di Aristofane

(Eugene Delacroix – La libertà che guida il popolo)

Sarò esagerato forse. Ma oggi, leggendo gli articoli sui mesi delle stragi mafiose e di Stato dei primi anni Novanta e ripensando ai tanti, tantissimi episodi oscuri della storia del nostro Paese (vedi anche l’intervista a Ciampi ripresa da L’Albatro nel suo post) , un pensiero mi si è formato in testa: c’è mai stata democrazia in Italia? Intendo democrazia vera, non quel giochetto che si ripete ogni tanto di noi che andiamo a votare questo o quello.

Cos’è la vera democrazia? Forse, di tanto in tanto, è meglio chiederselo. Perchè scopriremmo, forse, che la risposta non è così scontata. E che, soprattutto, le cose alle quali pensiamo sono lontane anni luce dalla realtà nella quale ci troviamo a vivere. Mi rendo conto benissimo che non è più possibile, come si faceva al tempo delle poleis greche, riunire tutta la cittadinanza e decidere a maggioranza. La democrazia rappresentativa è quindi un mezzo necessario, non c’è dubbio.

Il problema è quanto essa sia davvero rappresentativa. E mi sembra che, anche all’estero ma soprattutto in Italia, la classe politica (almeno quella degli ultimi quindici anni), parte fondamentale della democrazia, si sia staccata irrimediabilmente dalla sua base elettorale. Lo dimostrano l’astensionismo molto alto e l’evidente cura che i politici (parte di loro per lo meno) dedicano ai loro interessi, invece che alle tematiche che dovrebbero essere le principali della loro agenda.

Ma la mia riflessione va oltre a questi ultimi anni, oltre alla terribile classe politica rappresentata dai vari Berlusconi, D’Alema, Mastella, Gasparri, Capezzone e compagnia bella. Negli anni precedenti avevamo avuto Craxi, Forlani, Andreotti, Martelli, Cirino Pomicino e altri personaggi di questo calibro. Tutti con dei trascorsi poco chiari (o fin troppo chiari).

Mi chiedo come possa esserci stata democrazia, mentre Andreotti era al potere ed intratteneva rapporti con la mafia (reato prescritto ma commesso fino al 1980); mentre Craxi accumulava miliardi all’estero; mentre Berlusconi metteva (e mette) al sicuro se stesso e le sue aziende.

Qual era la forma di governo del nostro Paese mentre lo Stato trattava con la mafia e stava a guardare le stragi dei primi anni Novanta (o, peggio, vi prendeva parte?), mentre la P2 inondava istituzioni e giornali, mentre Mattei, Pasolini, Moro venivano uccisi, mentre le stragi si susseguivano a Bologna, Milano, Firenze? Sono tutti atti di folli, di criminali semplici, o c’è dietro qualcosa di diverso, qualcuno che tirava i fili? Le novità emergono e fanno aprire nuove ipotesi, inquietanti ed oscure.

Da quanto tempo non conosciamo una democrazia pulita, vera, sincera? Forse non l’abbiamo mai conosciuta. La strage di Portella della Ginestra è lì a dirci come, già nel primo dopoguerra, gli italiani non fossero del tutto liberi di votare chi volessero, in certe zone. Paura, clientelismo, compravendita di voti e violenza sono spesso stati componenti importanti delle elezioni.

Ovviamente sarebbe stupido e inutile affermare che tutte le elezioni italiane siano sempre state falsate e che i cittadini, nella storia del nostro Paese, abbiano subito vessazioni e non abbiano potuto esprimersi o votare chi volevano. Non è mia intenzione fare affermazioni di questo genere.

Tuttavia, quando penso alla democrazia, quanto pronuncio questa parola, quando leggo la Costituzione, mi fermo un istante a riflettere. E mi rendo conto che democrazia vuol dire ascolto, partecipazione, composizione dei contenziosi, fatica, lavoro, lotta, proposta, collaborazione, conquista, insieme di cultura e sogno. Dovrebbe essere il luogo in cui si incontrano la saggezza dei vecchi e la freschezza di giovani, la voglia di cambiare e i nuovi desideri. La democrazia dovrebbe essere la sintesi di tutte le idee, le istanze, le volontà della società. Raggiungere un compromesso e mettere tutti d’accordo è difficile e richiede grande dedizione e pazienza. Il lavoro deve essere continuo.

Ma solo tramite questa fatica si può raggiungere un equilibrio. Un sistema in cui non ci siano segreti. In cui i cittadini vedano assicurati i loro diritti. In cui la politica si occupi della popolazione. In questo modo le cose possono funzionare. In questo modo si può arrivare davvero a quella forma di governo chiamata “democrazia”; un sistema imperfetto, ricco di contraddizioni ed ostacoli.

Un sistema che, come diceva qualcuno, è il peggiore di tutti. Esclusi tutti gli altri.

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