Non è per mancanza di voglia o di dedizione che non scrivo sul blog da un po’ (eccezion fatta per l’articolo su Praga).

Vorrei scrivere, condividere quello che vedo e sento, commentare le atrocità che coinvolgono l’Africa del nord, così lontana e così vicina a noi. Ma non ce la faccio. Mi metto davanti alla tastiera e rimango fermo. Inizio una frase. Banale, la cancello. Non mi viene nulla di interessante.

Sarà forse che mi sembra tutto uguale. Di cosa si parlava l’anno scorso? Di leggi ad personam, processi, mignotte, immunità, immigrazione. E due anni fa? Processi, leggi ad personam, immunità, mignotte, immigrazione. E tre anni prima? Idem. E avanti così. Da troppo tempo il refrain è sempre quello. Cambia poco o non cambia nulla. Qualche politico si sposta di qua o di là, un altro grida al complotto, un paio si ritirano. Ma pensano sempre agli affari loro. Tutto qui.

A me piacerebbe sapere se sono di destra o di sinistra (se vuol dire ancora qualcosa). Dico davvero. Chi di noi può essere sicuro di dove collocarsi? Da sempre sento parlare di Berlusconi. E non c’è scelta, qualsiasi persona ragionevole che abbia a cuore il suo Paese e la sua libertà vede in quell’ometto patetico (e nei suoi sodali prezzolati) il pericolo. Ma se si andasse oltre? Accadrà, prima o poi. E chissà se in Italia saremo in grado di liberarci dall’incantesimo in cui siamo rinchiusi da troppo e ritrovare un significato alle tante, troppe cose che non ne hanno più.

L’unica cosa che effettivamente cambia è che la gente sta sempre peggio. Si allarga lo spazio tra chi è ricco (e lo diventa sempre di più) e chi è povero (e lo diventa sempre di più). In mezzo c’è sempre meno gente.

Sono stufo. Forse è arrivata la saturazione, il punto di rottura. In Egitto, Tunisia, Libia è arrivato da tempo. E noi stiamo a guardare quelle persone lottare per la loro libertà. E forse anche un po’ per la nostra. Perchè noi, soprattutto noi giovani, dovremmo essere ogni giorno in piazza, in strada, a chiedere conto di come hanno fatto fatto a pezzi il nostro presente, avvelenandoci il futuro.

E invece quei ragazzi si sostituiscono a noi, combattendo e morendo per quello in cui credono, dando forse così un significato alla loro vita. Mentre noi stiamo fermi, ipnotizzati e spesso disinteressati, finchè la terra non ci mancherà sotto i piedi.

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commenti
  1. aristofane444 ha detto:

    Scusa ma è ovvio che i beni che tu definisci (come fa Gheddafi) “del popolo libico”, appartengono e sono controllate dal governo, quindi dal rais. Non chiudiamo gli occhi, è ovvio che tutto è suo in quel Paese! Rais che altri non è se non un dittatore sanguinario, e a dimostrarlo ci sono i cadaveri e gli ospedali pieni di feriti. Mi auguro che tu non voglia accettare la ricostruzione di Gheddafi, che dipinge gli insorti come drogati e pazzi.
    Per quanto riguarda gli USA, sono d’accordo. Non bisogna attendere le loro decisioni, alle quali la comunità internazionale va quasi sempre dietro. Gli statunitensi vorrebbero forse fare come in Afghanistan, attaccando per motivi ben diversi dal mantenimento della pace. A mio parere, bisogna lasciare che la situazione interna si risolva da sola. L’unica sanzione accettabile può essere un embargo.

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