giorni dal referendum.

Dice Giorgio Leonardi, segretario provinciale del PdL: “[…] anche noi riteniamo che la comunità di valle sia un ente inutile, inefficiente, pensato da Dellai come ulteriore controllo sui territori”. La controproposta sembra quindi quella di potenziare i Comuni, affinché si associno in consorzi.

Dall’altro lato, Giorgio Lunelli, capogruppo dell’UPT dice che il referendum sia “evidentemente inammissibile e dal punto di vista politico sia “ingiustificato, posto che la Lega ha regolarmente partecipato alle elezioni delle comunità di valle”. Su questo ha in parte ragione, ma sposta nuovamente l’attenzione sul partito proponente, stornandola dalla questione in sé (vedi la posizione del PD in questo post), e se guardiamo all’impegno politico non mi pare che l’UPT si stia spendendo per mantenere le comunità di valle, in senso democratico. Niente cartelloni o informazione ai propri elettori. Non per niente, sempre Lunelli dice: “Noi non partecipiamo alle iniziative della Lega“. Se si tira indietro quando c’è da votare, quando c’è da esprimere un’idea, a cosa serve un partito?

Il segretario del Patt Panizza è sulla stessa scia di Lunelli: “Se la legge non era condivisa la Lega poteva bocciarla nel 2006, quando fu approvata, non un anno e mezzo dopo le votazioni, specialmente in un momento come questo in cui c’è bisogno di tutto tranne che di incertezze”. Fermo restando che un partito che cambia spesso idea non adempie pienamente alla propria funzione, nel periodo che viviamo c’è bisogno di tutto, già, tranne che incertezze e sprechi.

Il PD mantiene la propria posizione: Luca Zeni, capogruppo, dice che il partito, “che pure è a favore della comunità di valle, dà una duplice opzione: o non andare a votare oppure, se si decide di recarsi alle urne, barrare sul no“.

L’Italia dei valori Trentino lascia libertà di voto ai propri elettori. Io penso che sia legittimo, ma ritengo anche che sia una decisione sbagliata per un partito.

Bruno Firmani dice: “Le comunità di valle non le condividiamo ma diciamo no al referendum perché quelli che vogliono abolirle non toccano i 217 comuni. La nostra proposta, invece, è di organizzare il Trentino in 30 comuni“. Se ci credete davvero allora affiggete qualche cartellone con dei bei SÌ sopra, fate abolire le Comunità di Valle e portate avanti questa idea. Che personalmente mi è nuova, e potrebbe risultare interessante.

Rifondazione comunista invita al SÌ, anche se con ragioni opposte a quelle della Lega. I Verdi invece ritengono che le Comunità vadano ricalibrate, ma non cancellate.

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Un paio di pensieri sullo scandalo che ha travolto, più o meno inaspettatamente (ironia!), la Lega Nord. Ce ne parla la nostra collaboratrice, Whatsername. Buona lettura!

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Aumento del prezzo della benzina, IMU, burlonerie delle Borse, riforma del lavoro: sono solo alcune delle notizie che quotidiani e telegiornali ci propinano.

Ma noi, popolo di poeti, santi e navigatori non ci accontentiamo di queste bazzecole.

Vogliamo di più. Specialmente dalla nostra classe politica. E chi meglio di tutti poteva soddisfare le nostre esigenze? No, Berlusconi ormai è stato surclassato. La nuova protagonista dell’ennesimo scandalo politico è la Lega Nord. Esatto, la Lega Nord, il partito della Padania, il partito fedele alla (sua) linea, il partito che si schiera dalla parte dei lavoratori e dei pensionati. E il partito che si è unito al PDL del Cavaliere, il partito che scalda i “cadreghini” di Palazzo Chigi e Palazzo Madama a Roma, il partito che riceve la sua parte di soldi da uno Stato che non vuole sia unito.

Così le magistrature di Milano, Napoli e Reggio Calabria, durante le vacanze di Pasqua, decidono di  “complottare” contro la Lega, come se non avessero niente di meglio da fare.

Da quando lo scandalo ha avuto inizio, l’elenco è in continuo aggiornamento. Dunque, due punti, a capo, trattino. Pagamento dell’affitto della casa romana di Calderoli; pagamento delle spese private di Reguzzoni; presunto dossieraggio su Roberto Maroni (di cui Bossi non sapeva nulla); possibile accordo tra Bossi e Tremonti per aprire dei conti bancari in Tanzania e a Cipro, che verranno rimpinguati con i soldi pubblici; pagamento di spese famigliari e mediche di Bossi; pagamento delle vacanze dell’allegra famiglia Bossi; pagamento di multe, diploma e auto di grossa cilindrata dell’ex consigliere regionale Renzo Bossi, meglio conosciuto come “il Trota”; dulcis (o amaris?) in fundo, indagate persone cinque facenti parte dell’ambiente mafioso calabrese (la ‘ndrangheta, per intenderci).

Le accuse, quindi, verteranno su reati come truffa ai danni dello Stato, riciclaggio e uso illecito di denaro pubblico.

Una grossissima gatta da pelare per quel partito che si credeva un Esorcista, in grado di annientare la demoniaca Terronia per infondere il “sano” Federalismo spirituale.

Quando nell’ottobre del 2010 andammo a votare per la costituzione delle Comunità di Valle, ci fu logicamente una campagna elettorale, nella quale pressoché tutti i partiti spingevano i loro candidati per questa nuova istituzione politica.

Ora che con il referendum proposto con le firme raccolte dalla Lega Nord Trentino siamo richiamati ai seggi per confermare o sopprimere le Comunità, chiaramente sono stati posizionati i pannelli per i cartelloni elettorali.

Il giorno di Pasqua, quando tornando a casa ho notato i suddetti pannelli, e ho visto che c’era soltanto un solo tipo di cartellone: bianchi e verdi, quelli della Lega, propositrice del  referendum. Naturalmente spingono per il SÌ, per abolire le Comunità.

Al momento scrivo dall’aula studio dell’Università di Modena, e domani quando andrò a casa, ad Arco, ho come l’impressione che non ci saranno molti più cartelloni di quanti ne ho visti qualche giorno fa. E dire che il referendum è stato indetto da Lorenzo Dellai addirittura il 10 marzo, un mese fa.

Chi aveva spinto per la creazione delle Comunità di Valle ora dovrebbe forse parteggiare per mantenerle, argomentando sulla loro utilità e sui risultati ottenuti finora.

Leggiamo sul sito del Partito Democratico Trentino il documento approvato dall’Assemblea il 27 febbraio, pubblicato il primo marzo 2012 (quando non era ancora stato indetto il referendum):

 “Il 24 ottobre del 2010 gli elettori trentini, con l’eccezione della città di Trento, furono chiamati alle urne per eleggere le assemblee delle nuove Comunità di valle. Soltanto il 44,47% degli elettori parteciparono al voto, a fronte di centinaia di candidati e all’impegno di tutte le forze politiche.

Le ragioni di questa limitata partecipazione furono individuate nella scarsa conoscenza della nuova riforma istituzionale, nella consolidata tendenza all’astensionismo elettorale e nella crescente sfiducia verso la politica in generale.
Nel mese di aprile di quest’anno gli elettori saranno chiamati a partecipare alla consultazione referendaria promossa dalla Lega nord e avente per oggetto l’abrogazione delle Comunità appena insediate. Gli elettori che si erano appena recati alle urne per far nascere le Comunità di Valle ci dovrebbero tornare per decretarne la fine prematura o per ribadirne l’importanza e dunque la continuità. Anche gli elettori della città di Trento, che non erano stati chiamati alle urne nell’ottobre del 2010, si troverebbero ad esprimersi su una istituzione che non possono conoscere essendo la stessa coincidente con il comune di Trento.

Non è mai accaduto che si traesse un bilancio a così breve termine dalla nascita di un ente e, infatti, l’obiettivo della Lega è di giocare in anticipo prima che i cittadini possano formarsi una opinione a riguardo, giocando sulla disinformazione e appellandosi alla riduzione dei costi della politica.”

Fermiamoci un momento. In grassetto ho evidenziato le parti che intendo commentare, e ciò varrà anche per i prossimi brani che riporterò.

Il documento si apre con la scarsa affluenza al voto nel 2010 per le Comunità. Bassa affluenza determinata dalla “scarsa conoscenza della nuova riforma”, dal'”astensionismo elettorale” e dalla “sfiducia verso la politica”. Nemmeno li sfiora l’idea che a tantissimi trentini questa nuova istituzione proprio non andasse e non vada giù. Per questo siamo andati in pochi a votare: vi confido che la mia scheda è finita tra quelle nulle. [Anzi, ero bloccato a Modena, ma sarebbe andata fra le nulle!]

Ma ora, chi vuole sopprimerle farà la figura di quello che non le ha capite. Figuriamoci poi gli abitanti di Trento che “si troverebbero ad esprimersi su una istituzione che non possono conoscere essendo la stessa coincidente con il comune di Trento.”

Per cui, tutti ai ripari: le Comunità così malvolute, ma lo stesso istituite, ora rischiano di sparire.

“La scelta di un referendum abrogativo piuttosto che consultivo o propositivo, e l’assenza di una proposta alternativa, esprimono una volontà distruttivaIl referendum è quindi una iniziativa strumentale e sbagliata.”

Strumentale e sbagliato. Dal punto di vista del PD e quest’iniziativa è strumentale, eccome! Ne sono convinto anche io, distante mille miglia dalle posizioni della Lega Nord. Su questo punto infatti sono d’accordo: la Lega ha promosso questa consultazione per trarne dei vantaggi in termini elettorali. Quale partito non agisce in questa maniera?

A me sembra comunque un’occasione di cui approfittare per esprimersi su un tema che interessa tutti in Trentino.

“Ciò premesso il Partito Democratico del Trentino ribadisce:

1) la riforma istituzionale che ha creato le Comunità è una riforma importante per l’Autonomia e necessaria sia per superare un centralismo provinciale che impedisce la crescita responsabile e partecipata di tutta la Comunità provinciale, sia per riorganizzare l’esercizio della pubblica amministrazione e dei pubblici servizi contenendone i costi e migliorandone l’efficacia;

Punto 1: creare una nuova istituzione a metà tra Comuni e Provincia non vedo come dovrebbe contenere i costi. Inoltre l’espressione “centralismo provinciale” ricorda in modo sinistro certe espressioni legiste…

2) le Comunità di valle non sono i Comprensori e non rispondono solo ad una esigenza di gestione associata dei servizi e ad un contenimento dei costi che oggi sono elevati anche per la ridotta dimensione di tanti Comuni; le Comunità rispondono alla esigenza di autogoverno responsabile e partecipato per ambiti territoriali omogenei quali le valli; è uno sguardo al futuro che ridistribuisce il potere della provincia e rende protagoniste le comunità locali;

Punto 2: se i costi sono elevati per l’abbondanza in numero di Comuni, ai quali spettano quindi tante piccole frazioni di territorio da amministrare, non sarebbe più logico ridurre il loro numero condensandoli e affidando loro quindi aree di competenza maggiori? In questo modo non servirebbero le Comunità di Valle, avremmo delle entità molto simili per dimensione, ma il numero di istituzioni sarebbe molto ridotto. Il sospetto è che in questo modo si avrebbero meno posti di comando disponibili.

3) la riforma va comunicata e condivisa sia attraverso la buona amministrazione che le Comunità devono esprimere, sia attraverso un’azione informativa e di confronto che deve vedere, accanto alla Provincia e agli amministratori, protagoniste le forze politiche della coalizione di centrosinistra autonomista, e questo a prescindere dal referendum;

Punto 3: la riforma va “comunicata”, soltanto adesso che è in discussione?

4) il 2012 è un anno decisivo per l’attuazione della riforma e per la piena funzionalità delle Comunità: ci attendiamo scelte chiare da parte della Provincia, un maggior trasferimento di competenze provinciali , l’assegnazione delle risorse umane e finanziarie necessarie e un superamento dei conflitti tra enti locali;

Punto 4: il 2012 è un anno decisivo e “ci attendiamo scelte chiare da parte della Provincia”; quindi le scelte fondamentali (questo è un anno decisivo, no?) non sono ancora state prese? Tanto tempo ce n’è, un’anno e mezzo è già passato e d’altronde il PD non è alla guida in Trentino…

5) la legge va valutata nella sua fase attuativa e migliorata laddove si riscontrano errori di impostazione, carenze e contraddizioni, in una logica evolutiva della riforma, ivi compresa la modifica della composizione e della elezione delle assemblee delle Comunità;

Punto 5: questa mi sembra una proposta, per migliorare la legislazione che definisce le Comunità; è il momento che mi sembra sbagliato! “Potremmo forse aver sbagliato qualcosa nello scrivere la legge, ma intanto lasciamo che restino le Comunità di Valle” – mi ricorda il dibattito nazionale di qualche tempo fa per “migliorare” la legge elettorale, migliorare il Porcellum di Calderoli.

6) il PD chiede alla maggioranza uno sforzo straordinario per accelerare l’attuazione della riforma, pur con la flessibilità necessaria affinché si trovino le soluzioni migliori nella gestione associata dei servizi; chiede inoltre di valutare quegli aspetti della riforma che vanno modificati al fine non solo di superare la diffidenza nei confronti delle Comunità ma soprattutto di vincere la sfida dell’autogoverno responsabile di ogni Comunità;

Punto 6: sforzo straordinario? Di nuovo, soltanto ora che è in discussione?

7) il referendum va inquadrato per quello che è,  una consultazione sbagliata nei modi, nei tempi e nei contenuti; una iniziativa strumentale e distruttiva di un partito che dopo aver condiviso il governo Berlusconi semina mine sul terreno della ricostruzione del Paese e anche su quello della tenuta della Autonomia;

8) il Partito Democratico non difende l’esistente ma costruisce il futuro e per questo è impegnato nello sviluppo di una riforma importante per l’Autonomia, una riforma il cui futuro non dipenderà dalla consultazione referendaria bensì dalla condivisione che l’intera Comunità trentina saprà esprimere;

9) il PD e la coalizione di centrosinistra autonomista che governa il Trentino sostengono in modo unitario la Comunità di valle e dicono NO al referendum , un NO che proprio per la strumentalità e l’inopportunità della consultazione si può esprimere astenendosi dal voto, o scegliendo il NO alla abrogazione delle Comunità.

Punto 9: bene, chi nel 2010 ha sostenuto la creazione delle Comunità, oggi ne conferma l’appoggio; d’altronde, che figura ci farebbe ora ad essere contro? Questa è quindi la posizione del PD Trentino rispetto al referendum abrogativo per le Comunità di Valle. Il PD Trentino parteggia per il “NO”, un “NO” che si può esprimere astenendosi dal voto o barrando il NO sulla scheda. Aspettate.

Uno dei grandi problemi in Italia è l’astensionismo, il popolo che non si sente più vicino ai propri rappresentanti e quindi si disinteressa della gestione del proprio Paese.

In questo documento abbiamo letto per ben due volte il concetto di “volontà distruttiva“. Chi propone il referendum ha una volontà distruttiva. Bene, io penso che non ci sia nulla di peggiore di un partito che denunciando la sfiducia verso le istituzioni proponga di non andare a votare, di stare a casa. Io penso che non ci sia volontà più distruttiva del consigliare ai cittadini di stare a casa quando c’è un referendum da andare a votare. Questi signori forse dimenticano che il modo democratico per contrastare un referendum ritenuto sbagliato c’è la casella del NO. Sì, è vero, hanno consigliato di barrare il NO, ma questa opzione viene inesorabilmente dopo la proposta di astenersi. È scritto, punto 9, andate a rivedere.

Infine io penso che la posizione del PD sia chiara: le Comunità di Valle vanno mantenute. Ma il punto su cui si basa questo sostegno non sono i vantaggiche questa istituzione porta e porterà, descritti in modo vago. È contrapporsi alla Lega, contrapporsi a Berlusconi, sempre e in ogni occasione. E non perché “le nostre idee sono migliori”. Anche perché in questo documento non le vedo. Vedo invece una certa quantità di quello che, con un brutto neologismo i giornalisti chiamano “politichese“: le Comunità sono uno “sguardo al futuro” che “rende protagoniste le comunità locali”.

Quale ruolo migliore per un cittadino elettore di quello di non votare?

Cinque giorni fa vi ho segnalato un articolo a proposito di una strana malattia scoperta in molti villaggi ugandesi, il disturbo chiamato “Nodding disease” (clicca per leggere il post).

Vorrei perciò segnalarvi un altro articolo molto interessante, a firma di Gianfranco Della Valle, dal titolo “Nodding Disease: una malattia che preoccupa e fa orrore” (fonte: altrenews.com). Riporta le origini ancora incerte di questa malattia, la sua diffusione ed esprime un giudizio, tristemente pertinente alla realtà, a mio dire, a proposito della posizione della comunità internazionale: “Certo, finchè la malattia colpirà solo un pò di bambini neri dell’Uganda, sarà molto difficile che la comunità scientifica internazionale, e l’opinione pubblica, si attivino seriamente per evitare l’ennesima violenza sull’infanzia africana. Forse parlarne può aiutare.

Buona lettura.

Finalmente il ministro Passera ha deciso: addio al beauty contest, la procedura che avrebbe regalato a Rai e Mediaset le frequenze liberate dal passaggio dall’analogico al digitale. Ora, invece, si terrà un’asta che permetterà allo Stato di incamerare qualche miliardo di euro (dalle frequenze vendute alle compagnie telefoniche si sono guadagnati 3,9 miliardi di euro).

Con il beauty contest, si sarebbero accaparrati i sei multiplex (pacchetti di frequenze) a disposizione i soggetti ritenuti più meritevoli secondo i parametri imposti dal Ministero per lo sviluppo economico. E ovviamente, visto che il precedente ministro era Paolo Romani, Rai e soprattutto Mediaset avrebbero facilmente stravinto: il regolamento del beauty contest infatti premiava chi era già attivo nel settore.

Ora, con un’asta (si spera) libera e senza limitazioni, chiunque potrà partecipare, inserendosi nel duopolio televisivo che caratterizza il nostro paese. E chissà mai che questi nuovi soggetti possano proporci qualcosa di nuovo, che dimostri come si possa fare buona televisione e sancisca la fine della tv trash italiana.

Leggiamo nella sezione Ufficio Stampa del sito della Provincia Autonoma di Trento, il comunicato n°627 del 12 marzo 2012:

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, ha firmato il decreto di indizione del referendum provinciale abrogativo di alcune disposizioni delle legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3, avente a oggetto le Comunità di valle.

Le Comunità di Valle in Trentino. Esistono unicamente in Trentino, d'altronde. (immagine da Wikipedia)

La raccolta delle firme che ha reso possibile l’indizione di questo referendum è stata realizzata dalla Lega Nord Trentino.

Io studio a Modena, e nell’ultimo periodo sono stato via molto spesso da casa, e appena tornato ho notato, in macchina, di sfuggita, i pannelli per i cartelloni elettorali. Una rapida ricerca e ho trovato la notizia del referendum. I miei genitori ne sapevano poco, e ho l’impressione che sia una situazione diffusa: non se ne parla, perché?

Il decreto per il referendum è stato pubblicato il 12 marzo, 25 giorni fa! Di giorni ne mancano 20 e bisogna informare le persone!

Pertanto ecco il testo del quesito del referendum (astruso come al solito!):

Volete che sia abrogata la legge provinciale della Provincia autonoma di Trento del 16 giugno 2006, n. 3 – così come modificata dalle leggi provinciali della Provincia autonoma di Trento del 19 giugno 2008, n. 6; del 12 settembre 2008, n. 16, dal 3 aprile 2009, n. 4; del 27 novembre 2009, n. 15, del 28 dicembre 2009, n. 19 e del 10 dicembre 2010, n. 26 – recante Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino, con la quale sono state istituite le cosiddette Comunità di Valle e ne è stata regolamentata la costituzione, il funzionamento e la costituzione, limitatamente agli articoli 14; 15; 16; 17; 17 bis; 18, Organizzazione, personale e contabilità della comunità limitatamente al comma primo: “1. Salvo quanto riservato ai contratti collettivi di lavoro di settore, la disciplina dell’organizzazione e del personale della comunità è dettata d regolamenti, nel rispetto dello statuto della comunità e delle vigenti leggi provinciali e regionali.” ed all’articolo 21?

Dalle ore 6:00 di domenica 29 aprile inizieranno le operazioni ai seggi, e una volta aperti si potrà votare fino alle ore 22:00.

si vota NO per MANTENERE LE COMUNITÀ DI VALLE

vota SÌ per CANCELLARE LE COMUNITÀ DI VALLE

FATE GIRARE!

 (qua sotto avete tutti i bottoncini giusti per condividere…usateli!)

Che dire. Succede sempre più spesso che si dimettano per questioni di denaro, e non per l’inettitudine a governare, o portare degli ideali.

Contro la nostra purtroppo nazionale memoria corta, mi sento in dovere di condividere questa galleria da Repubblica.it, contenente una fotostoria di Umberto Bossi che, ricordiamo, dalle 16:44 di oggi, 5 aprile 2012 non è più segretario federale della Lega Nord, sostituito da un “triumvirato” composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.

LA GALLERIA