È una questione di stipendio

Pubblicato: 22/10/2010 da lalbatro in L'Albatro, Società
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Stavo guardando il Tg1 lunedì 18 sera, e il servizio “farlocco”, diciamo “stile StudioAperto”, parlava di un vigile urbano, recordman come homo novus del mestiere nell’affibbiare multe per divieto di sosta. Addirittura il sindaco è stato beccato in sosta vietata. Ero distratto ma le due domande clou le ho colte: “Che lavoro faceva prima di diventare vigile?” – “Il giornalista” – “E come mai ha deciso di cambiare lavoro?” – “È una questione di stipendio“.

Wow. Già risulta spesso odioso il vigile urbano. Sottopagati, frustrati, meno pagati dei vigili urbani, quelli che ti fanno storie per una ruota fuori posto, i giornalisti in effetti sono fastidiosi: la Gabanelli che ci viene a raccontare, con il suo sorriso ironico, di tutte le nefandezze nazionali, con servizi di una logica disarmante; Iacona, che con il suo stile appunto “in presa diretta” è il fratello di Milena nel raccontarci i drammi del Paese; la Busi, l’ex mezzobusto del Tg1, con quella sua mimica facciale piena di rimandi faziosi; Travaglio, con i suoi monologhi a metà tra la satira ed un computer, dove fa a pezzi ogni singola contraddizione snocciolando i dati precisi precisi; Ruotolo, il baffone amico Santoro, la coppia che ci rompe le scatole nell’arena di Annozero ogni giovedì.

Proprio insopportabili. Meglio sarebbe vedere dei giornalisti nuovi, giovani e belli, no? A StudioAperto ci hanno pensato da tempo: gran belle donne in studio a presentare la miscellanea di notizie saltellanti dai seni della Ferilli ai massacri nella striscia di Gaza, passando per i cuccioletti salvati nella periferia della tal città nella tal provincia. Ma mi si dirà che StudioAperto non è un telegiornale. In effetti ha la durata doppia e notizie zero. Ma è lo spazio di informazione (o “infotainment”, information + entertainment, informazione e spettacolo) di Italia1, canale tutt’altro che non seguito. Hanno già rimpiazzato la Busi (che pure è una bella donna) con queste nuove figure, senz’altro professionali, ma soprattutto di bella presenza.

Piuttosto che sentirmi stupido con notizie parziali (sia nel senso “di parte” che nel senso di “incompleto”) preferisco sentire tante parti di verità nelle voci di più giornalisti. La sinfonia all’unisono dei telegiornali suona come un requiem, proprio quando il ragionare è nel pieno della sua vacanza: perché ho l’impressione che molti siano abituati a ignorare i contrasti che pur notano nei discorsi politici e nella vita di tutti i giorni? Senz’altro è più facile ignorare che qualcosa non va, che vada tutto bene invece. È più facile ma lo trovo nauseante: qua nasce il senso di scontento generale che porta tanti a disamorarsi del proprio Paese, dei propri simili, dei propri diritti.

Accontentandosi, o meglio limitandosi ad accettare sempre il minimo (nella prima parola c’è la radice “contento”, ma non è questo sentimento che prova chi accetta il minimo), tutto diventa consumo, una sorta di McDonald’s mentale, per cui il bisogno più semplice e comune è impegnare la mente per non vedere lo schifo che c’è attorno. E la mente semplificata che è stata modellata negli ultimi vent’anni accetta volentieri l’idea di avere cinquecento canali televisivi fra cui scegliere, solo per gustare la possibilità di scegliere fra tutte quelle cose che in realtà non la interessano per davvero. I bisogni superficiali vengono creati e subito appagati. Per questo il ragionare non serve, anzi, complica le cose!

Il giornalismo fa al sua parte nel cercare di veicolare le cose come stanno. Il giornalismo deve dare notizie, e quando non lo fa è diventato soltanto un abile venditore, un ipnotizzatore: lavora per un altro scopo, spesso lo scopo di qualcun altro. Perciò vedo un singolare collegamento tra il vigile degno del servizio farlocco e l’idea diffusa sui giornalisti di oggi: già, a quanto pare, li pagano poco, cosa lo stanno a fare questo lavoro, che ci fornisce soltanto cattive notizie e mal di stomaco?

Dimenticavo che piuttosto che ascoltare chi ci fornisce armi e difese contro raggiri e ingiustizie che si vorrebbero tener nascoste, è meglio passare per fessi.

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