Archivio per 03/09/2010

Diciamocelo: in Italia della scuola non frega niente a nessuno. Sono decenni che si fanno riforme, ed ognuna di esse (fatta da governi di centro, sinistra, destra) ha peggiorato di un pochino la situazione. Questo perchè non si è mai pensato a fare gli interessi di chi della scuola ha davvero bisogno, di chi deve essere formato, di chi deve crescerci, passandoci gli anni più importanti della sua vita: gli studenti. Si dice sempre che i giovani sono il futuro, che bisogna puntare su di loro. Ma il tutto resta confinato alle parole e ai proclami, senza che a questi seguano provvedimenti concreti.

Sta per iniziare il nuovo anno scolastico e, personalmente, non posso che essere contento di non dover più avere a che fare con il mondo della scuola. Leggo le notizie sui nuovi indirizzi, su tutti i cambiamenti riguardo le ore, sulle migliaia di insegnanti licenziati e non capisco. Cosa ha a che fare tutto questo con la qualità dell’insegnamento e la formazione degli studenti? Niente, penso.

L’ultima riforma, quella Gelmini, ha prodotto solo tagli. Tagli orizzontali, indiscriminati. Intendiamoci, nella scuola come nell’università gli sprechi sono ingenti, le risorse, in un momento di crisi, vanno razionalizzate e distribuite in modo ragionato, non c’è dubbio. Il problema è che questi tagli non vanno in questa direzione. Semplicemente, il governo ha bisogno di recuperare da qualche parte dei soldi e li toglie alla scuola. Mentre in molti paesi, per superare la crisi, si investe in scuola, università e ricerca, qui si taglia alla grande proprio in questi settori. Siamo diciottesimi in Europa per investimenti nel settore scolastico, dietro a tutte le grandi democrazie del Vecchio Continente.

I precari licenziati protestano, fanno sciopero della fame e piantano tende davanti a Montecitorio. La Gelmini parla lì vicino, ma non si degna di incontrarli, perchè “sono politicizzati, sono iscritti ad IdV”. Eccola qui la cara, vecchia scusa. Chi non osanna ciò che fa il governo, chi critica o semplicemente fa il suo dovere è politicizzato. Magistrati, insegnanti, operai, studenti. Tutti, indistintamente. Non è nemmeno pensabile, nella logica del ministro Gelmini e in generale del suo partito, che ci siano persone che semplicemente desiderano una scuola pubblica sana e funzionante, di qualità. E siccome questa riforma non porta ad una scuola di questo tipo, protestano.

I precari che manifestano non capiscono come il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni per gli organici possa rendere migliore l’istruzione. E siamo sicuri che i 42 mila docenti tagliati nel 2009 e i 132 mila che perderanno il posto in tre anni miglioreranno la qualità dell’insegnamento? Sono numeri che preoccupano. Anche perché i posti in realtà ci sono, quindi i precari potrebbero essere assorbiti. Ma costa meno affidare a loro questi posti liberi, anziché a personale stabilizzato. Chi ne paga le conseguenze, come sempre, sono gli studenti, che non avranno quindi un minimo di stabilità su cui contare.

Ma ci sono anche buone notizie. Prima di tutto, tutte le materie hanno subito tagli al monte ore: latino, greco, perfino italiano. Ma l’Insegnamento Religione Cattolica no. E non solo le sue ore sono rimaste le stesse, ma i suoi insegnanti sono addirittura aumentati (ora sono 26 mila). Docenti che vengono nominati dalla Chiesa e pagati dallo Stato, con le nostre tasse. Cosa vogliamo di più?

In secondo luogo, Gelmini ha affermato che “nella Fininziaria 2011 i soldi per le scuole paritarie non si toccano”. Le scuole private quindi continueranno a beneficiare dei fondi previsti, mentre la scuola pubblica boccheggia e fatica a rimanere a galla (se non è già affondata). Sono notizie che scaldano il cuore e rasserenano gli animi.

Il Ministro dell’Istruzione è orgoglioso di quella che ha definito una “riforma epocale”. Secondo lei, quindi, la scuola pubblica è finalmente ordinata e funzionante. Sarei curioso di sapere dove manderà a scuola i suoi figli. Così, a intuito, direi in una scuola privata.

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Pubblichiamo oggi un intervento di una nuova collaboratrice, WhatsernaMe, che ci parla di onestà, rispetto e legalità. Buona lettura!

GOD SAVE THE KING

di WhatsernaMe

Il vecchio inno inglese diceva: “God save the King” (Dio salvi il re), sperando che questo re potesse amministrare il suo Paese nel nome dell’onestà, della legalità e del rispetto. Onestà? Legalità? Rispetto? Oh miseriaccia, cosa saranno mai queste parole? Cosa celano dietro il loro oscuro significato?

Apparentemente sono semplici: onestà significa non negare l’evidenza nel momento in cui TUTTI sanno cosa succede; oppure non raccontare menzogne con il solo scopo di pararsi il culo; non accettare compromessi per essere l’uomo più ricco d’Italia; non crearsi leggi ad personam o ad aziendam, non abusare del proprio potere per minimizzare la libertà di stampa, di opinione (solo perché siamo in un Paese democratico, credo).

Legalità, invece, vuol dire attenersi a determinati protocolli creati per contrastare l’abusivismo, le morti bianche e i danni all’ambiente; non comparire negli elenchi di società segrete, non favorire la criminalità organizzata, non accusare magistrati consapevoli delle indagini che stanno facendo.

E il rispetto? Parolona: non imbrogliare i cittadini; agevolare la giustizia; pensare all’Italia come un Paese unito; risolvere le gravi incombenze che attanagliano ogni singolo cittadino; distribuire i soldi in maniera equa e quanto basta alla sanità, all’istruzione e alle pubbliche imprese; dare la possibilità ai giovani di un futuro migliore.

Ma sono altrettanto semplici da essere realmente applicate nella vita quotidiana di tutti noi? Massì, cosa ci vuole.

Però se fosse davvero così facile, non avremmo avuto un Capo del governo che invece di risolvere i problemi di noi italiani, risolve i suoi.

E intanto va, sentendosi addirittura una mano venuta dal cielo che controlla informazione, televisioni, giornali, banche, case editrici e cinematografiche, avvocati pronti a difendere tutte le sue magagne (mentre a noi chi le difende? mi viene da pensare). Come se il suo immenso potere dipendesse da Dio.

Per tutti coloro che apprendono le parole “onestà, legalità e rispetto” sanno che questo è impossibile e che neppure quel Dio che lo avrebbe dovuto guidare nel suo cammino, accetterebbe un tale affronto.

“Un momento, qui i conti non tornano” può pensare il Re dei Cieli, “una persona – continua – non può avvalersi del mio potere se per prima cosa non rispetta il suo Popolo.”

Dio è chiaramente indignato. E anche quei pochi italiani che hanno appreso la gravità della situazione, che hanno già perso una battaglia in partenza, in quanto sono troppo pochi e senza “le armi” adatte a poter combattere il sonno che avvolge le menti delle altre persone.

Ma intanto, “God save the King”.