di Aristofane

Il Presidente della Repubblica ha firmato il cosiddetto “legittimo impedimento”, ovvero l’ennesima legge che permette a Berlusconi di evitare di farsi processare. Ancora una volta il capo dello Stato ha avallato l’intenzione del sultano di ergersi al di sopra di tutti, questa volta accompagnato dai suoi ministri. La nuova legge, infatti, andrà applicata al presidente del Consiglio ed ai ministri.

L’art. 1 della nuova legge, stabilisce che “costituisce legittimo impedimento a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quali imputati, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti” inerenti l’attività di governo, “delle relative attività preparatorie e consequenziali, nonchè di ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di governo”. Le disposizioni di questo articolo si applicano “fino alla data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri […] e, comunque, non oltre i diciotto mesi” dalla data di entrata in vigore della stessa legge. Ma l’aspetto più sorprendente della legge si scova se andiamo a guardare chi ha il compito di certificare gli impedimenti. Sarà Palazzo Chigi, ovvero Berlusconi e i suoi ministri, a comunicare al giudice quando, nei procedimenti che coinvolgono Berlusconi e i suoi ministri, Berlusconi e i suoi ministri non potranno partecipare alle udienze(piccolo gioco di parole rubato al Fatto Quotidiano).

Quei diciotto mesi sono giusto il tempo che serve al re ed alla sua corte per varare un nuovo lodo Alfano, stavolta costituzionale, oppure per ritornare alla vecchia, cara immunità parlamentare. Ma la strada, forse, non è così semplice come si può credere. Innanzitutto, sull’immunità parlamentare la maggior parte dei cittadini non è d’accordo (la percentuale si aggira intorno al 70%, e comprende anche gran parte dell’elettorato del centrodestra), e Berlusconi è troppo attento agli umori della gente per buttarsi a capofitto in un’operazione che gli causerebbe grossi danni d’immagine all’interno del suo stesso elettorato.

In secondo luogo, entrambe le soluzioni necessitano del procedimento di revisione costituzionale, la quale prevede che la legge debba essere approvata due volte da ciascuna Camera, che tra le due approvazioni debbano trascorrere almeno tra mesi e che nella seconda approvazione da parte di ogni Camera si deve raggiungere la maggioranza assoluta (ovvero la maggioranza dei componenti della Camera stessa, e non semplicemente la maggioranza dei votanti). Inoltre, può essere richiesto un referendum sulla legge (a meno che nella seconda votazione non si raggiunga una maggioranza di due terzi). In poche parole, non è una passeggiata, e non è detto che i berluscones riescano a farcela.

Starà anche all’opposizione fare fronte comune contro queste iniziative, facendo mancare i due terzi che servono a non andare al referendum, che sarebbe per il centrodestra una disfatta, vista la già ricordata avversione della gente nei confronti dell’immunità parlamentare. Per quanto riguarda il legittimo impedimento, Di Pietro ha proposto un referendum, unica arma contro questa legge vergogna. Il PD ha iniziato subito a pigolare, affermando che “il referendum è un’arma spuntata” e chiedendosi “e se poi lo perdiamo”. Non hanno ancora capito che l’importante è dare un segnale, far vedere che non si può accettare tutto e che certe cose non sono ammissibili. Che c’è ancora qualcuno che protesta, che non vuole solo stare a guardare senza aprire bocca, ma che rischia, decide, prende decisioni ed iniziative.

E’ ora che una parte la smetta di violentare Costituzione e democrazia, e l’altra si dia una svegliata.

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