Le ombre di ACTA

Pubblicato: 27/11/2010 da huginn465 in Huginn, Politica, Società
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Pubblichiamo oggi il primo articolo del nostro nuovo collaboratore Huginn, che ci parla di anti-contraffazione.

***

Il 7 ottobre, a Tokyo, si dovrebbero essere conclusi i negoziati su ACTA, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Accordo Commerciale Anti-Contraffazione), anche se sembra che proseguiranno a fine mese, e ne è stato reso pubblico il testo, che potete trovare in rete. Questo accordo, nato nel 2007 e rimasto a lungo nell’ombra, sarà votato dai nostri europarlamentari entro la prossima primavera. Le parole chiave di questo testo sembrano essere vaghezza e confusione, ma è soprattutto noto per l’impatto che avrà su Internet, le libertà e il diritto alla privacy dei comuni cittadini.

Innanzitutto non è necessaria la certezza del reato prima che le autorità perquisiscano, requisiscano o controllino eventuale materiale sospetto.  Al massimo qualche provuccia generica da parte delle major e via … Inoltre vengono permesse misure giudiziarie inaudita altera parte o comunque quelle necessarie a interrompere e prevenire l’azione illegale; nel caso di Internet la più ovvia è il distacco forzato dalla rete, teoricamente risorsa libera e pubblica. Viene imposto anche che il semplice favoreggiamento sia inserito nel codice penale. Non è ancora chiaro, ma sembra che ci siano addirittura le basi per rendere illegali i software usati per il download.

Il passo successivo è la violazione della privacy. Gli ISP (Internet Service Providers) diventeranno una polizia privata: i paesi sottoscrittori istituiranno un sistema legale che permetterà ai detentori dei diritti  di ottenere da un ISP i dati personali di un utente per la sua identificazione in quanto sospettato di violazioni del copyright.

“[…] ordinare a un ISP di fornire rapidamente al detentore dei diritti informazioni sufficienti a identificare un cliente il cui account sia stato presumibilmente usato per violazioni, quando il detentore ha inoltrato una richiesta legalmente ragionevole […]” (trad.)

Come già detto anche sopra, non serve nemmeno la certezza, qualche vaga prova basta e avanza.

Ovviamente c’è anche la questione delle frontiere. Il livello delle misure dipenderà dal Paese sottoscrittore, che potrà decidere di tralasciare certe quantità nel bagaglio personale del viaggiatore, ma la linea generale è chiara. Controllo dei bagagli alla frontiera alla ricerca di materiale che violi il copyright e suo successivo sequestro o distruzione.

E oltre al danno c’è anche la beffa. Perché al momento ACTA è anche auto-emendante. Si prendono la libertà di effettuare degli emendamenti dopo l’approvazione del testo corrente: se passasse così come è, due mesi dopo potremmo già trovarci una regolamentazione ancora più draconiana e non poterci fare nulla! Alcune misure proposte dagli USA sono state eliminate, però questo accordo è ancora molto duro. Cina e Russia, che sono da soli un quarto della popolazione mondiale, non fanno parte di ACTA: hanno la loro parte di contraffattori, ma è comunque un dato interessante…

La questione più complessa è la ridefinizione di “scala commerciale”. Verrebbero così trattate penalmente tutte le violazioni, dirette o indirette, commerciali o personali, ma soprattutto verrebbero protetti copyrights, diritti d’autore di qualsiasi genere, marchi commerciali, e anche IGP e simili.

Ora devono convincere gli europarlamentari. Il commissario De Gucht, durante una seduta plenaria, ha involontariamente confermato i dubbi su tale accordo: ha affermato che non vengono violate leggi, che è normale che tutti siano rimasti ufficialmente nell’ombra fino a poco tempo fa, ha cambiato di significato leggi già presenti, e ha trattato il Parlamento in modo critico e arrogante. Tuttavia i gruppi conservatori stanno facendo l’impossibile pur di far passare questo accordo, e la situazione sarà in bilico fino all’ultimo istante.

Questi sono i fatti, che potrebbero diventare presto realtà. È davvero questo il modo migliore per risolvere questa faccenda? Che le major rovinino le libertà dei loro stessi clienti? Io spero di no: comprendo che l’economia possa venire danneggiata, ma equiparare la contraffazione a un quattordicenne che scarica musica in modo non legale mi pare esagerato, in fondo ci sono possibilità migliori per punire la prima ed evitare la seconda … Ma lascio giudicare voi lettori…

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commenti
  1. Foede ha detto:

    Ma è vergognoso! Questi provvedimenti odorano di sangue, proprio come Place de la Concorde ai tempi del Terrore! Una minima presunzione di colpevolezza {anche se all’epoca bastava anche una falsa accusa…} e si rischia di trovarsi nel bel mezzo d’un putiferio…
    Potrei capire l’essere conservatori, ma qui si oltrepassa il limite!

  2. huginn465 ha detto:

    E non è ancora finita… Perchè c’è un provvedimento, già approvato, che apre la strada a questa e eventuali leggi altrettanto… Di quello ne parlerò in un articolo separato appena mi sarà possibile…

  3. lalbatro ha detto:

    Huginn, tu evochi la figura del quattordicenne che, per un’azione che non percepisca come scorretta, che non gli sembri dannosa nei confronti di altri, rischierebbe moltissimo con questa legge di cui ci hai parlato.

    Assieme al percepire la musica come un bene di tutti, spesso potrebbe accompagnarsi anche un certo pensiero, rivolto principalmente a quelli che sono, commercialmente parlando, i “big” della musica: “nuotano nell’oro e nella celebrità, che danno può fare loro se io scarico illegalmente una loro canzone, il loro nuovo singolo, invece che comprarlo?”. La discussione sui guadagni mancati è molto complessa, ma secondo i miei dati, un artista che venda a venti euro il proprio disco guadagna circa sessanta centesimi.

    Questa potrebbe essere una reazione alla crisi del mercato della musica. Una reazione eccessiva, che per limitare, anzi, cercare di chiudere questo scambio clandestino di musica sottoposta a diritti d’autore, si propone di limitare drasticamente alcune libertà personali, e mi pare di capire che queste azioni non si limiterebbero soltanto al navigare in rete.
    Da una parte però c’è il disco venduto a prezzi eccessivi, dall’altra una o più persone che ci hanno messo l’anima per cercare di realizzarlo, pensandolo e suonandolo: l’acquisto dei dischi da parte del pubblico è una gratificazione per il proprio impegno, oltre che una fonte di sostentamento. Chi entra nel mondo della musica e viene prodotto, lavora, a tutti gli effetti.

    Dietro a tutto questo penso che ci sia un cambiamento che è avvenuto negli ultimi decenni. Ad esempio, fino agli anni Ottanta il disco rappresentava un’opera d’arte completa: i vinili hanno dimensioni grandi, e le copertine assieme agli artwork accompagnano l’opera uditiva. Con l’avvento del CD si riduce però tutto, i CD sono molto più comodi, portatili, meno “delicati” del vinile. Oggigiorno, parlando con alcuni discografici ci si sente dire che il mercato della musica è in crisi, in declino: la vendita dei dischi è crollata. Questo soprattutto perché sono già presenti nuove tecnologie più avanzate e diversissime dal CD, e questo non si è ancora “evoluto”. È praticamente obsoleto!

    La maggior parte della gente non compra più i CD perché forse è cambiata la cultura che sta dentro a chi ascolta la musica, il pubblico. E forse perché ci hanno abituati a consumare. La musica allora pare essere (e io sono convito che purtroppo sia così) non più un fattore culturale, ma di consumo, per riempire i buchi della giornata: vedi gli iPod, che permettono di ascoltare in media qualità e dovunque la musica. Senza un certo background di pensiero, di cultura, scaricare un brano da internet diventa facile, perché semplicemente appare “gratis”. Basta cliccare.

    L’Albatro

  4. huginn465 ha detto:

    Innanzitutto non ho detto che il ragazzino non è consapevole delle ripercussioni di ciò che fa, anzi…
    Poi… La cultura è cambiata, quello è chiaro…
    I dati sui profitti mi incuriosiscono, me li potresti fornire, che magari li incorporo in uno dei prossimi articoli?
    Una piccola parentesi semplicistica e poi proseguo seriamente…
    Dipende anche dalla carriera, perchè se restano famosi a sufficienza: 0,60 € a disco, moltiplicato per X milioni di copie, più i concerti, più i dischi successivi, più eventuali investimenti privati… Tom Jones nel 2005 aveva un 50-60 milioni di sterline, giusto per fornire un esempio…
    Tornando seri…
    I prezzi sono eccessivi: prendendo IBS come esempio, hai l’album in mp3 a 10 euro, CD vero e proprio a 20, download non legale a quello che ti tocca pagare di connessione, quello sì… Ma questo non vuole dire chiudi Internet, anzi! Ci sono degli studi, che pensavo di linkare nel prossimo articolo, che dimostrano che i downloader dopo tendono a comprare più musica degli altri! Non è così profondamente tragica come ce la vogliono mostrare la situazione, è che così fa più comodo a loro!
    Il passaggio sul metterci l’anima mi ha fatto venire in mente una cosa che ho letto, un libro che devo prestarti, lo troveresti interessante… Alice Cooper, qualche anno fa, ha affermato che l’industria discografica è cambiata profondamente: agli inizi della sua carriera sfornavano tutti due-tre dischi l’anno, adesso è già tanto uno ogni tre anni, se resistono così a lungo…
    Il problema del consumismo è bidirezionale, sia del musicista+discografico che del pubblico, perchè uno fa, o vuole, una tal cosa e l’altro si adegua zitto zitto…
    Sulla cultura non dico altro perchè è una delle cose di cui devo parlare nel prossimo articolo…
    E sia chiaro che non intendo sminuire il lavoro di cantanti e musicisti, ma la situazione è questa…

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