Il 31 luglio i partiti riceveranno dallo Stato (da noi) 100 milioni di euro, la penultima della cinque parti in cui sono stati divisi i 500 milioni di rimborso per le elezioni del 2008. Non serve nemmeno commentare l’ingiustizia e lo scandalo che tali cifre rappresentano di fronte alle difficoltà, per usare un eufemismo, che la gente normale si trova ad affrontare.

Ma vediamo come si comportano le forze politiche. Tutti parlano, si incontrano e propongono nuove regole, ma è chiaro a tutti che questi partiti, che da anni si spartiscono milioni e milioni di soldi pubblici, che sono quotidianamente protagonisti (tutti) di scandali e ruberie varie, non possono essere chiamati a regolamentare la materia.

Quindi rimane un’unica alternativa: Di Pietro ha annunciato una raccolta firme per indire un referendum comtro la legge che prevede i “rimborsi elettorali” (dietro i quali si nascondono i finanziamenti) per i partiti. E’ evidente che la trovata dell’IdV è solamente e puramente elettorale, punta ad intercettare il malumore e a permettere al partito di ergersi a castigatore della mala politica. Tuttavia gli strumenti di democrazia diretta (da chiunque vengano utilizzati) rappresentano l’unico mezzo che ci è rimasto per esercitare la nostra sovranità popolare.

I politici contrari ai rimborsi elettorali, in ogni caso, hanno un modo semplicissimo per dimostrare di esserlo davvero: restituiscano i soldi allo Stato o li diano in beneficenza. Acquisterebbero quella credibilità che manca da anni.

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