Vi avevamo promesso che avremmo pubblicato la traduzione dell’articolo apparso su “The Guardian” a proposito di Berlusconi. La traduzione è ora disponibile (grazie ad “Italia dall’estero“), quindi teniamo fede alla parola data!

How can Silvio Berlusconi still be in power?”   di Tobias Jones (in lingua inglese) – The Guardian (16 novembre 2010)


COME FA SILVIO BERLUSCONI AD ESSERE ANCORA AL POTERE?

Sta diventando difficile capire cos’altro debba fare Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio italiano, per essere sfrattato dal potere. In molti paesi uno solo delle dozzine di scandali nei quali è stato coinvolto sarebbe stato sufficiente a mettere fine alla sua carriera politica. Ogni volta che esplode un nuovo scandalo, più sordido e incredibile del precedente, pensi che non riuscirà a cavarsela di nuovo. Non può riuscire, spereresti, a sopravvivere ad una sentenza che lo accusa di aver corrotto un avvocato in cambio di una falsa testimonianza, o a scrollarsi di dosso la montagna di prove secondo le quali organizza regolarmente delle orgie con escort a pagamento nelle sue residenze private e ufficiali. E invece, eccolo lì, ancora al potere, ancora leader di uno dei paesi più importanti e ricchi di cultura d’Europa. Dopo tutti questi anni, è ancora totalmente incredibile.

Sono certo che abbiate già sentito tutto questo, ma vale la pena ricordare a quanti scandali egli sia sopravvissuto fin’ora. Ci sono stati gli infiniti processi per corruzione che hanno portato ad una confusa serie di condanne e assoluzioni. Per chiunque abbia seguito la storia dell’acquisizione del gigante dell’editoria Mondadori, o il caso David Mills, c’è più che abbastanza fumo per sospettare che ci sia anche un fuoco con i fiocchi. Berlusconi è stato condannato per falsa testimonianza per aver negato di aver fatto parte di una losca loggia massonica di estrema destra, la P2, insoddisfatta per la deriva assunta dalla politica democratica.

Ci sono stati ripetute voci di una vicinanza incredibile alla mafia: durante gli anni ‘70 [Berlusconi] dava lavoro ad uno stalliere chiamato Vittorio Mangano, un mafioso condannato per omicidio, traffico di droga ed estorsione. Berlusconi non ha mai spiegato perché un uomo d’affari milanese come lui avesse assunto un simile gentiluomo. E non ha nemmeno mai risposto in maniera soddisfacente ad uno dei più grandi misteri della sua incredibile carriera: chi fornì le enormi somme di capitali necessarie alla costruzione delle sue proprietà residenziali nei sobborghi milanesi quasi 40 anni fa? Per molto tempo c’è stato il sospetto che i finanziamenti arrivassero attraverso una banca, la Banca Rasini, dove suo padre lavorava e nella quale diversi padrini siciliani depositavano i propri “risparmi”. Infatti, uno dei suoi più stretti alleati, Marcello Dell’Utri, è stato recentemente condannato a sette anni per collusione con la mafia. Diversi pentiti eccellenti sono spuntati negli anni scorsi ad affermare che Cosa Nostra vedeva Forza Italia, il partito di Berlusconi, come il cavallo di Troia giusto attraverso il quale arrivare al potere. Il fatto che Berlusconi abbia conquistato il 100% dei seggi assegnati per via elettiva in Sicilia nel 2001 la dice lunga su quale fosse il cavallo dentro al quale Cosa Nostra scelse di strisciare.

E poi, ovviamente, ci sono le prostitute. Gli italiani sono molto meno puritani di noi riguardo certe cose, e gli scandali sessuali in quanto tali sono rari. L’attiva vita sessuale di Berlusconi è diventata una questione politica non perché fa molto sesso, ma perché si dice abbia detto talmente tante bugie su ciò che sta accadendo da far sembrare Walter Mitty un servitore della verità [N.d.T. personaggio di un racconto di James Thurber noto per le sue fantasticherie]. Quando venne fotografato al diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, la gente iniziò a chiedersi come avesse fatto un’adolescente a finire col frequentare il Presidente del Consiglio e perché lo chiamasse “Papi”. La risposta di Berlusconi fu che il suo vero padre era un vecchio amico, dato che lavorò come autista per Bettino Craxi, padrino politico di Berlusconi durante gli anni ‘80 che fuggì in esilio in Tunisia, per scampare alle accuse di corruzione. La storia dell’autista, ovviamente, era una balla. Quindi come faceva a conoscerla? Nessuno lo sa.

Sembra inoltre che Berlusconi abbia offerto a uomini d’affari come il barese Giampaolo Tarantini delle agevolazioni nei loro affari in cambio della fornitura di donne. Si dice abbia interferito con la giustizia facendo rilasciare dalla prigione una ragazza 17enne marocchina di nome Karima El-Mahroug – in arte Ruby Rubacuore – dicendo che si trattava della nipote del leader egiziano Hosni Mubarak. Ruby ha descritto un gioco sessuale orgiastico chiamato Bunga Bunga, una parola che ormai non abbandonerà più il lessico italiano. La futura ex moglie di Berlusconi ha detto che frequenta minorenni e che ha bisogno d’aiuto. La procedura di divorzio fra Veronica Lario e Berlusconi si concluderà presto, allontanadolo ancora di più dai buoni consigli e dalla saggia sorveglianza di un coniuge.

Usando le parole di uno dei leader dell’opposizione, “il problema adesso non è legale o politico, ma psichiatrico.” Ma anche tutte quelle storie impallidiscono fino a diventare insignificanti quando sono emerse nuove accuse riguardanti ragazze adolescenti che fumavano droga in Sardegna, trasportate lì sul jet privato di Berlusconi. Una di quelle intervistate dai magistrati ha affermato di aver ricevuto da lui 10.000 euro in una busta dopo un rapporto sessuale, e che lui avrebbe anche telefonato a sua madre per chiederle cosa poteva fare per lei. Un tocco di classe.

Fino a poco fa le storie di sesso non sono sembrate in grado di scalfire la reputazione di Berlusconi. Molti italiani invidiano o ammirano il suo successo con le donne, se così si può chiamare quando paghi 10.000 bigliettoni ogni volta. Molti nel suo elettorato sembrano apprezzare il fatto che il loro leader abbia il sangue bollente e che non lo nasconda. E’ indicativo il fatto che sia stato una delle sue riviste a mettere in risalto la prima storia su “Berlusconi e il suo harem” tre anni fa: sembravano sapere che avere giovani ragazze sulle ginocchia non avrebbe fatto altro che incrementare i suoi indici di gradimento. Ma anche quell’atteggiamento di indifferenza sembra essere cambiato. E’ cambiato in parte perché sembra probabile che stia ripetutamente mettendo a repentaglio la sicurezza e in parte perché il suo occhio per le donne sembra determinare chi ottiene un lavoro, chi un contratto, e anche chi entra in politica (come l’ex showgirl Nicole Minetti). E, per quanto l’elettorato italiano sia rilassato riguardo al sesso, è comunque in grado di riconoscere l’ipocrisia quando la vede. La scorsa settimana, mentre stavano venendo a galla le ultime rivelazioni, il governo di Berlusconi ha annunciato che la prostituzione sulle strade sarebbe diventata illegale. E’ stato come se un preside alcolizzato avesse detto ai propri alunni che non potevano bere la Coca Cola.

Ma soprattutto, sono cambiati gli atteggiamenti, perché gli italiani ammirano stile, charme ed eleganza, soprattutto nel campo della seduzione, e Berlusconi è apparso ripetutamente come niente più che un depravato feudale e un vecchietto bigotto e rimbambito. Visitando L’Aquila dopo il terremoto, 18 mesi fa, si è rivolto a un consigliere comunale dicendo: “Posso accarezzarti?”. Lui dà l’impressione di credere davvero nello jus primae noctis, il rito di origine medievale secondo il quale il sovrano avrebbe avuto la prima scelta sulle vergini del suo regno. Lo ha detto ad una delle sue parlamentari donna. La difesa di Berlusconi per la sua debolezza per la carne femminile (”meglio una passione per le belle ragazze che essere gay”) è stata vista come un commento semplicemente stupido, volgare e offensivo che avrebbe creato uno scandalo di per sé in qualsiasi paese normale.

Ma nonostante tutto quello che Berlusconi ha fatto, la crisi ha raggiunto uno stadio critico anche a causa di quello che non ha fatto. I residenti dell’Aquila vivono ancora nelle rovine delle loro case 18 mesi dopo il terribile terremoto. Nonostante tutte le sue promesse, il governo di Berlusconi è stato quasi completamente assente. (E’ indicativo il fatto che il giorno stesso del terremoto dei costruttori siano stati registrati dagli inquirenti mentre ridevano al pensiero della quantità di denaro che avrebbero potuto guadagnare sulla tragedia; e che il capo della Protezione Civile, l’uomo responsabile per la ricostruzione, si dice abbia ricevuto delle “ripassate” a tarda notte da parte di una massaggiatrice brasiliana fornita da quegli stessi costruttori.)

Solo durante questa settimana una parte centrale di Pompei è crollata al suolo, ennesima vittima dell’incompetenza e dell’incuria del governo. Sembra che parti dell’Italia siano letteralmente in rovina, mentre tutto quello di cui si preoccupa il grande leader è accoppiarsi. Ha trasformato il suo Paese in una barzelletta (l’Italia è diventata lo zimbello d’Europa): anche gli spettacoli comici britannici come Harry and Paul o Bremner, Bird and Fortune hanno degli spazi fissi per prenderlo in giro. Ci sono così tante pistole fumanti che lo circondano che spesso sembra una zona di guerra. Come diavolo fa ad essere ancora al potere, e come diavolo faranno gli italiani a liberarsi di lui?

La risposta più ovvia, che è anche la più convincente, è il semplice fatto che sia lui che la sua famiglia sono proprietari di una buona parte dei media italiani: tre reti TV nazionali, una gigantesca casa editrice, un grande quotidiano e dozzine di riviste. Il vero parlamento, il vero centro del dibattito nazionale, è il talk show televisivo, e Berlusconi ovviamente è proprietario della maggioranza degli studi di produzione. Questa concentrazione di potere mediatico nelle sue mani significa che ogni lotta politica sembra essere una gara fra una potenza nucleare e un bambino con un coltello.

Ogni qual volta qualcuno osi criticare Berlusconi i mastini della guerra vengono scatenati e viene montata una campagna di screditamento. Gianfranco Fini, ritenuto a lungo come il delfino di Berlusconi, è stato la vittima prescelta di quest’estate. Appena Fini ha tentato di distanziarsi dall’incidente politico del governo Berlusconi, è stato accusato di scorrettezza finanziaria nei suoi affari immobiliari a Monaco. Emma Marcegaglia, il giovane capo di Confindustria e apertamente critica verso Berlusconi, ha subito un trattamento simile. Anch’io ne sono stato vittima. Anni fa, quando pubblicai un libro dal tono furioso per ciò che Berlusconi stava facendo all’Italia, su una delle sue riviste comparve un lungo articolo che mi definiva il “Pinocchio inglese”; il suo spaventoso ministro per le comunicazioni accusò il mio testo di essere un misto di “marxismo e fanatismo”. Fintanto che Berlusconi continuerà a detenere un tale potere mediatico, nessuno oserà davvero impugnare il coltello. Farlo significherebbe, paradossalmente, non ambizione politica, ma suicidio politico.

E’ indicativo il fatto che le minacce più credibili arrivino dal suo stesso schieramento, perché l’opposizione di centro sinistra è notoriamente debole e divisa. Nei 12 anni nei quali mi sono occupato delle notizie sulla politica italiana il centro sinistra ha cambiato leader e programmi così tante volte da sembrare che stiano giocando al gioco delle sedie. I leader in quel periodo sono stati – quelli che mi vengono in mente – Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli, Fassino, ancora Prodi, Veltroni e ora Bersani. E mentre molte persone odiano Berlusconi, molti di pù, temo, trovano i partiti di centro sinistra piuttosto patetici. La Lega Nord ha avuto un successo incredibile nel rastrellare il voto della classe operaia con gigantesche falciate in quel nord che tradizionalmente faceva parte dell’affidabile base della sinistra.

Ed è diventato chiaro che, se nessuno impugnerà mai politicamente quel coltello, nemmeno Berlusconi cadrà mai sulla sua stessa spada. Nonostante tutte le sue colpe, è un guerriero, caparbio, determinato e mai pronto alla resa. Quando passò cinque anni all’opposizione tra il 1996 e il 2001, ne parlò in termini biblici come della sua “traversata nel deserto”. Ma il suo complesso messianico è tale da non aver mai messo in dubbio che ci sarebbe stata una resurrezione politica. La sola volta nella quale io abbia mai provato una riluttante ammirazione per lui fu quando, recentemente, gli venne lanciata contro una miniatura della cattedrale di Milano, rompendogli un dente e causando la fuoriuscita di molto sangue. Mentre gli uomini della sicurezza cercavano di portarlo via in tutta fretta, lui si è alzato in piedi sulla macchina e ha urlato in tono di sfida verso il suo aggressore. Si trattava di un uomo sui 70 anni che era stato ferito piuttosto gravemente, che avrebbe potuto pensare che la sua vita fosse in pericolo, ma ebbe il coraggio di affrontare il proprio assalitore. In politica è lo stesso. A ogni attacco viene immediatamente opposto un controattacco. Non si arrenderà mai e poi mai.

In molti paesi, il meccanismo più usato per rimuovere questo tipo di leader è quello di fare appello all’interesse nazionale. In tal modo l’uscita di scena di un politico può conferirgli una certa misura di dignità, e può conferire la sensazione di star facendo un grande sacrificio nell’interesse del loro beneamato paese. Ma anche se Berlusconi crede davvero di essere una sorta di salvatore, non è quel tipo di salvatore che crede nel sacrificio personale. Né, soprattutto, crede nell’interesse nazionale.

Quasi nulla di ciò che è avvenuto sotto il suo governo lascia pensare che egli abbia una qualsivoglia nozione degli interessi dell’Italia. Ha trascorso quasi due decenni a soggiogare gli interessi della nazione ai propri: provando a rovinare la RAI, l’emittente televisiva di stato e rivale del suo stesso impero mediatico Mediaset; depenalizzando il falso in bilancio; accorciando i termini di prescrizione, in modo che i reati vadano prescritti in maniera incredibilmente veloce. Ogni decisione politica, sembrerebbe, è utile a Silvio, non alla penisola nel suo complesso. Il genio tragico di Berlusconi sta nell’essere apparentemente riuscito a convincere milioni di persone che il suo destino è il loro destino: chiunque tema di diventare vittima di persecuzioni giudiziarie, o si senta troppo tassato, o che ritenga che gli stranieri siano condiscendentemente critici dello stile di vita italiano, viene subdolamente persuaso del fatto che liberarsi di Silvio significherebbe diventare vulnerabile e isolato.

Ad ogni modo molti dei suoi fanatici ammiratori ammettono ora che quest’uomo sia un peso. Ogni volta che mette piede sul palcoscenico internazionale gli italiani trattengono il fiato e attendono che umili se stesso e il loro paese: negli anni scorsi ha chiamato Obama “abbronzato”, la regina gli ha detto di smettere di fare chiasso, ha fatto aspettare i leader della Nato mentre gli dava le spalle per chiacchierare al cellulare, e ha fatto il gesto di una pistola rivolto ad una giornalista mettendola a disagio.

E comunque il paese non sembra riuscire a liberarsene: Fini sembra non avere le palle per votare contro di lui su una mozione di sfiducia e l’opposizione non può farcela da sola. Parte del problema è che chiunque venga visto quale responsabile di aver forzato il ricorso alle elezioni, e di aver messo in pericolo l’approvazione parlamentare del bilancio 2011 in tempi di profonda crisi economica, sarà punito alle urne. Il parlamento è paralizzato. Il governo ha perso tre votazioni in un solo giorno la scorsa settimana. Ieri, una settimana dopo aver chiesto le dimissioni di Berlusconi, Il partito di Fini, Futuro e Libertà ha formalmente lasciato la coalizione. Ma il governo è ancora lì, come un pugile malridotto al quale manca un allenatore a gettare la spugna.

La dimensione del problema mi è stata spiegata recentemente durante una conversazione con un gentile avvocato di Roma. La discussione era finita, come accade con regolarità monotona, su Berlusconi, e l’avvocato mi ha confidato di ritenere l’assassinio il solo mezzo col quale il paese si sarebbe potuto liberare di quell’individuo. Dato che di norma è un pacifista pensavo che stesse scherzando, ma era serio. Non riusciva a vedere altra via attraverso la quale il paese si sarebbe potuto liberare del suo presidente del consiglio. Ok, a me Berlusconi non piace come a molti altri, ma preferisco di gran lunga averlo al potere che avere un ritorno agli spargimenti di sangue degli anni ‘70. Però quando un avvocato cattolico di ceto medio e rispettoso della legge inizia a parlare piuttosto seriamente di insurrezione armata ti rendi conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel paese, che ha raggiunto un vicolo cieco politico molto pericoloso.

E così il paese si trova in una situazione di stallo, incapace di continuare con Berlusconi, ma incapace di rimpiazzarlo. Da quando salì al potere nel 1994 è stato, con le parole del fu Indro Montanelli, “il macigno che paralizza la politica italiana”. Non esiste discorso politico che non lo nomini. Qualsiasi cosa gira attorno a lui. Non puoi uscire a cena senza che il suo nome venga fuori. Ogni elezione dal 1994 è stata praticamente un referendum su di lui, con il risultato al momento – a lui piacciono le analogie calcistiche – di 3 a 2 in suo favore. Liberarsi di lui non è solo un problema di elezioni o colpo di stato. Ha già perso prima ed è rimbalzato indietro. Il solo modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, o che il paese fosse sottoposto a una capillare e programmatica deBerlusconizzazione, un tentativo di tornare alla realtà dopo 20 anni del suo lavaggio del cervello televisivo. Temo che il primo caso sia più probabile del secondo, ma sembra ancora molto di là da venire.


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commenti
  1. White_kiss ha detto:

    E pensare che mi ritenevo l’unica a pregare un qualche dio che prima o poi il viagra o la natura gli dessero il colpo di grazia 🙂

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