Due giorni di musica e futuro

Pubblicato: 30/09/2010 da Martino Ferrari in Aristofane, Informazione, Politica, Società, Viaggi
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Sabato e domenica, a Cesena, si respirava il futuro. Futuro diverso, migliore, sereno. E’ stata la cosa che più mi ha colpito. Spesso ho detto e scritto su questo blog di paura per l’avvenire, di scarse speranze. Ma con Woodstock ho recuperato la fiducia. Rimangono i soliti problemi, ovviamente. Politici, sociali, economici. Ma in quell’ippodromo, su quei prati, c’erano 100 mila persone, soprattutto ragazzi ma anche bambini che giocavano e famiglie. Tutti ballavano, cantavano e ascoltavano musica. Ma erano lì per imparare, capire, sapere, informarsi, conoscere di rifiuti, riciclaggio, energia, acqua, sicurezza stradale, cementificazione e molto altro. Non della casa di Fini, ma della realtà. E questa è, nel suo piccolo, una rivoluzione.

I gruppi si susseguivano sul palco, suonando raggae, rap, rock, punk, metal, pop, di tutto. E tutti i presenti dietro a cantare e ascoltare. Poi, in mezzo, ecco un giornalista che ti parla della cementificazione selvaggia dell’Italia (Ferruccio Sansa), un premio nobel che ti ricorda quanto siano importanti i giovani e le manifestazioni come questa e si emoziona davanti alle migliaia di occhi che lo guardano (Dario Fo), un’imprenditrice che acquista la spazzatura dai cittadini per poi riciclarla completamente ed eliminando così del tutto il problema rifiuti.

Si è parlato di un mondo, di una società che negli altri paesi è già presente ma che da noi sembra lontanissima. Cambiare si può, ci sono tutte le possibilità per farlo. Ma per cambiare, prima di tutto dobbiamo cambiare la nostra mentalità, vedere le cose da un altro punto di vista.

La politica italiana deve smetterla di parlare di sè stessa, della casa di quello, delle puttane (pardon, escort) di quell’altro. Parlino di cose vere. Ma è inutile, ogni appello cade nel vuoto. Infatti, i giornali e i tg dedicano a Woodstock pochissimo spazio. Mezze pagine, notizie di pochi secondi e tutto il solito repertorio. E ovviamente tutti derubricano la manifestazione a esempio di volgarità, priva di idee e di proposte, puro populismo. Nessuno risponde nel merito. Nessuno dice “bravi, avete fatto una cosa così grande a rifiuti zero, facendo una raccolta differenziata totale”. Nessuno.

Eppure, a noi non interessa. Siamo tornati da Cesena con più speranza, con nuove prospettive. Perchè abbiamo visto che esiste una parte di Italia felice, con il sorriso. Contenta di differenziare tutto ciò che si usa, di non bere acqua in bottiglia ma solo quella dell’acquedotto (non erano in vendita bottigliette, ma c’erano cisterne di acqua pubblica a disposizione), di imparare cose nuove ed importanti. Un’Italia diversa, più consapevole e giovane. Che si sveglia, e che può veramente cambiare le cose.

La politica è questo. Dovrebbe essere questo. Felicità, voglia di mettersi in gioco e di migliorare la vita delle persone. Sabato e domenica ho visto tanta gente che pensava queste cose. Che, come me, vuole bene all’Italia, all’ambiente, al mondo. E l’atmosfera era meravigliosa, come di una comunità di desideri, d’intenti, di sogni. Che forse possono diventare realtà. La rivoluzione si può fare. Inizia dentro la nostra mente, poi si propaga. E forse è già iniziata.

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