La morale in Italia

Pubblicato: 03/11/2010 da montelfo in Pensieri, Società, WhatsernaMe
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Un altro scritto della nostra amica WhatsernaMe, sulla moralità in Italia…

***

Dunque fatemi capire, qui Italia la parola moralità è stata rimossa persino dall’ultima edizione del vocabolario Zanichelli.

Nel Paese in cui vivo ci può essere, supponiamo, una ragazza che si chiami Paola. Ha 17 anni, è nata nel 1993. Magari ha la fortuna di avere già il posto fisso come pseudo prostituta (e addio anche all’immagine della donna). Non abbastanza contenta di questo privilegio, ruba anche una collana molto bella che le ha colpito il cuore. Anche in questo caso la legge italiana dice che nel momento in cui un minore commette un reato più o meno grave (perché, sempre stando alla morale non si dovrebbe rubare) viene portato in questura e poi saranno i genitori a firmare per il rilascio, i quali dovrebbero affliggere a Paola più che una punizione.

Invece l’Italia è un paese rivoluzionario (o almeno ultimamente lo è sempre stato): in Italia se sei una persona che conta, eccoti subito per te uomini importanti e potenti che si fanno in quattro affinché tu possa stare bene, persino il Presidente del Consiglio.

Ma forse questo non è abbastanza rivoluzionario.

Invece questo potrebbe esserlo: una ragazza minorenne di origine marocchina, Ruby, è stata sorpresa mentre rubava; ovviamente è stata portata in questura, ma ecco lo squillo magico del Presidente del Consiglio che fa impazzire il procuratore capo e addirittura fa comparire una consigliera comunale per prelevare la signorina, peraltro presunta nipote del presidente del Marocco Mubarak. Poi dalla fantasia davvero scarsa di Ruby, saltano fuori regali costosi, festini ad Arcore, Palazzo Grazioli allietate da gentili accompagnatrici che nella loro agenda casualmente avevano un buco libero.

Questo si che è abbastanza rivoluzionario. Però non esageriamo, perché non credo che gli italiani ne abbiano abbastanza.

Tenendo conto di questi fatti, io, cittadina italiana a tutti gli effetti, mi sento legittimata a rivoluzionare il mio Paese: l’ha fatto una marocchina, non ho capito perché non posso farlo io, nella città in cui io vivo.

Vado nella gioielleria più costosa di tutta Milano, consapevole che mi porteranno in questura, ma ancora più consapevole che il Presidente del Consiglio mandi un’altra consigliera comunale a prelevarmi.

Aspetto e aspetto ma nessuna chiamata.

Ma poi mi batto una mano sulla fronte e capisco tutto: io non sono una persona che conta. Io non ho un futuro. Io non ho un posto di lavoro fisso. Io non prostituisco la mia immagine di donna. Io non faccio comodo alla società in cui vivo poiché scrivo questi articoli. Io non sono diversa da tutti i giovani che scappano da questo Paese. Al contrario, io devo guadagnarmi un Cd sacrificando le mie estati lavorando. Io voglio andare all’università. Io sono una ragazza semplice, onesta, che porta rispetto e che crede nell’amore. Io sono consapevole che oggi come oggi non rivoluzionerò niente e nessuno, perché “non c’è nessun cambiamento vero / se la rivoluzione non avviene prima nel pensiero”. Io sono stanca di essere una cittadina italiana che guarda in silenzio come crolla il suo Paese.

Ebbene, sapete cosa vi dico?

Io lotterò con tutte le mie forze affinché la gente impari a pensare e soprattutto affinché capisca e assimili dentro di sé la parola ‘moralità’. Solo allora potrà ricomparire nell’ultima edizione del vocabolario della lingua italiana Zanichelli.

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