Del resto era scontato. Chi ha una famiglia, una casa e delle spese e delle persone da mantenere ha votato sì. Turandosi il naso, contro coscienza, piangendo. Dopo aver litigato e urlato contro i suoi colleghi, dopo essersi sentito dare del fannullone. Dopo che la politica ha abbandonato gli operai, non ascoltandoli e schierandosi dalla parte del mercato. Il mercato, in nome del quale si sacrificano diritti. rappresentanza, libertà e dignità.

E non ci vengano a dire che non è vero. Basta leggere il testo dell’accordo di Mirafiori per rendersene conto.

Ma i sì al referendum sono stati il 54,7% dei voti. Quindi non una maggioranza schiacciante. Anzi, in alcuni reparti (verniciatura e montaggio) i dipendenti hanno detto no alla nuova linea imposta da Marchionne. Sono stati però decisivi i voti degli impiegati della fabbrica. Vedremo quali saranno le conseguenze di questa spaccatura all’interno del fronte degli operai.

Ancora una volta, però, nonostante il risultato incerto, ha vinto la logica del potere. Chi ha forza si impone sugli altri, che devono subire. E’ una logica autoritaria e indegna di una democrazia che sia davvero tale, ma accade proprio nel tanto sponsorizzato e civilissimo Nord. Non si tratta più di “napoletani che non hanno voglia di lavorare”. Si tratta di ricatti. Ma questo l’abbiamo già detto.

Resta una sola domanda. Da secoli i più forti soverchiano i deboli. Pensavamo però che, almeno a certi livelli, questo comportamento non fosse più così evidente e ostentato. Pensavamo fosse roba da sette-ottocento. E invece eccoci qui. E tutti a dire che è giusto così. Che pena. La domanda è: se stiamo tornando così indietro su temi così fondamentali, tutto è trattabile, negoziabile? Si può imporre di rinunciare a qualsiasi cosa o c’è qualcosa di intoccabile, di sacro? Pensiamoci mentre andiamo a dormire.

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commenti
  1. zanna ha detto:

    stiamo regredendo. e bisogna chiedersi: sarà un evento isolato? oppure si parte dalle fabbriche per poi colpire i dipendenti pubblici e via di conseguenza? i diritti sindacali per cui si era lottato ce li facciamo cancellare così? lo statuto dei lavoratori lo calpestiamo? ci ricordiamo ancora cosa significa combattere per qualcosa? io ormai sono completamente disillusa. è un male, lo so. ma non riesco a vedere un possibile/probabile svolta.

    leggendo il testo mi è venuto in mente il film di Michael Moore “the Capitalism”.
    e la canzone di Keny Arkana “rèveillez vous”. http://www.youtube.com/watch?v=4gEf_8TQYX0

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