È come venir tramortiti dal proprio body-guard…(parte II)

Pubblicato: 20/04/2010 da montelfo in Informazione, L'Albatro, Politica, Società
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di L’Albatro

Riprendiamo con la risposta a Roberto Saviano che è giunta a repubblica.it da parte di Marina Berlusconi, presidentessa di Mondadori spa e figlia del premier: lo scrittore aveva dichiarato che dopo le parole del premier non sapeva come sarebbe stato il rapporto con la sua casa editrice, che fino ad allora sembrava capace di fornire “gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse“. Marina dice di sentire il bisogno di scrivere perché profondamente colpita dalla reazione di Saviano “di fronte a quella che era né più né meno che una critica. Una critica che può non essere condivisa, ma che, come tutte le opinioni, è più che legittima.

Alt. Stiamo parlando della critica ad un coach che ha schierato in campo una formazione sbagliata? No, stiamo parlando di un uomo che, come molti altri che raccontano la mafia, rischia ogni giorno la vita.

Silvio Berlusconi non può permettersi di criticare un’opera edita dalla Mondadori, − si chiede la Berlusconi − la quale naturalmente continua ad avere la più totale e piena libertà di fare le scelte editoriali che ritiene più opportune? Questo non è forse un bell’esempio di dialettica democratica? Mi pare che Saviano non riesca a distinguere tra una libera e legittima critica e una censura. Ma in questo modo è lui stesso ad applicare una censura, non riconoscendo al presidente del Consiglio il diritto di criticare.”

Quindi è Saviano a impedire al premier di parlare, in quanto non gli riconosce il diritto ad associare il suo lavoro di scrittore ad un’operazione di propaganda mafiosa! Dimenticavo che se sei il Presidente del Consiglio puoi dire sempre e comunque quello che ti pare! D’altronde ti ha eletto il popolo, cosa c’è da protestare?

C’è da protestare per questi ormai consueti meccanismi: il potente che dice quello che gli pare e piace e subito accorrono i vassalli a rimediare alle sue, scusate il termine, stronzate. Perché ormai è tutto permesso, tutto possibile. Ma qui parliamo di un impegno profondo, e coraggioso in un modo che io stento ad immaginare.

Nemmeno un gelato si può prendere Roberto Saviano, nemmeno un gelato, perché il tragitto da casa alla gelateria del paese va coperto con la scorta a fianco, magari venendo additati dagli ignoranti e ignavi per lo “spreco di soldi dello Stato”: soldi che vanno ad una scorta, pagata per accompagnarti a prendere il gelato. Alla fine, sotto sotto, ma neanche tanto, sembra bellissimo poter avere una vita normale. E invece, la figura più in vista dello Stato ti viene a dire che il tuo lavoro è se non inutile, dannoso.

Prima di parlare, in certi casi, bisognerebbe pensarci sempre una dozzina di volte, poi fermarsi, ripensarci e rendersi conto che è meglio tacere. Le uniche parole che si possono dire alle persone come Roberto Saviano sono parole di ammirazione e sostegno. Ammirazione per il coraggio, sostegno perché continuino e perché di gente come loro c’è veramente bisogno. Ognuno di noi dovrebbe fare la sua piccola parte. Roberto ha usato un modo di comunicare ampio e potente, ma non possiamo metterci tutti a scrivere libri: da parte mia, se state leggendo queste righe,  continuerò a denunciare le cose che non mi vanno. Può sembrare meno eroico di ciò che fa Roberto, lo è, ma è un agire che mi fa stare bene con il mio sentirmi uomo.

Per questo mi viene da urlare a sentire le giustificazioni date a parole che non possono essere giustificate, in ALCUN MODO. Una rettifica con tanto di scuse potrebbe apparire  anche solo lontanamente accettabile. Ma quando mai uno come Silvio Berlusconi chiederà “scusa”? L’arroganza prevale sempre, la difesa conta tantissimi legionari lobotomizzati (basta guardare in faccia Gasparri…) e al limite, se proprio si mette male si può sempre dire che non hanno capito nulla, che si è stati fraintesi e che si ha sempre elogiato l’operato di Saviano.

Ma questo è a tutti gli effetti bipensiero: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. E la dittatura è democrazia.

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