Quando Obama perde lo stemma…

Pubblicato: 06/10/2010 da lalbatro in L'Albatro, Pensieri, Politica, Società
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Apparirà come un post “leggero”, ma a me ha fatto molto ridere. E un po’ pensare.

Il video di RepubblicaTv che ho appena visto mostra Barack Obama in conferenza stampa, quando, nel bel mezzo del discorso, si sente un tonfo: il logo appeso al leggio è caduto a terra. Obama si ferma e guarda subito davanti, oltre il microfono, accorgendosi che ha perso un pezzo. Risate tra il pubblico mentre il presidente, con il consueto aplomb, rassicura l’uditorio – “That’s all right. All of you know who I am.” – “Tutto a posto. Tutti voi sapete chi sono.” anche senza lo stemma a spiegarlo.

Mi piace pensare che non sia troppo audace immaginarsi come vorremmo che fosse il nostro paese. Mi piace pensare che non saremo sempre presi in giro per le battute stupide dei nostri politici. Mi piace pensare che avremo di nuovo dei governanti spontanei, genuini, naturali nel comunicarci decisioni, avvenimenti, scuse e spiegazioni.

Non credo che questo significhi sognare. È la sottile differenza che c’è tra il sogno e l’immaginazione di un futuro che non c’è ancora. Ma che ci potrà essere, solo se ci muoviamo per fare qualcosa, ma soprattutto solo se continuiamo a pensarlo, ripensarlo, proporlo e discuterlo con tutti. Non voglio che il Paese di cui vado fiero continui a nutrirsi voracemente di ballerine e reality show. Non voglio che nel nome di imprecisati diritti di libertà si continui ad uccidere la libertà di ricevere un’istruzione adeguata, la libertà di poter trovare e conoscere facilmente della cultura: mi fa piangere vedere che sempre di più viene proposta l’equazione cultura = noia, solo perché “quando uno torna a casa dal lavoro preferisce riposare” piuttosto che impegnarsi a seguire qualcosa di ragionato.

Non credo neanche che non esista un leader, una semplice persona da qualche parte che possa iniziare il cambiamento, che possa iniziare a convogliare in una direzione precisa il volere, il sentire delle tante persone che sento attorno a me, da quelle che la pensano come me a quelle in disaccordo con i miei pensieri, ma che condividono senz’altro la voglia di sterzare e di riprendersi quello che ingenuamente abbiamo ceduto: il controllo del nostro presente, e inevitabilmente del nostro futuro.

Per cui mi piacerebbe pensare alle tante piccole cose che dovrebbero comporre il mio avvenire: e nel mio avvenire c’è anche il mio Stato.

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