di L’Albatro
Questa seconda parte dei miei “pensieri antiitaliani” (Parte I) viene redatta dopo lo svolgimento e il risultato delle elezioni regionali 2010. Potete trovare qua il post a proposito dei risultati (“Tu chiamale, se vuoi, elezioni”), qua il commento di Aristofane (“Richiamale, se vuoi, elezioni”) e infine qua il commento de L’Albatro (“Arroganza”).

Per questa nuova “puntata” ho deciso di prendere soltanto un brano dell’originale articolo di Roberto Saviano “Per un voto onesto servirebbe l’ONU”, pubblicato su repubblica.it il 20 marzo 2010. Vi riporto nuovamente il link alla pagina di repubblica.it con l’articolo completo.

* * *

“Dov’è finito l’orgoglio della missione politica? La responsabilità di parlare a nome di un elettorato? Dov’è finita la consapevolezza che le parole e le promesse sono responsabilità che ci si assume? E la consapevolezza che un partito, un gruppo politico, senza una linea precisa, non è niente? Eppure proprio questo è diventata, nella maggioranza dei casi, la politica italiana: niente.”

Mai come ora mi sembra che le parole vengano utilizzate a sproposito. Di conseguenza perdono il loro significato, ma non la forza d’impatto. Questa forza viene utilizzata per colpire la pancia dei cittadini molli, quelli che stanno beati nella loro ignoranza (nel senso più totale della parola purtroppo) costruita e imposta da chi sa come controllare e controllarci. Dico sicuramente un’ovvietà parlando di discorsi-slogan, di dichiarazioni da campagna elettorale, ma mi sento di aggiungere anche che il discorso politico è diventato marketing: si vende subito una promessa di “benessere” (o beneficio?) immediato e sicuro, come si venderebbe un detersivo che vi promette il bianco più bianco che non si può!

Ma a me cosa importa di avere la camicia più bianca degli altri? Sembra una stupidata immane, ma non è così. Tanto ci si abitua alle urla delle pubblicità che propongono merci che fanno “di più”, omettendo spesso il termine di paragone, tanto più adagiata diventa la nostra mente: in mezzo al caos regna soltanto il roboante tono delle promesse di fare di più e di più.

Il risultato? Non importa cosa dici, ma come lo dici. Quindi non si prende più niente sul serio. La mia opinione è diametralmente opposta al “chi vivrà vedrà” che molti predicano, sperando che un giorno tutta questa impalcatura marcia di corrotti e dittatori crolli da sola. La storia ricorre e nulla è perpetuo, al limite è duraturo. Ma stare ad aspettare con le mani in mano non è sicuramente dignitoso. Anche io ho la speranza che quest’implosione del sistema avvenga, ma non voglio adagiarmi ad attendere qualcosa che non so nemmeno se o entro quando avverrà. Piuttosto voglio provare a dare una mano affinché ciò si avveri.
Tanto per incominciare, come ho già detto in un altro post, “Arroganza”, continuiamo a documentarci. In questo modo soprattutto voglio fare la mia parte.

Guardiamo quindi i due documenti qua sotto.
Il primo, un video, riguarda una parte di intervista a Corrado Guzzanti proprio riguardo al prendere sul serio le parole: Berlusconi va preso sul serio e merita rispetto, dice Corrado.

 

Il secondo è un’immagine di vari titoli di quotidiani dal 1999 al 2004: il posticipo dell’abbassamento delle tasse continua ancora oggi, e pare che l’argomento non abbia perso la sua presa sugli elettori…

Ovvero come ci promettono di abbassarle da almeno 11 anni!

…fine della seconda parte.

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)

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