Archivio per maggio, 2010

di L’Albatro

Diamo inizio a questa rubrica sul significato delle parole. Argomento impegnativo. Solo ragionandoci un po’ sopra possiamo renderci conto di quanto queste siano credute, manipolate, di quanto siano usate a sproposito e brandite come un’arma contro gli altri.

Le parole contengono una forza incredibile, si possono dire, leggere, scrivere, interpretare: questa versatilità fa sì che anche nel silenzio, nell’assenza di parole si possano capire molte cose.

“Venite pure avanti, voi con il naso corto,

signori imbellettati, io più non vi sopporto,

infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio

perchè con questa spada vi uccido quando voglio.”

(F. Guccini – Cyrano)

In pratica, riflettendo sulle parole e sul loro significato in modo semplice, cerchiamo di sviluppare una difesa in più nel parlare quotidiano, sviscerando anche le contraddizioni che spesso fanno da sottobosco alle incomprensioni.

Morti bianche

Ho scelto questo termine ripassando gli appunti di un mio corso all’università, che tratta del rischio chimico negli ambienti di lavoro (ma non solo). Nello studiare la casistica degli incidenti dovuti alle sostanze chimiche siamo partiti dall’analisi dell’approccio al problema incidenti sul lavoro da cent’anni a questa parte: pensate che nel cercare un “fattore casuale” dal quale derivare il fenomeno degli incidenti si pensò inizialmente ad una predisposizione degli individui! Quasi fosse genetico rischiare di cadere da un ponteggio. Progredendo nel tempo è cambiato il modo di affrontare gli incidenti sul lavoro, anche se ancora oggi sembra essere più normale investire per aumentare i guadagni piuttosto che effettuare non solo una manutenzione in più, ma neanche quelle programmate.

Chiedendoci da dove venga l’espressione morti bianche possiamo leggere la risposta sulla rubrica Scioglilingua di Giorgio de Rienzo sul Corriere della Sera:

“Morte bianca” è quella dovuta a un incidente mortale sul lavoro, causata dal mancato rispetto delle norme di sicurezza. L’uso dell’aggettivo “bianco” allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’incidente.

L’assenza di una mano direttamente responsabile porta a cercare di distribuire la colpa fra più persone, per i mancati controlli, per i mancati investimenti e per la mancata attenzione della vittima dell’incidente: arriviamo ad una, per così dire, “tattica pilatesca” per cui spesso si attribuisce la colpa dell’incidente al danneggiato.

Questo diventa il capro espiatorio, in quanto spesso l’attenzione viene concentrata solamente sull’evento terminale che determina l’incidente.

Se da un lato è corretto dividere le responsabilità, per il fatto che l’incidente è la summa di tanti fattori, dall’altro si rischia spesso che i processi proseguano per anni ed anni, senza che alla fine vengano puniti i responsabili.

L’espressione morti bianche non rende giustizia alle persone che perdono la vita sul lavoro, perché questa ha già in sé l’idea di assenza di responsabilità, mentre questa c’é, esiste: è l’avidità di profitto e guadagno, che troppo spesso in questi incidenti ha un peso maggiore dell’incuranza e della disattenzione.

Quarto appuntamento con “Collage”. Oggi proponiamo un articolo di Michele Serra, tratto dalla rubrica “Satira preventiva” che il giornalista tiene ogni settimana su L’Espresso. Il pezzo è stato scritto in seguito agli scandali sessuali che hanno coinvolto il presidente del consiglio, quindi risale ad un po’ di tempo fa. Ma l’argomento, purtroppo, rimane sempre di attualità. Buona lettura!

MA IL PIU’ HARD E’ GASPARRI       (di Michele Serra)

(nella foto Michele Serra)

da L’Espresso del 29/10/2009

Sono depositati presso la redazione di ‘Chi’ filmati e video che documentano gli scandali sessuali più significativi della classe dirigente nazionale. Il premier (che li ha avuti in visione come editore del popolare rotocalco, come distributore cinematografico e come proprietario di quasi tutti gli appartamenti dove si sono svolte le orge) ha selezionato i più eccitanti per proiettarli nei dopocena di Palazzo Grazioli. Una apposita giuria, formata dai suoi ospiti e da lui presieduta, consegnerà il Premio Trimalcione al video più meritevole. Verrà anche assegnato un premio della critica, che adotterà criteri di qualità e non di mera quantità: favorito sarebbe il video ‘Bondi, il mio nome è Bondi’, nel quale si vede il ministro della Cultura che legge ‘Penthouse’ scuotendo la testa e imprecando perché ha dimenticato gli occhiali. Ma vediamo quali sono i filmati in concorso.

Marrazzo Di particolare efficacia i dialoghi. Il presidente della Regione Lazio chiede a un trans, con espressione stupita, come mai una ragazza così carina si fa chiamare Giorgio. In un’altra sequenza osserva con sorpresa un paio di scarpe da donna numero 48 chiedendo a un altro trans, l’ex sollevatore di pesi bulgaro Boris Struvanko, se al suo paese tutte le ragazze da marito hanno piedi così enormi.

Tremonti Docu-film di particolare rilievo sociale per il ministro delle Finanze. Lo si vede, ospite della Confindustria, mentre visita un porno-shop esaminando una lunga serie di falli di gomma prodotti nel Nord-Est, nello stesso comprensorio che esporta in tutto il mondo scarponi da sci. Il ministro commenta con grande favore la capacità di diversificare la produzione, ma suggerisce di accelerare i tempi della riconversione: attualmente i falli escono di fabbrica ancora muniti dei ganci da scarpone, che ne rendono difficoltoso l’uso. Presente anche il fido amico Bossi, che per compiacere Tremonti costringe gli uomini del suo seguito a sperimentare di persona i manufatti.

Santanchè Coproduzione italo-saudita, desta scalpore la sequenza, molto audace, nella quale Santanchè indossa il burqa sfidando un capo beduino a sedurla con l’apriscatole. Polemiche per la pubblicità occulta del tonno in lattina.

Bersani Il nuovo leader del Pd è stato ripreso, senza risparmio di mezzi (erano presenti troupes di Carabinieri, Servizi segreti, Polizia di Stato, Guardia di finanza e Mediaset), alla mostra-mercato della piccola industria di Piacenza. Lo si vede visibilmente eccitato mentre accarezza una mietitrebbia e palpeggia un campione di lamierino ondulato.

Di Pietro Premio per il miglior film in dialetto, una delicata ricostruzione dei costumi sessuali nelle campagne del Molise di inizio secolo. Ambientato in una madia, si intitola ‘Fai attenzione che stai a rompere li uovi!’ e si avvale della vigorosa interpretazione di Tonino Di Pietro e della sorprendente porno-star Bastiana, che anche nelle fasi più concitate del rapporto riesce ad allattare un paio di neonati.

Topolanek Per gli amanti del classico, ecco un vero e proprio kolossal realizzato a Villa Certosa con migliaia di comparse, tra le quali Berlusconi. Il premier ceco Topolanek, affiancato dalla pornodiva Minny, si esibisce nel suo numero più celebre, l’orgia nella piscina: scena ad altissima tensione perché Topolanek non sa nuotare.

Gasparri Autoprodotto, questo video è stato ritenuto troppo choccante perfino dalla disinibita giuria di Palazzo Grazioli, che ha deciso di non ammetterlo in concorso. Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di un montaggio che raccoglie, in rapida sequenza, tutte le dichiarazioni di Gasparri ai telegiornali. “Non abbiamo mai visto niente di più osceno”, avrebbero confidato ai giornalisti alcuni giurati che hanno abbandonato sconvolti Palazzo Grazioli.

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