Sapete quanto mi piace prendere una frase, una citazione, e poi imbastire un discorso su di essa.

“Lo Stato italiano dovrebbe vergognarsi perché questa scuola non gli è costata un centesimo”

È di Oscar Lancini, ormai noto sindaco leghista della cittadina di Adro, nel bresciano. Già qualche mese fa era apparso nella cronaca nazionale per l’assurda questione della mensa scolastica, fatto che abbiamo trattato in un post apposito: “Nessuna buona azione rimarrà impunita“.

Stiamo parlando ora della scuola elementare di Adro, appena inaugurata e subito travolta dallo scandalo, non appena ci si è accorti che l’edificio era pieno zeppo di simboli legisti: il Sole delle Alpi. Lo scandalo nasce non solo dalla violazione della legge in materia di imparzialità e apoliticità della scuola, ma soprattutto dalle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ha salutato pochi giorni fa la nuova scuola come un modello da seguire. Inoltre la scuola è stata intitolata a Gianfranco Miglio, ideologo leghista, e lo zerbino all’ingresso dell’istituto non lascia spazio alle congetture: il Sole delle Alpi è di un bel verde Lega.

Pochi giorni dopo naturalmente è giunta la smentita, o meglio, l’ordine di rimuovere tutti quei simboli dall’edificio (precedentemente pare che si fosse accontentata delle spiegazioni del sindaco, che indicava il Sole come un simbolo tradizionale di Adro). Ad oggi ancora nulla è stato fatto, anzi, Lancini non sembra affatto intenzionato ad agire in questo senso.

“Prima di essere sindaco di Adro sono un militante della Lega. Sto aspettando che il mio segretario federale mi dica che cosa devo fare. Dopodiché io obbedisco”

Permesso, scusate, sono la Ragione, quella cosa che sta nella testa degli uomini…ehm, sì, vorrei segnalare che c’è un’incongruenza nella frase sopra riportata: anzi due, magari tre. Prima di essere sindaco, Lancini è un militante della Lega. Quindi questo gli concederebbe la facoltà di riempire una scuola di simboli del suo partito. Naturalmente le minoranze devono accettare di essere zittite e umiliate. Chi è questo segretario federale? Devo ancora consultare un giurista, ma non credo che questa figura istituzionale esista, ma, qualora fuori dal sistema Stato questo figuro chiamato “segretario federale” ci sia davvero, per quale motivo un sindaco dovrebbe fargli riferimento? Dopodiché, obbedirgli?

Che cosa viene prima? Per un sindaco, chiamato a governare una città, credo, il bene della città stessa. Quali ovvietà scriviamo oggi. Qua però vien prima il partito a quanto pare. È in 1984 che vediamo il partito prima di tutto, la fedeltà al Grande Fratello, prima di tutto. Tutti sono compagni, tutti obbediscono al partito e sono formati nella cultura/ideologia del partito. I simboli verdi della scuola di Adro non hanno radici storiche, non più. A questo punto potremmo giustificare le svastiche o i fasci littori, in quanto fanno parte delle icone e dei simboli di culture molto antiche.

Cosa viene prima? I soldi o la dignità? I soldi o la legalità? Per legge non ci possono essere simboli politici nei luoghi di istruzione: il Sole delle Alpi in verde potrà avere le radici più profonde, ma negli ultimi vent’anni ha acquisito un importante valore politico. Scriviamo ovvietà? Lo stesso Lancini si è autosmentito, dichiarandosi prima di tutto leghista: aveva escluso la scelta per la valenza politica del simbolo!

Che dignità poi c’è per noi Italiani nell’accettare tutto questo solo perché questa scuola “non è costata un centesimo” allo Stato Italiano? Quindi vengono prima i soldi, prima di tutto! Se è stata edificata con un grande contributo della comunità, non parliamo forse della donazione di cittadini italiani? Bollare tutta questa operazione come folclore poi è ancora più svilente…

Il cittadino può “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (Articolo 21 della Costituzione), ma sappiamo che liberamente concerne l’ambito legale, cioè la libertà di esprimere la propria idea non si può avvalere dei modi che sono vietati dalla legge. Un leghista è libero di porre il suo simbolo in molti luoghi, ma non in una scuola.

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