Avvolto in una nuvola di fumo

Pubblicato: 30/07/2010 da montelfo in Estero, Natobene, Società, Viaggi
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Possiamo chiamarle puntate, se vogliamo. Il nostro amico Natobene ha ripreso a viaggiare per il suo lavoro, dopo un periodo di due anni nei quali era “rientrato per lavorare (finalmente) nella terra che mi ospita da 28” (leggi anche “Mancavo da due anni“). I viaggi quindi continuano, e il diario di viaggio anche…

Puntata seconda, buona lettura!

di Natobene

Avvolto in una nuvola di fumo

Sto sorseggiando un caffè nella calma di una saletta-caffè aspettando un collega che deve finire una riunione. Poi si tornerà in Italia. Sono in uno stabilimento dove si produce carta, all’estero. Ho ricominciato a viaggiare con una certa frequenza e i programmi dicono che la frequenza aumenterà: dopo la lunga pausa senza viaggi, nella terra che mi ospita, ricominciare a viaggiare significa per me guardare con occhi diversi ciò che prima della pausa era spesso sotto i miei occhi. Significa vedere, non guardare.

Sono alla finestra e guardo (vedo) fuori.

Si affaccia su un fiume, incanalato e ordinato. Lento. Mi colpisce la lentezza del fiume, che nelle pianeggianti vicinanze del lago in cui va a gettarsi non è per niente strana, e anche la sua pulizia. Dal secondo piano dove sono posso vedere i pesci che nuotano e l’unica nota stonata di colore innaturale, piccola, ma stonata proprio perché è in mezzo a tanta pulizia e limpidezza: forse una lattina di birra o un pezzo di plastica andato a fondo. Un rivoletto, meglio uno scarico a fiume sull’altra sponda, scarica lentamente e con costanza, acqua pulita.

Vedo una collina verdissima  e ordinata con su una chiesa a tetto spiovente, un paio di strade costeggiate da aiuole fiorite, un ponte e persone che camminano, lente. Anche quelli che passano in bicicletta passano lenti; anche le macchine.

Manca mezz’ora a mezzogiorno e vedo un piccolo ponte di metallo sospeso sull’acqua che congiunge la cartiera con un edificio dall’altra parte: dev’essere una via di fuga in caso di emergenza, come quelle che si trovano in tutti i siti produttivi. Anche l’edificio dall’altra parte è un sito produttivo, molto più piccolo della cartiera, che con questa condivide il fatto di avere una via di fuga tagliata dal fiume e un ponte di metallo come via di fuga.

Fabbricano porte e devono farlo bene, a giudicare dal numero di  furgoni, furgoncini e auto aziendali sponsorizzate che sono nel  parcheggio. Mano a mano che guardo, vedo che ne arrivano, lentamente, altri; parcheggiano e ne scendono, lentamente, persone che entrano in azienda.

Sul ponte: appena fuori dalla porta, dalla parte del fabbricante di porte, c’è un piedistallo e un uomo inizia ad armeggiare. Non riesco a vedere cosa c’è sul piedistallo, perché è nascosto dalla balaustra, ma vedo che ne esce vapore, o fumo. “Sta facendo un lavoro che non può essere fatto dentro perché sviluppa vapori o odori che non possono ristagnare all’interno”. Penso, e penso istintivamente  che se i pezzi su cui sta armeggiando gli cadono nel fiume oppure se l’odoroso solvente gli si rovescia, allora addio pulizia del fiume. Anche lui è lento ad armeggiare, dev’essere un lavoro complicato oltre che pericoloso, dato che poi viene un altro e gli suggerisce qualcosa, e poi ne arriva un altro ancora e ancora gli da suggerimenti. Proprio complicato, complicato e pericoloso. Forse proprio pericoloso non tanto, dato che glielo lasciano fare sopra un fiume pulito; ma sicuramente impegnativo e quantomeno molto odoroso, dato che lo deve fare di fuori e che di fumo ne fa tanto. Lentamente il lavoro procede, uguale: fumo, collega (più esperto?) che esce, guarda e suggerisce, altro collega e altro fumo ma, non è che gli faccia male?

In Italia siamo abituati (abituati?) a vedere gente che lavora  rispettando poco la sicurezza o costretta a farlo  e allora, se può dirsi consolatorio, consola il fatto che anche qui, in questo Estero, succeda che una persona faccia un lavoro come quello e in quel modo, sopra un fiume pulito (e lento) e in mezzo ad una nuvola di fumo.

“Chissà cosa sta facendo! Decapaggio chimico? Lavaggio con solventi? Verniciatura a spruzzo?”.  E intanto tutta la scena intorno continua nel suo movimento corale: arrivano altri furgoni e altre persone, lentamente, e lentamente sulla strada continuano a passare pedoni, ciclisti e automobilisti e lentamente si avvicina mezzogiorno, con persone che escono sul ponte e controllano e danno suggerimenti.

Sono curioso, devo spostare quel tabellone all’angolo della finestra su cui sono attaccati in bella esposizione dati e obiettivi aziendali (qui in Svizzera fanno così, li espongono nella saletta del caffè e  suggeriscono in questo modo gli argomenti di conversazione durante la pausa).  Lo sposto leggermente e mi allungo, vedo un po’ di più e l’uomo sul ponte, proprio in quel momento, solleva al di sopra della balaustra uno dei pezzi su cui stà lavorando e così posso vedere chiaramente il wurstel, ormai cotto a puntino: stava facendo una grigliata!

Alle undici e mezzo di mattina,  su un ponte di fuga, circondato dai suggerimenti e dall’interesse dei suoi colleghi che rientrano in azienda e hanno tutti qualcosa da dirgli al proposito, stà facendo una grigliata!

Sarà per cose come queste che la Svizzera è così forte?

Sarà forte, ma è lenta. E non sempre, guardando, si vede.

Natobene (ευγενοσ)

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