Forse qualcosa si muove. Nel suo discorso di ieri all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Obama ha aperto alla creazione di uno stato palestinese. “Questa volta – ha detto il presidente Usa – dobbiamo cercare il meglio dentro noi stessi. Se lo facciamo, quando torneremo il prossimo anno, potremo avere un accordo che ci porterà un nuovo membro delle Nazioni Unite: uno stato indipendente di Palestina, che vive in pace con Israele”. Parole importanti, che vogliono aprire una nuova stagione di dialogo e di pace tra due popoli che sono in guerra da anni. Naturalmente, accanto all’apertura ad un indipendente stato palestinese, Obama ha anche affermato la ferma condanna di qualunque attacco nei confronti di Israele: “Deve essere a tutti chiaro che qualsiasi sforzo per scalfire la legittimità di Israele si scontrerà con l’opposizione incrollabile degli Stati Uniti”.

Quest’ultima affermazione era chiaramente rivolta all’intervento del presidente iraniano Ahmadinejad, che aveva definito il premier israeliano “killer professionista”, per il massacro di donne e bambini palestinesi. L’intervento del presidente iraniano non è certo servito a mantenere un clima disteso; egli ha infatti accusato “segmenti dell’amministrazione USA” di aver orchestrato gli attentati dell’11 settembre 2001 per invertire un periodo di crisi economica e salvare anche il regime sionista”. A queste parole, le delegazioni degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali hanno lasciato l’aula.

Le trattative sono quindi aperte. Tramite le parole del loro presidente, gli USA dimostrano di essere pronti ad impegnarsi affinché israeliani e palestinesi si accordino, così da permettere, finalmente, la nascita di uno stato nel quale la popolazione palestinese possa riconoscersi. La strada è ancora lunga e tortuosa, non c’è dubbio. I continui attacchi del mondo arabo ad Israele, le risposte militari di quest’ultima e il perenne clima di scontro certo non facilitano le cose.

Ma accanto a quanto riportato in precedenza, Obama ha pronunciato altre parole molto importanti, a proposito del nucleare iraniano.“L’Iran deve dimostrare al mondo l’intento pacifico del suo programma nucleare – ha detto Obama – Le porte della diplomazia restano aperte al dialogo. Ma Teheran deve dimostrare però il suo impegno”. Da parte sua, Ahmadinejad a risposto che l’Iran non punta all’arma nucleare, ricordando però che sia Israele che gli USA sono in possesso di tale ordigno, e che anche loro dovrebbero essere disarmati.

Da quando sono piccolo, ho sempre sentito e visto palestinesi, abitanti dei vicini paesi arabi, israeliani e americani attaccarsi (verbalmente e militarmente), stipulare accordi, violarli, attaccarsi di nuovo e così via. In un circolo vizioso indistruttibile. E’ la solita storia, Oriente contro Occidente. Due culture, due mondi opposti che faticano a comprendersi, a non guardarsi con sospetto, a diffidare l’uno dell’altro.

Questa sarà la volta buona? Obama (USA), Abu Mazen (Palestina) e Netanyahu (Israele) riusciranno dove i loro predecessori hanno fallito? E’ ovvio che ognuno dei tre, e quindi sia l’Oriente che l’Occidente, deve cedere su qualcosa. Ma questo è il terreno della diplomazia, e credo che i presidenti sopra citati siano molto più consapevoli di queste cose rispetto a tutti noi.

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