di Aristofane

Da anni ormai si parla dello scandalo dei preti pedofili. Ma mai come in questo momento le accuse erano arrivate così vicine al papa. Ricostruiamo alcune delle tappe di questa vicenda.

In Germania vengono progressivamente a galla, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, prove di abusi sessuali perpetrati da preti nei confronti di ragazzini. Si parla degli abusi commessi (poi accertati) nel liceo “Canisius” di Berlino, gestito dai gesuiti; successivamente, lo scandalo si allarga e tocca il coro di voci bianche di Ratisbona, guidato dal 1964 al 1993 da Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI. L’agenzia di stampa francese “France Presse” sostiene che monsignor Gehrard Ludwig Mueller, vescovo di Ratisbona, avrebbe scritto sul suo sito una lettera ai genitori, nella quale si scusava per gli abusi commessi. Ma nè sul sito del vescovo di Ratisbona, nè sulla home page della diocesi c’è traccia della lettera. Vi si trova invece un articolo in cui si dice che sono state riportate accuse di pedofilia sulle quali la diocesi avrebbe iniziato ad indagare. D’accordo con la diocesi, la direzione del coro ha informato, in una lettera pubblicata sul proprio sito ed indirizzata ai genitori dei cantori, che avvenimenti di questo genere sono potuti accadere in passato. Per ora c’è un solo condannato per abusi nel 1958, il caso a cui si riferirebbe la lettera di monsignor Mueller. Ma Clemens Neck, portavoce del vescovo, ha dichiarato a “France Presse ” di “avere informazioni su presunti abusi commessi tra il 1958 ed il 1973, sui quali vogliamo che si conduca un’inchiesta trasparente”. Non c’è comunque ancora nulla di certo riguardo i casi di pedofilia che sarebbero avvenuti durante la direzione del coro da parte di Georg Ratzinger.

Verso la fine di marzo, il caso esplode molto vicino a Ratzinger. Il “New York Times” diffonde una notizia sconvolgente: un certo Padre Murphy, impiegato a Milwaukee in un istituto per bambini sordomuti tra il 1950 ed il 1974, si è reso responsabile di duecento abusi su minori. Dopo la prima denuncia, risalente al 1974, il prete non viene allontanato dal sacerdozio, ma gli si permette di trasferirsi in un’altra città (dalla madre) e di continuare a servire in parrocchia. Nonostante i vescovi locali lo interroghino e lo facciano visitare da diversi psicologi, per vent’anni non succede assolutamente nulla. Solo nel 1996 si decide di aprire un processo ecclesiastico, ed il vescovo della diocesi, monsignor Weakland, si rivolge al cardinale Ratzinger, che in quel momento guida la Congregazione per la Dottrina della Fede, per sapere come procedere. Due sue lettere rimangono senza risposta. Otto mesi dopo, monsignor Bertone dà indicazione di avviare un processo canonico. Ma il prete colpevole scrive, nel gennaio del 1998, a Ratzinger, invocando la sua malattia, e tutto si blocca. Il 30 maggio 1998, in Vaticano, si tiene una riunione tra i due vescovi americani, Bertone ed il sottosegretario della Congregazione padre Girotti. Durante l’incontro “sorgono dubbi circa la fattibilità e l’opportunità del processo canonico” (testuale da” l’Avvenire”) a causa del tanto tempo passato. Il risultato è che Murphy evita il processo, e quei duecento bambini sordomuti non avranno mai giustizia.

Nei giorni successivi, Il “New York Times” rincara la dose. Anche nel caso di Monaco, nel quale il prete pedofilo Hullermann non fu trasferito in un’altra parrocchia, Ratzinger sapeva, informato da un memorandum. Inoltre, il 15 gennaio 1980 presiedette la riunione in cui si decise il trasferimento del prete pedofilo. Il Vaticano smentisce però questa ricostruzione, ribadendo, attraverso il suo portavoce Lombardi, che Ratzinger non fu mai a conoscenza del fatto. Finora è appurato che l’allora arcivescovo Ratzinger partecipò ad una riunione in cui si decise di accogliere il prete pedofilo Hullermann senza dargli un incarico. Il memorandum in cui lo si informa che il prete pedofilo andrà a prestare servizio in una parrocchia esiste, ma non è chiaro se Ratzinger l’abbia letto o meno.

E’ vero, il papa si è impegnato e si sta impegnando sul fronte degli abusi. Nella lettera ai vescovi irlandesi Ratzinger ammette i silenzi della chiesa in questi anni ed il fatto che le pene previste non siano state applicate, riconosce le responsabilità della Chiesa ed esprime in suo nome vergogna e rimorso. Inoltre, Benedetto XVI ha condannato ed obbligato a ritirarsi da ogni ruolo pubblico Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, colpevole di abusi e denunciato inutilmente negli anni ’90. Quindi Ratzinger, in questo senso, riconosce gli errori commessi e apre la strada ad un nuovo momento di impegno della chiesa nella direzione della lotta ai preti pedofili.

Ma, allo stesso tempo, il papa non fa chiarezza sui casi sopra citati che lo riguardano; la chiesa grida alla persecuzione (paragonando i presunti attacchi che sta subendo agli “aspetti più vergognosi dell’antisemitismo“); i legali del Vaticano mettono a punto una strategia per evitare che il Santo Padre venga chiamato come testimone in due processi a carico di vescovi americani; durante la messa delle Palme il pontefice non fa nessun riferimento specifico alo scandalo, pur avendo un’ottima occasione per rispondere. Questi comportamenti certo non aiutano a migliorare la sua immagine, già colpita dalle notizie di cui abbiamo parlato.

La chiesa si considera sotto attacco, abbiamo detto. Ma invece di spendere le sue energie in strategie difensive ed attacchi alla stampa, forse dovrebbe impegnarsi di più a condannare i colpevoli e fare semplicemente chiarezza su ogni aspetto delle vicende, in modo che la gente ritrovi fiducia in lei. E che i bambini e i ragazzi che cercavano in un prete un amico ed un confidente, trovandovi invece un mostro, possano avere giustizia.

(Intanto quel genio del ministro della giustizia Alfano invia gli ispettori a Milano per punire il pm Forno, che  nei giorni scorsi, in un’intervista al “Giornale”, aveva parlato delle reticenze della chiesa sui casi di pedofilia. Non si capisce il motivo dell’invio degli ispettori. O meglio, si capisce anche troppo bene: il governo cerca in ogni modo l’appoggio della chiesa)

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