Archivio per maggio, 2010

Oggi pubblichiamo il contributo di Coventry Quinn, tifoso del Milan di vecchia data e amante del calcio, inteso come gioco e passione, non come macchina per fare soldi. Questo è l’elogio di un milanista alla vittoria dell’Inter di Mourinho.


CALCIO : FORMAZIONI E MUSICA

di Coventry Quinn

Grazie alla vittoria dell’Inter in Champions League, in questi giorni sono ritornati sui giornali i ricordi della grande Inter degli anni sessanta.

Ero bambino quando recitavamo a memoria quella formazione: 1964, 1965 (Sarti, Burgnich, Facchetti ….).

In quegli anni, e per tutti gli anni ottanta, esisteva nelle squadre di calcio la cosiddetta formazione tipo: 11 giocatori, con relativi numeri, da 1 a 11, dal portiere all’ala sinistra.

Noi ragazzini (credo anche gli adulti), recitavamo le formazioni quasi senza pensare, come fosse una musica.

Per me, la passione era nata un paio di anni prima, con il Milan di Rivera e Altafini. Ricordi? Wembley 1963, prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra italiana, dopo il dominio di Real Madrid (Di Stefano, Puskas, Gento) e Benfica.

Il Milan era chiamato a confrontarsi con i vincitori delle due ultime edizioni: contro il Benfica di Eusebio, si vinse con due gol di Altafini.

Prima di Sarti, Burgnich, Facchetti, per me ci furono Ghezzi, David, Trebbi (pausa nell’incedere della voce); Benitez, Maldini, Trapattoni (altra pausa); Mora, Sani, Altafini (mezza pausa); Rivera, Pivatelli. Ricordo la mossa di Rocco, che sostituì l’ala sinistra titolare, Barison, con Pivatelli.

Altri tempi: le squadre entravano in campo con i numeri da 1 a 11, e questi entravano nella memoria, nei cuori, nei ricordi dei tifosi. Le formazioni erano lette con una particolare inflessione della voce, dei toni, con le giuste pause, per rimarcare i ruoli: portiere, terzino destro e terzino sinistro (pausa); mediano destro, centromediano e mediano sinistro (pausa); ala destra, mezzala destra e centravanti (pausa). Gran finale con il classico numero dieci e con l’ala sinistra.

Dunque: Sarti, Burgnich, Facchetti (pausa); Bedin, Guarneri, Picchi (pausa); Jair, Mazzola, Peirò (pausa); Suarez, Corso.

Quell’Inter aveva in quell’anno perduto uno scudetto a favore del Bologna (1964), ultimo di quella città, vinto da una grande squadra. Musica anche in questo caso: lo spartito terminava con: Perani, Bulgarelli, Nielsen (pausa); Haller, Pascutti.

V’era qualcosa in più, che si faceva ricordare, che oggi manca. Oggi si vede il portiere con il numero 30 e il centravanti con il numero 16; la mezzala con il numero 88 e i difensori centrali con i numeri 45 e 19….. Una volta no: ruoli chiari, formazione chiara, da 1 a 11 (e se un giocatore si infortunava, finiva la partita all’ala sinistra, quasi fermo, chissà perchè). In quegli anni, tutti gli appassionati di calcio conoscevano la formazione del Brasile due volte campione del mondo: Gilmar, Dialma Santos, Nilton Santos (pausa); Zito, Bellini, Orlando (Zito, Mauro, Zozimo, nel mondiale precedente, in Svezia 1958, ancora oggi lo ricordo, quasi automaticamente); e poi il gran finale: Garrincha, Didì, Vavà (pausa); Pelè, Zagalo. Non sembra una canzone?

E quando nel 1966 l’Inghilterra vinse in casa il suo mondiale, chi non ricorda il reparto avanzato che battè la Germania? Ball, Hunt, Bobby Charlton (proprio così, con nome e cognome), Hurst, Peters. Ti ricordi, vecchio tifoso? Non la recitavi così anche tu? Ripeti: Banks, Cohen, Wilson (pausa); Stiles, Jackie Charlton, Moore (pausa); Ball, Hunt, Bobby Charlton (pausa), Hurst, Peters.

E tu, che hai visto qualche anno dopo il Cagliari vincere il suo scudetto, non hai mai sentito il telecronista finire la formazione, semplicemente, ovviamente, come fosse naturale: Domenghini, Nenè, Gori (pausa); Greatti, Riva?

Per non dire dell’Italia 1982. Bandiere sventolanti e bagni nelle fontane per: Zoff, Gentile, Cabrini (pausa); Oriali, Collovati, Scirea (pausa); Conti, Tardelli, Rossi (pausa); Antognoni, Graziani.

E la Juventus dominatrice degli anni settanta? Non occorre essere suoi tifosi per ricordare: Causio, Tardelli, Boninsegna (pausa), Benetti, Bettega O qualche anno dopo: … Tardelli, Rossi, Platini, Boniek.

Per me, milanista, è stata musica sentire e vedere, nel 1968/69, dall’1 all’11: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger (pausa); Rosato, Malatrasi, Trapattoni (pausa); Hamrin, Lodetti, Sormani (pausa); Rivera, Prati. E qualche anno dopo, gioire per Galli, Tassotti, Maldini (pausa); Ancelotti, Costacurta, Baresi (pausa); Donadoni, Rijkard, Van Basten (pausa), Gullit, Evani.

L’augurio – data la grande vittoria dell’Inter di Mourinho – è che si ricordi, recitandola a memoria, anche tra qualche anno, questa ottima formazione: dopo Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso recitare Julio Cesar, Maicon, Chivu (pausa); Zanetti, Samuel, Lucio (pausa); Pandev, Cambiasso, Milito (pausa); Sneijder (numero 10!), Eto’o (ripeti, tifoso: Pandev, Cambiasso, Milito (pausa); Sneijder, Eto’o).

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L’autore di quest’immagine (presto una nuova campagna web virale) è nientemeno che il tastierista de Elio e le Storie Tese, Rocco Tanica…leggete con attenzione!

L’Albatro

Giovanni Falcone

(Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

Se per ritrovare un po’ di Spirito Italiano, un po’ di unità, dobbiamo cercare delle figure davvero italiane, partiamo da chi si è comportato, anzi, ha vissuto in modo eroico, semplicemente per l’idea che essere giusti e rendere giustizia a coloro che subiscono e non possono parlare, è possibile. La mafia avrà una fine.

(Articolo di Repubblica sulla commemorazione del Presidente Napolitano)

di L’Albatro

Lunedì 17 maggio sono stato a vedere Draquila – L’Italia che trema, il nuovo film documentario di Sabina Guzzanti.

Questo film ha scatenato non poche polemiche, una su tutte la reazione del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Sando Bondi, il quale ha rinunciato ad andare al Festival di Cannes, dove Draquila era presentato fuori concorso. “Draquila offende l’Italia“, le parole del Ministro.

Il film l’ho trovato molto bello, una bella inchiesta, ricca di documenti e opinioni: accanto alle proteste che Sabina e i suoi collaboratori hanno filmato, stanno le esternazioni dei terremotati che sono felici di cosa hanno ricevuto e sono grati al governo, per tutto quello che ha fatto. L’aspetto agghiacciante sta nel fatto che sui telegiornali sono apparse soltanto persone ascrivibili a questa categoria. Ho visto molte situazioni che potevo soltanto immaginare, intuire, dietro al limpido miracolo aquilano, quale ci è stato presentato dai telegiornali.

Inoltre vengono chiariti molti aspetti dell’operato della Protezione Civile, prendendo in considerazione gli eventi, gli scandali che hanno coinvolto il suo capo, Guido Bertolaso, e soprattutto le competenze che questo ente ha: lo sapevate che la Protezione Civile si occupa anche dei cosiddetti “grandi eventi”?

Qui sta uno degli argomenti centro dell’inchiesta: l’equazione che equipara “grandi eventi” alle “emergenze”.

Se per “emergenza” si deve agire in fretta, è possibile operare in deroga ad alcune regole. Scriviamo:

EMERGENZA = NO LEGGE

dove per “no legge” si intende naturalmente una sospensione per cause di forza maggiore delle leggi vigenti.

Equiparando “emergenza” a “grande evento”, per proprietà transitiva:

EMERGENZA = GRANDE EVENTO = NO LEGGE

Questo è soltanto uno dei tanti argomenti che vengono toccati nel film, ma a mio parere già questo accenno fa riflettere…

Perciò vi consiglio vivamente e vibrantemente (alla Napolitano!) di dedicare una sera alla visione di Draquila – L’Italia che trema, e per convincervi ancora di più vi riporto qua sotto qualche video e qualche link.

***

Il sito ufficiale di Draquila: contiene immagini e videoblog

La lettera del Ministro Bondi per spiegare la propria decisione a disertare il Festival di Cannes

La reazione del Festival di Cannes al film

Il trailer del film:

L’equazione “grandi eventi” = “emergenze”:

Sabina Guzzanti a “Che tempo che fa” il 15 maggio 2010, parte I:

Sabina Guzzanti a “Che tempo che fa” il 15 maggio 2010, parte II:

di L’Albatro

Marco Travaglio, parlando a ruota libera del proprio libro, venerdì 30 aprile a Trento, ha spaziato dalla situazione italiana odierna fino al periodo dei primi anni Novanta: praticamente nulla è cambiato, anzi, l’immobilismo cronico del nostro Stato è secondo lui peggiorato.

Le protagoniste sono principalmente 36 leggi, leggi che prendono il nome dalla persona che l’ha tenuta a battesimo (Lodo Alfano, Lodo Schifani, e via così) e che potrebbero benissimo avere accanto il benficiario-destinatario unico del testo.

Democrazia privatizzata, così la chiama Travaglio, che si chiede chi debba fare politica, se gli affaristi o i politici. La risposta è ovvia, ma richiamando la definizione “le leggi sono provvedimenti generali ed astratti” appare chiaro che le leggi per cui è principalmente impegnato il Parlamento non vanno a favore e tutela di tanti cittadini, ma di un numero ristretto, ristrettissimo, di persone. Per esempio, Marco ha preso la recente legge sulle intercettazioni. Berlusconi, all’assemblea di aprile con gli industriali a Parma chiese loro chi non avesse mai avuto paura di essere intercettato. A furia di ripeterlo amplificato, dai suoi telegiornali, è certo che sempre più persone crederanno che i magistrati (nemici, rossi!) controllino e intercettino tutti quanti. Per dimostrare il contrario il nostro giornalista ha semplicemente preso dei numeri e li ha ragionati: secondo dati ufficiali pare che siano 15.000 le persone intercettate ogni anno in Italia; le intercettazioni servono per le indagini, per raccogliere prove da usare nei processi. Sono 3 milioni i processi penali istituiti ogni anno in Italia: da qui si deduce matematicamente che c’è almeno un imputato. Prendiamo la cifra minima, 3 milioni, e supponiamo che uno su due sia innocente: un milione e mezzo di imputati sarebbero colpevoli quindi. Ora, intercettati e imputati colpevoli stanno in rapporto di 1:100. Travaglio si chiede quindi: ma Berlusconi, che tanto tuona contro le intercettazioni, ha una così grande paura di venire ascoltato mentre parla al telefono (ricordiamo che la sua voce, stando alle intercettazioni in cui è coinvolto, è presente perché è stato lui a chiamare il telefono controllato, non perché era il suo telefono stesso ad essere controllato!), come fa a centrare sempre quel gruppo ristretto di 15.000 persone la cui utenza è controllata?

Sono 15 anni immobili per l’Italia. Il nostro Stato parte ogni anno a gennaio con tre freni a mano tirati che gli tolgono spinta e possibilità di azione: corruzione, debito pubblico, evasione fiscale. Questi tre fattori tolgono risorse allo Stato Italia, e il meno noto, o meglio, il meno sentito dai più è forse la corruzione, che mangia fondi nei modi più vari, ad esempio l’assegnazione illegali di appalti per lavori pubblici i cui costi lievitano enormemente. Marco ha parlato di traffico di influenze, cioè della commistione totale fra i ruoli e le parentele (che dire dei famosi cognati?), fra i controllori e i controllati, troppo spesso coincidenti, commistione che si basa sul conflitto d’interessi. Il virus della corruzione si è dilagato perché abbiamo ucciso gli anticorpi (informazione libera, possibilità di azione della magistratura, senso civico del voler sapere) e distrutto i termometri: se stai male non pensarci, magari passa, ma comunque non puoi far niente per cambiare!

L’azione scellerata che hanno fatto è stata ed è di far finta che che la corruzione non ci sia, che è la ricetta tipica per chi vive nel virtuale della tv, che ci distanzia da tutto, generalizzando spesso gli avvenimenti: una guerra lontana diventa un’abitudine, i morti perdono la loro importanza e sono ridotti a numeri, ad esempio.

Una nota sulla considerazione della donna, davvero equiparata ad una merce, in quanto, oramai la corruzione va in coppia con il fattore F (un po’ di fantasia). Secondo Marco, se emergesse una nuova tangentopoli, questa sarebbe al cubo.

Ma il paese è inebetito, specie dalle televisioni, oltre che dai telegiornali, che da due faziosi sono diventati almeno quattro, contro il Tg3 che a stento sembra conservare una qualche autonomia. Il giornalista-scrittore descrive il Tg1 che ha visto la sera prima (dopo molto tempo in cui l’aveva “frequentato” poco): prima uno spazio autogestito dei politici, prevalentemente di maggioranza (questi parlano e seguono le contrapposizioni, o meglio, gli accenni di contrapposizione dell’opposizione), che dura cinque minuti, poi una carrellata di notizie dal mondo, veloce veloce, e per finire venticinque minuti di cazzate (parole testuali) che vedono l’apice nel servizio sulle meduse quadrate.

Marco ha espresso anche qualche parola a proposito degli intellettuali confusi e pigri: spesso capita che si mettano a criticarsi senza motivo tra di loro, come nel caso di Roberto Saviano, che ha ricevuto critiche dure e insensate da ogni dove, politici, giornalisti e “intellettuali”: questa gente ormai pigra mentalmente si muove contro chi davvero parla di cosa sta accadendo e cosa è accaduto in Italia. Questo porta al ribaltamento dei fatti, e gli episodi di corruzione, se accuratamente livellati e “discussi” con opinioni svergognate e semplici, facilmente bevibili (e urlabili) dalla maggioranza. Così la gravità della corruzione scende di tono, per molti, diventa quasi “accettabile”, o forse ignorabile. Un altro esempio che Marco ha riportato è stato quello di Tangentopoli, che da grande pulizia della vecchia politica della Prima Repubblica è stata trasformata con un martellamento mediatico in un complotto dei giudici: queste dichiarazioni ricorrono anche per i fatti odierni, non vi sembra?

I grandi trionfalismi elettorali appaiono sgonfiati se accostati ai dati sull’astensionismo (vedi il post di commento sulle recenti elezioni regionali) a livelli indegni di una società che voglia definirsi tale. Si è incrinato il rapporto con la gente, che nella stragrande maggioranza dei casi preferisce subire e magari poi lamentarsi, piuttosto che reagire e capire perché questa politica non si riesce più a capire né direzionare: quelli che vogliono cambiare e lottano per farlo sono forse ancora troppo pochi.

Infine, due esortazioni: va dato il maggiore appoggio possibile a chi sostiene la Costituzione e la vuole difendere a tutti i costi, specie dalle false riforme “condivise”, cioè molti a Sinistra e i finiani. Chi invece parla di queste riforme (da fare assieme!!) per paura, pigrizia e convenienza va sbeffeggiato e ostacolato!

Poesia e vita

Pubblicato: 16/05/2010 da montelfo in Aristofane, Poesia
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di Aristofane

Sera di riflessioni e pensieri. Sulla vita, sul mondo, su noi. E la poesia, almeno per me, rimane uno dei modi migliori per comunicare pensieri e sensazioni.

Istanti

di Jorge Luis Borges

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita

nella prossima cercherei di fare più errori

non cercherei di essere tanto perfetto,

mi negherei di più,

sarei meno serio di quanto sono stato,

difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,

correrei più rischi,

farei più viaggi,

guarderei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei più fiumi,

andrei in posti dove mai sono andato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente

e precisamente ogni minuto della sua vita;

certo che ho avuto momenti di gioia

ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,

solo di momenti, non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,

una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;

se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera

e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri nella carrozzella,

guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,

se avessi un’altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Se

(di Rudyard Kipling)

Se… riesci a non perdere la testa,

quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

Se… riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,

ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

Se… riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,

o, essendo calunniato, a non rispondere con calunnie

o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio

pur non mostrandoti ne troppo buono ne parlando troppo da saggio;

Se…riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

Se…riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;

Se…riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta

a trattare questi due impostori allo stesso modo;

Se… riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai dette,

distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,

o vedere le cose per le quali tu hai dato la vita, distrutte

e umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se…riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,

e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,

e perdere, e ricominciare daccapo

senza dire mai una parola su quello che hai perduto;

Se… riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi

a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,

ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,

tranne la tua volontà che ripete …resisti

Se…riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,

o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;

Se…tanto amici che nemici non possono ferirti;

Se…tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;

Se…riesci a colmare l’inesorabile minuto,

con un momento fatto di sessanta secondi.

Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta…

…sarai un uomo, figlio mio!

di L’Albatro

Non se ne può più di Roberto Saviano. Diciamocelo! Ce lo fa notare Emilio Fede, che, forte dei suoi principi giornalistici, si diverte a lanciare bordate dal Tg4. Si fa fatica a seguirlo, soprattutto per i collegamenti logici tra le notizie che Fede dovrebbe dare: “ci sono alcune polemiche”, per cui, partendo da Bondi che vuole disertare il Festival di Cannes a causa del film di Sabina Guzzanti Draquila – L’Italia che trema (titolo che il giornalista fa addirittura fatica a pronunciare…) si arriva al “caso” Saviano.

Quale sia il collegamento tra i due fatti rimane un mistero, forse si tratta della percezione che hanno all’estero dell’Italia? Secondo il Presidente del Consiglio, stando alle sue dichiarazioni del 16 aprile 2010 (vedi E’ come venir tramortiti dal proprio body-guard… Parte I), chi parla di mafia, con libri, film e serie televisive, la aiuta e le fa pubblicità, quindi sarebbe meglio stare zitti per tutelare l’immagine del Paese. Fede sembra periodicamente pronto a dare manforte a questa tesi!

Questo è il video del Tg4 del 9 maggio 2010, nel quale Fede non risparmia nemmeno un commento compiaciuto sulla diserzione del ministro Bondi da Cannes. Puro giornalismo?

Io credo che il fango sull’immagine dell’Italia lo getta la mafia, non chi ne parla. Lo getta anche chi vuol far finta che questa non esista, chi vuol credere che non parlandone più tutto svanisca, chi dichiara che secondo le classifiche delle mafie mondiali la”nostra” è soltanto sesta. Cosa vuol dire “soltanto sesta”? Non lo si può usare come termine di paragone : “siamo solo sesti, ma i più conosciuti”. Dal mio governo io mi aspetterei tutt’altro: la mafia non deve più esistere, va stroncata in modo deciso e definitivo. Altro che le distrazioni che ci propongono, numeri su numeri, classifiche e sondaggi citati in modo casuale, confronti che non reggono.