No, non è un semplice slogan, una frase fatta o quelle classiche manifestazione di rivoluzione intrinseche di ipocrisia. Niente di tutto questo: è solo un incitamento a fare qualcosa.

Questo guazzabuglio di parole ha la semplice intenzione di far riflettere, perché è questo ciò di cui ognuno di noi ha bisogno.

Sabato 12 novembre, la quinta era Berlusconi ha visto la sua fine, a scapito delle parole della Santanchè, secondo la quale “vincente è colui che non si ferma: Berlusconi non è finito, il berlusconismo non è finito”.

È finito, lasciandosi indietro, però, una crisi economica inpensabile per una potenza dei G8, G20 ecc ecc. Abbiamo criticato così tanto Grecia, Portogallo e Irlanda che ora noi siamo messi peggio di loro. Ma non importa, sono solo mie considerazioni.

È finito lasciandosi dietro tanti di quei precari, che, dal mio poverissimo punto di vista, potrebbero risanare tutta l’economia italiana.

È finito lasciandosi indietro decreti che hanno rovinato l’istruzione, l’università e la ricerca.

La tentazione di scappare è davvero alta: lasciarmi indietro tutta questa società, tutti questi problemi, il mio futuro, le mie aspirazioni da ventenne sognatrice, il mio Paese al quale appartengo e al quale sono affezionata. Andarmene, sparire e non farmi più trovare. Da nessuno.

Poi mi accorgo che questa è la vigliaccheria più grossa che possa fare un qualsiasi ventenne. Rifugiarsi in un mondo fittizio per non vedere la realtà o fuggire lontano, alla ricerca di una vita e di un futuro migliori: è la comodità che ognuno cerca.

Ma se questa comodità potesse accadere in Italia? Non sarebbe migliore?

Perché accontentarsi dell’orizzonte se, con un po’ di forza, si può raggiungere l’infinito?

Queste sono solo supposizioni, ma potrebbero essere di gran lunga migliori se corrispondessero alla realtà.

Bisogna crederci: la voglia di parlare, di proporre si è esaurita, come giusto che sia, e l’unica alternativa è agire. Agire tutti insieme, creare le nuove fondamenta per un’Italia migliore e per un futuro migliore.

Per un qualche scherzo del destino, siamo giunti a un punto di non ritorno, dove siamo faccia a faccia con una realtà che presenta solo la desolazione. Anche il benessere, l’unica cosa che pare essere rimasta, si sta sfaldando. Siamo ormai persone che non hanno nulla da perdere, ma hanno tanto, tantissimo, da guadagnare: un lavoro fisso, una famiglia, uno patrimonio ambientale e culturale vastissimo, una giustizia pari e imparziale, i beni mobili e immobili della criminalità organizzata e molto altro.

Come cantavano i Pink Floyd nel lontano 1979: “Don’t give in, without a fight.” Non arrendiamoci senza aver combattuto per davvero.

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