Caro Giacomo, ho letto con molto interesse il tuo articolo, che ho trovato brillante e pieno di spunti. Sono d’accordo su molte cose, ma su altre no. Provo quindi a risponderti esponendo il mio punto di vista.

Prima di tutto, voglio sia chiara una cosa. Non credo assolutamente a nessun complotto di Monti o del suo governo. Certo, quello che ha creato è un esecutivo dei poteri forti (con alcuni ministri molto vicini alla Chiesa, altri facenti parte di Intesa Sanpaolo, altri ancora di ulteriori banche), ma formato da persone capaci e competenti, che hanno dimostrato lungo tutta la vita il loro valore. Avere un ex prefetto alla Giustizia, un’esperta di pensioni e welfare al Lavoro e un docente universitario all’Istruzione non sembra vero. Ma certo, come ho già scritto, si poteva evitare di nominare Passera allo Sviluppo Economico (oltre ad altri soggetti). Ma, comunque, ho fiducia in Monti e nella sua squadra. Penso che siamo in buone mani. Vedremo il programma, se saranno capaci di coniugare ripresa economica, sviluppo e giustizia sociale.

Per quanto riguarda la dipartita del Caimano, penso che i festeggiamenti di piazza siano stati giusti, normali e doverosi (come anche tu riconosci). E’ vero, non bisogna perdere tempo ma darsi da fare, e subito, per risistemare la nostra situazione, ma non credo che una sera di gioia per la liberazione da chi ha azzerato il senso morale, civico e culturale di questo Paese possa nuocere all’Italia. Il Corriere della Sera, come altri giornali, ha criminalizzato i festeggiamenti, indicandoli come una cosa barbara ed incivile. Ma in tutto il mondo, da sempre, quando un leader a dir poco discusso esce di scena, viene accompagnato da manifestazioni di ogni tipo. E’ normale. L’importante, nel nostro caso, era muoversi immediatamente per creare un’alternativa, e così è stato.

Nonostante questo, sono d’accordo con i motivi che elenchi, che dovrebbero dissuaderci dal festeggiare. Ma vorrei fare una precisazione: non è poi così incredibile che la gente l’abbia votato ancora una volta, tre anni e mezzo fa. Non dimentichiamo, infatti, che lui ha il controllo di una buona fetta della stampa e praticamente di tutta la televisione (che è l’unico mezzo di informazione per il 65-70% circa della popolazione). In pratica, decide di cosa si parla e di cosa non si parla. Decide cosa dobbiamo pensare, spappolandoci il cervello con telegiornali barzelletta (TG1 su tutti) e programmi demenziali. Tramite questi mezzi si cancella la memoria delle persone e le si manipola (ecco perchè concordo sul rischio che il PDL possa ricostruire la sua immagine durante il governo di Monti, anche se stavolta, con questo fallimento gigantesco alle spalle, la vedo più dura). Inoltre, guardando dall’altra parte, l’elettore vede un carrozzone di gente incapace di mettersi d’accordo su nulla, che esprime 25 posizioni su uno stesso problema e non è in grado di opporsi seriamente all’avversario. Parlo ovviamente del PD. L’argomento meriterebbe un articolo intero ma, per motivi di spazio, limitiamoci a chiamarlo effetto T.I.N.A. (there is no alternative). In conclusione, quindi, non ritengo così incredibile che gli italiani lo abbiano votato nuovamente.

Veniamo ora al problema più grande  e più stimolante: il fallimento della politica.

Da molti anni, decenni ormai, la politica in Italia non fa più il suo mestiere. Certo, ci sono stati (e ci sono tuttora) sicuramente esempi encomiabili di persone appassionate ed interessate al bene del Paese, che si danno da fare e si adoperano per occuparsi dei problemi concreti. Ma, a partire da Andreotti, passando per Craxi, per arrivare fino a Berlusconi, la politica è stata piegata a interessi che da essa esulano completamente: affari con la mafia, tangenti, appalti, speculazioni edilizie, risanamenti illegali di aziende e via dicendo. Questa tendenza è culminata con B., che ha utilizzato (come prima mai era successo) la politica per risolvere i suoi problemi finanziari e giudiziari, senza curarsi minimamente di altro. E si è portato in Parlamento tutto un battaglione di personaggi legati a doppio filo a lui stesso o ad ambienti poco raccomandabili, che hanno fatto esattamente come lui. Tutto questo ha soffocato e reso invisibile il buon lavoro di chi nella politica crede davvero e si mette al servizio dei cittadini.

Da questa situazione (unita a un complesso di privilegi insopportabili che è andato via via crescendo) è nata l’idea di “casta“. Che, a differenza di quello che dici, non è un’estensione “a tutta la classe politica [di] una caratteristica propria della squadra Berlusconi, ovvero quella dell’autoreferenzialità, l’interesse solo per la propria sussistenza e autodifesa”. Purtroppo, tutto l’arco delle forze politiche è stato contagiato dal berlusconismo e dalla brama di potere. Come dimenticare gli scandali che hanno coinvolto alti dirigenti del PD (D’Alema e Fassino per l’affare Unipol tra i tanti), gli infiniti favori a B. (niente legge sul conflitto d’interessi, riforme della giustizia allucinanti), i voti contro l’arresto o l’utilizzo di intercettazioni degli esponenti del partito (casi Tedesco e, ancora una volta, D’Alema), le innumerevoli leggi vergogna (bavaglio Mastella e indulto, solo per fare due esempi), i nepotismi (Di Pietro che candida suo figlio), le nomine spaventose (Vendola che nomina assessore alla sanità Tedesco, che è fornitore di protesi alla sanità pugliese)? L’elettore vede un migliaio di persone che ha privilegi inconcepibili e che si fa allegramente gli affari propri, da una parte come dall’altra (anche se siamo d’accordo che una delle due parti lo fa enormemente di più).

Per questo i cittadini vogliono tagli ai costi della politica. Che, ovviamente, non risolveranno la situazione del Paese, ma possono comunque essere una voce non da poco nell’elenco delle cose da fare. Per fare solamente un paio di esempi, razionalizzando le auto blu si può risparmiare (secondo Brunetta) un miliardo di euro, mentre eliminando le province si risparmierebbero addirittura (calcoli di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ) tra i 14 e i 16 miliardi. Non proprio una pagliuzza. Ma l’effetto principale dei tagli alla politica (come anche tu riconosci) sarebbe di dare nuova fiducia agli italiani nella classe dirigente, che va a governare o legiferare non per arricchirsi, ma per rendere un servizio al Paese.

Tu dici che gli inglesi non sanno nulla e si mettono nelle mani dei loro politici. Ma noi come potremmo metterci nelle mani di ladri, incompetenti, cretini, mignotte, gente che è arrivata dov’è non per merito ma per tutti altri motivi? Il problema fondamentale, quindi, è quello della selezione della classe dirigente. Che non deve avvenire sui cubi della discoteca o nelle segrete stanze, ma con un grande lavoro dei partiti, che si devono impegnare a far lavorare i loro giovani sul territorio, facendoli partire dalle piccole realtà locali per farli crescere ed imparare, prevedendo anche un serio ricambio generazionale. Penso sia necessaria anche una legge sui partiti, che imponga bilanci trasparenti e regole certe anche in altri campi. Oppure, come avviene nel Movimento 5 Stelle (che, lo so, tu non ami, ma che da questo punto di vista può essere un buon esempio), tramite dei ragazzi che siano semplicemente terminali di un gruppo di persone che li elegge e poi dice loro cosa fare tramite la rete.

Un ruolo fondamentale nella selezione della classe dirigente deve essere ricoperto da noi, dai cittadini, dal famigerato popolo sovrano. Siamo noi che, attraverso una nuova legge elettorale e un’informazione che ci fornisca gli elementi per decidere, abbiamo il compito di scegliere chi merita la nostra fiducia. Non sono per nulla d’accordo con te quando affermi che “l’italiano medio è troppo informato, troppo consapevole e troppo istruito e quindi pensa di potersi fare un’idea più giusta di quella degli altri semplicemente leggendo qua e là, ascoltando qua e là e mettendo un po’ tutto insieme, ma fermandosi troppo presto, senza ovviamente approfondire l’analisi in modo scientifico.” L’italiano medio pensa di potersi fare un’idea più giusta di quella degli altri senza approfondire l’analisi proprio perchè non è nè istruito, nè consapevole, nè informato. Sa pochissime cose, ma fa il tuttologo, parla di tutto senza sapere quasi niente.

Noi probabilmente non ce ne rendiamo conto perchè ci circondiamo di persone che, bene o male, condividono il nostro grado di cultura e consapevolezza del mondo. Ma l’italiano medio non sa il 90% delle cose che noi pensiamo sappia. Non perchè noi siamo l’elite, ma perchè i ragazzi escono da scuole desolanti (il 20% dei quindicenni italiani è semianalfabeta, secondo i dati della Commissione UE), hanno professori incapaci, non leggono e trovano un modello sconfortante nella classe dirigente del nostro Paese. E per gli adulti vale lo stesso. Buona parte delle persone non sa pensare, non ha senso critico. La televisione fornisce un modello di conoscenza superficiale e immediato, che non permette di capire le cose fino in fondo.  Da qui, la necessità, per sapere davvero di cosa si parla, di leggere un libro o un giornale. E mentre i libri vengono letti da un numero sempre minore di persone, i giornali hanno contenuti spesso dettati dai poteri che stanno nei loro consigli di amministrazione.

L’informazione, la scuola e l’università, insomma, devono recuperare il loro ruolo, contribuendo a creare, selezionare e controllare la nuova classe dirigente. Questi sono gli interventi più importanti da fare: riforme strutturali del sistema educativo e dell’informazione, affinchè i bambini di oggi e di domani possano avere delle possibilità concrete di contribuire in futuro, con cognizione di causa, al benessere di tutti. Questi interventi, uniti, lo ripeto, ad un nuovo sistema elettorale e ad un gran lavoro dei partiti, porterebbero ad una nova generazione politica, competente e credibile, a cui si potrebbero affidare le sorti dell’Italia. Per quanto riguarda il presente, credo sia necessario consentire alle persone oneste e disinteressate (che anche nella politica di oggi sono tante) di traghettarci fino a questo nuovo futuro. Ciò si può fare in tanti modi, che ora non posso prendere in considerazione per motivi di spazio.

Io credo che gli italiani sarebbero ben felici di abbandonarsi tra le braccia di una politica capace, che possa dare soluzioni concrete ai problemi delle persone. Nessuno che sia sano di mente può volere una politica marcia. Sarebbe bello sapere che c’è qualcuno, più su, che sa cosa fare, come affrontare i momenti critici e le crisi. E’ l’idea che ha sempre rassicurato l’uomo, quella di avere un nume protettore sopra la testa, e penso sia ancor più comprensibile, in un mondo caotico e complesso come il nostro. Tuttavia, non penso che ci si possa abbandonare troppo, altrimenti si rischia non più di delegare la nostra sovranità a qualcuno, come dovrebbe essere, ma di privarcene, staccandola e donandola a qualcuno. Bisogna recuperare fiducia, costruendo una nuova politica, ma restando sempre vigili ed attenti.

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