Non vogliamo essere sudditi

Pubblicato: 07/04/2010 da montelfo in Aristofane, Politica, Società
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di Aristofane

Questa è la mia risposta ai diversi interventi ( “…e l’imbonimento è potere!“, “Arroganza“, “Pensieri antiitaliani?parte II“)  che L’Albatro ha scritto nei giorni scorsi, toccando diversi temi. Credo che il mio collega abbia messo in evidenza in modo chiaro il disagio che noi ragazzi, o almeno alcuni di noi, provano stando a guardare la scena politica e sociale che ci circonda. Dando un’occhiata a quello che abbiamo intorno, ci rendiamo conto di come in questi anni tutto sia cambiato e stia cambiando. Mi riferisco ovviamente alla percezione che si ha della realtà, delle regole, del vivere civile, della cultura.

L’Albatro ha sollevato diverse questioni, che credo possano essere ricondotte ad un’unica conclusione: niente, nella nostra Italia di oggi, ha un valore assoluto. Leggi, regole, parole, informazioni, cultura, rispetto: niente vale più in quanto tale. E se niente ha più un valore intrinseco, assoluto, tutto può essere infranto e non rispettato. Oggi solo bellezza, successo, potere, fama e soldi sono il fine ultimo. Si prova a sfondare in ogni modo, anche vendendo la propria dignità e la propria integrità. Intendiamoci, non c’è nulla di male a voler raggiungere il successo, a voler essere famosi. Ma il problema di oggi è che questa sembra essere diventata l’unica strada percorribile, l’unico scopo che si può perseguire. Procedere per una via diversa, impegnandosi, sbattendosi e faticando è considerato un atteggiamento miope, insulso, che non porta risultati effettivi. E la cosa ancora peggiore è che purtroppo a volte è così. Chi fa il furbo ed usa scorciatoie, sotterfugi, mezzi ai limiti della legalità o abbondantemente al di fuori di essa arriva primo di chi invece è onesto e si impegna per rispettare procedure e regole. Nel nostro paese, sempre più spesso vince chi è disonesto. E questa situazione non fa altro che frustrare l’onesto e spingerlo a cercare a sua volta soluzioni diverse, imitando chi si muove in modo contrario alle regole.

I modelli, d’altronde, sono una politica ed una società (che si riversano continuamente e massicciamente nella televisione, che altro non è che cassa di risonanza di questa immondizia)  guidate, salvo i soliti rari casi di cui ci si deve sempre ricordare, da personaggi che ostentano in modo insopportabile la loro ricchezza ed il loro privilegio, il loro disprezzo e disinteresse per il prossimo che ha bisogno e per la cultura, e che non accettano l’imposizione di regole, che potrebbero frenare il loro potere o la loro fama. E questo potere, questa condizione superiorità rispetto agli altri è vista con invidia da chi, sempre attraverso la televisione e gli altri media di regime, viene accecato ed abbindolato, visto che si vede in continuazione proposto quello appena descritto come modello vincente. Da qui deriva il diffuso dispregio e dileggio di regole e responsabilità, insieme all’abitudine a non rispettare nè le une nè le altre che si è tanto diffuso nella popolazione italiana, già culturalmente incline alla furbizia e sempre in cerca di qualcuno che pensi per lei e le indichi la via da seguire (che sia, possibilmente, quella più breve e semplice).

A questa situazione, molto difficile da combattere, si deve rispondere ridando il significato loro proprio a parole, atteggiamenti, situazioni ed utilizzando toni forti, che aiutino le persone a comprendere fino in fondo come stanno le cose. Risolvere i problemi, profondi e radicati, di questa Italia è possibile. E si può farlo ricominciando a pensare (e facendolo in modo autonomo), a chiedersi, come giustamente diceva il mio collega L’Albatro, il perchè delle cose, informandosi, leggendo. Solo capendo possiamo riacquistare la libertà effettiva che ci manca, non quella di plastica che ci lasciano, facendoci credere di essere i più liberi del mondo, quando in realtà siamo schiavi, chiusi in una scatola fatta di menzogne e false speranze.

Non dobbiamo restare nell’ignoranza ed aspettare che le cose cambino da sole. Ancora una volte dirò una banalità, ma se ognuno di noi si impegna nel suo piccolo, nei modi e coi mezzi che può utilizzare, forse qualcosa si può muovere, spezzando le catene di ignoranza, attendismo e malaffare che ci tengono legati ad un futuro grigio e privo di certezze e vera libertà.

Per finire, vorrei rispondere alla domanda che fa da titolo a due interventi de L’Albatro. Questi non sono assolutamente pensieri anti italiani. Sono riflessioni che, al contrario, fanno bene a chi le fa e all’Italia intera, se fatte da più persone. Chi osteggia questi discorsi non desidera altro che una schiera di sudditi incapaci di pensare e ragionare criticamente, che accolgano un pensiero unico ed indiscutibile.

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)

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